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Voto: 7/10 Titolo originale: The Black Phone , uscita: 29-05-2022. Budget: $18,800,000. Regista: Scott Derrickson.

Black Phone: la recensione del film horror di Scott Derrickson

22/06/2022 recensione film di William Maga

Ethan Hawke è il cattivo in un'opera allegorica che parla di infanzia e di traumi suburbani, un coming-of-age 'kinghiano' ed efficace

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Il team dietro a Sinister (2012) torna esattamente 10 anni dopo sulle scene con la Blumhouse e Joe Hill al seguito con quello che è diventato – improvvisamente – uno degli horror più attesi del 2022. Presentato in anteprima mondiale all’ultimo Fantastic Fest, Black Phone è basato sull’omonimo romanzo del figlio di Stephen King, uno scrittore che tende a parlare spesso della famiglia nelle sue opere.

La graphic novel Locke & Key esplorava un mondo magico che svelava segreti celati all’interno di una tenuta ancestrale; NOS4A2 costruiva un mondo vampiresco da incubo per bambini provenienti da famiglie per lo più disastrate. E in Black Phone, due fratelli molto legati tra loro finiscono con l’utilizzare gli abusi che subiscono in casa e a scuola – e i ‘doni’ che hanno ereditato – per eludere una trappola alla quale, fino ad ora, nessuno è riuscito a sfuggire.

The Black Phone film 2022 posterNei sobborghi di Denver nel 1978, la vita è dura per Finney Shaw (Mason Thames) e sua sorella Gwen (Madeleine McGraw). I bulli della scuola li aspettano entrambi dopo le lezioni e il padre alcolizzato e violento (Jeremy Davies) li aspetta in soggiorno dopo il tramonto. Schietta e ‘baciata’ dai misteriosi poteri che aveva anche la madre, Gwen subisce il peso maggiore degli abusi, urlante e piangente mentre Finney non può far altro che guardare da lontano.

A peggiorare le cose, c’è un misterioso uomo che gira in furgone (Ethan Hawke, nei panni del ‘Rapace’) che rapisce e fa sparire a cadenza regolare i ragazzini del quartiere, e uno degli amici di Finney è appena stato preso. Le vittime non vengono mai più viste, ma quando Finney si ritrova a sua volta rinchiuso nel covo dell’assassino con un vecchio telefono a muro coi fili recisi, scopre che le chiamate dell’apparecchio possono in qualche modo essere ascoltate. Il telefono, infatti, continua per qualche ragione a squillare, mettendo in contatto gli altri scomparsi con l’unica anima rimasta ancora in vita e che potrebbe essere in grado di uscirne proprio grazie al loro paranormale aiuto.

Il primo atto di Black Phone, che racconta la triste quotidianità della vita familiare degli Shaw, gira un po’ a vuoto, avvicinandosi pericolosamente a quel tipo melodramma che si può solitamente ritrovare in uno di quei prodotti più dark di Lifetime. Non è la comunque insolita brutalità dell’abuso sui minori a essere particolarmente dura da guardare, ma il fatto che la sua messa in scena sia per lo più fuori luogo, con scene tirate per le lunghe che costringono gli attori, che pur ce la mettono tutta, a ‘esagerarle’.

Le botte e i pestaggi all’inizio sono importanti, però, perché forniscono una base per la futura possibile sopravvivenza di Finney quando incontrerà una versione molto più sinistra e letale di suo padre nel killer mascherato interpretato da Ethan Hawke. A volte, la cosa più terrificante al mondo è essere piccoli, e la condizione di vulnerabilità porta con é dolore e confusione. Questo è probabilmente il motivo per cui così tanti coming-of-age di stampo horror o soprannaturale attingono all’infanzia per raccontare storie. Quello di Black Phone è un mondo misantropo e crudele, forse troppo, ma si potrebbe sostenere che la violenza in questa piccola comunità venga esagerata per rappresentare come il piccolo Finney si senta.

Questo potrebbe spiegare alcuni salti di logica di Black Phone, che richiedono quella certa sospensione dell’incredulità a cui spesso le allegorie ricorrono, dalla scarsissima presenza della polizia ai minimi postumi delle pesantissime botte e risse, sorvolando sull’atteggiamento da mago imbranato di Ethan Hawke che gli permette di drogare e trascinare i ragazzini nel retro del suo furgone nero e scappare via con nonchalance assoluta.

‘Invisibile’ per quasi tutto il film, l’interpretazione di Ethan Hawke è allegramente macabra e squilibrata, mentre il Rapace partecipa al gioco che ha creato, uno di quelli che nessuno è ancora riuscito a vincere. Che si tratti di una scelta stilistica o della riluttanza dell’attore 51enne a farsi vedere nei panni di un rapitore di adolescenti, il volto del villain è quasi sempre oscurato o celeato dietro una maschera kabuki con le corna da diavolo (e la distanza che tiene sempre anche dagli altri attori la fa sembrare a volte una sorta di ‘precauzione da COVID’).

the black phone ethan hawke filmNel romanzo originale di Joe Hill del 2004, il Rapace era un clown. Ma dopo il successo dell’IT cinematografico di Andrés Muschietti, è stato lo scrittore stesso a suggerire di ‘aggiornarne’ il look. A Scott Derrickson è così venuta l’idea di creare una maschera in tre pezzi attraverso la quale i tratti somatici di Ethan Hawke, soprattutto i suoi occhi espressivi, potessero essere ancora visibili in vari modi e combinazioni.

Grazie poi alla collaborazione di Tom Savini, tale decisione è divenuta particolarmente efficace in quanto non si è mai sicuri dell’aspetto che il killer avrà la volta successiva. Questo tipo di ‘tocco progettuale’ è qualcosa in cui il regista aveva dato già dimostrazione di eccellere, garantendo qui un’iconografia immediata a un cattivo che – altrimenti – avrebbe potuto facilmente sembrare un clone di John Wayne Gacy.

A metà strada tra un sadomasochista e un buffone di corte, l’interpretazione di Ethan Hawke è audace (consigliamo la visione in lingua originale, come sempre del resto), rimandando a qualcosa tra il Lon Chaney di Il fantasma del castello e il Tim Curry di Legend.

Al di là – come fosse poco – dell’11enne Madeleine McGraw come Gwen, vero e proprio faro di speranza in un mondo di tenebra (una deliziosa combinazione di precocità e innocenza, sofferenza e forza), è l’altrettanto ruolo ricco di sfumature del 14enne Mason Thames a tenere ancorato alla realtà Black Phone quando gli elementi più soprannaturali cominciano a farsi sentire. La tenacia del giovane interprete è infatti contagiosa, e rende facile per lo spettatore far il tifo per Finney, anche quando a volte sembra un po’ troppo semplice per lui scappare via dal seminterrato. L’ingegnosità della lampadina che si accende sul suo volto ci dono sprazzi di speranza, soprattutto quando tutti gli altri ragazzini finiti male prima di lui sono costantemente lì a ricordarci che il tempo sta per scadere.

Tuttavia, non c’è mai un vero senso di terrore palpabile, soprattutto perché il Rapace non sembra poi così inarrestabile. Il villain non riesce praticamente mai a essere ‘spaventoso’ quanto lo sono invece quei ragazzini inquietanti che emergono da una linea telefonica che dovrebbe essere morta come loro. Quando le vittime passate ritornano, riecheggiano avvertimenti ossessionanti sulle torture che hanno patito e questo dovrebbe rendere il personaggio di Ethan Hawke più minaccioso … ma – purtroppo – non è così. Facendo troppo affidamento su movimenti rapidi della mdp e su qualche inevitabile jumpscare acustico, alcuni momenti clou di Black Phone ricordano più che altro sequenze PG-13 di Il Sesto Senso. Lasciare all’immaginazione del pubblico un destino potenzialmente terribile può funzionare bene sulla pagina, ma non per forza sul grande schermo.

black phone film 2022Ambientare Black Phone nell’insospettabilmente tetro Colorado degli anni ’70 – dove peraltro Scott Derrickson è cresciuto (non pochi sono i riferimenti autobiografici della storia) – sembrerebbe anche un modo per suggerire che i ragazzi di oggi non sopravvivrebbero a un incontro con questo tipo di malvagità. D’altro canto, tuttavia, i ragazzini morti per mano del Rapace non avevano il coraggio di Finney e Gwen.

Così, allora, è la provincia a essere il vero cattivo del film: c’è infatti qualcosa di agghiacciante nel pensiero che crimini efferati vengano commessi proprio sotto il nostro naso, senza sapere se il nostro vicino di casa o qualcuno nei dintorni sia in realtà un maniaco, nascosto in bella vista dove mai immagineremmo. Qui sta un po’ il nocciolo di Black Phone: la violenza come ‘rituale umano di protezione’ endemico a tutti i livelli (i gradassi a scuola, il padre tra le mura domestiche, il Rapace, ma anche la sorellina che reagisce).

Joe Hill ha fatto di tutto per costruirsi una carriera di successo in base ai propri meriti, ma non si può negare che abbia ereditato l’acuta capacità di suo padre Stephen King di mescolare il concreto della quotidianità con il misterioso e fantastico, e Black Phone traduce queste qualità sullo schermo con efficacia in un thriller forse un po’ ripetitivo ma gratificante, i cui orrori sono fin troppo umani, un’allegoria sul diventare adulti e sui traumi dell’infanzia, sul farsi valere, affrontare le minacce del mondo e infine uscire vincitori dal seminterrato in cui siamo intrappolati.

Di seguito trovate il trailer italiano di Black Phone, nei nostri cinema dal 23 giugno: