Home » Cinema » Horror & Thriller » The Dark NightMare: la recensione del film horror norvegese di Kjersti Helen Rasmussen

Voto: 6/10 Titolo originale: Marerittet , uscita: 22-10-2022. Regista: Kjersti Helen Rasmussen.

The Dark NightMare: la recensione del film horror norvegese di Kjersti Helen Rasmussen

12/06/2025 recensione film di William Maga

Un'opera prima sul corpo femminile come campo di battaglia tra maternità, incubo e controllo sociale

the dark nightmare film

The Dark NightMare (Marerittet, 2023) di Kjersti Helen Rasmussen è un horror psicologico norvegese che esplora il confine sfocato tra sonno e veglia, realtà e allucinazione, desiderio e terrore. Interpretato da Eili Harboe nel ruolo di Mona, il film segue una giovane donna che si trasferisce in un appartamento maledetto insieme al compagno Robby (Herman Tømmeraas), mentre incubi, paralisi del sonno e apparizioni inquietanti iniziano a invadere le sue notti.

L’atmosfera liminale in cui si muove il racconto richiama una lunga tradizione narrativa, da L’inquilino del terzo piano a Madre!, ma la Rasmussen vi innesta una riflessione contemporanea sul corpo femminile come campo di battaglia simbolico e reale.

Mentre Mona si confronta con un presunto demone notturno, il Mare, che cerca di possederla durante il sonno, il film sviluppa una tensione ambigua tra manifestazione soprannaturale e disagio psichico, senza mai sciogliere del tutto l’equilibrio.

L’incubo che perseguita Mona si lega direttamente al desiderio di maternità che la circonda: il nuovo appartamento è un utero simbolico, pieno di tracce di una gravidanza fallita e sovradeterminato da aspettative sociali che spingono la protagonista verso una femminilità normativa e biologicamente definita.

POSTER ita The Dark NightmareIl compagno Robby, inizialmente premuroso, rivela progressivamente un atteggiamento paternalista e invadente, desideroso di trasformare lo spazio domestico in un contenitore ordinato e freddo, annullando le pulsioni disordinate e intime che Mona cerca di esprimere.

La figura del dottor Aksel (Dennis Storhøi), presentato come esperto di sonno e sogno lucido, incarna un’alternativa apparente, ma non meno sospetta, alla medicalizzazione maschile del disagio femminile.

Entrambi gli uomini sembrano interessati più a interpretare o controllare Mona che ad ascoltarla, e il film gioca proprio su questa ambiguità, lasciando il dubbio se il Mare sia un’entità reale o una metafora del controllo sociale esercitato sul corpo delle donne.

Le recensioni concordano nel rilevare come il film, pur suggestivo sul piano visivo e tematico, soffra di una seconda parte meno coesa, con alcuni elementi narrativi poco sviluppati, in particolare la mitologia del Mare e il suo legame con la casa.

Tuttavia, questa vaghezza può essere letta anche come scelta consapevole: la Rasmussen non cerca una spiegazione razionale ma una discesa nell’irrazionale, nell’indicibile e nell’invisibile. La casa diventa un labirinto mentale e simbolico, in cui la protagonista non perde sé stessa ma inizia a definirsi.

Il sonno, da luogo di passività, si trasforma in teatro di resistenza, e l’orrore – più che una minaccia esterna – diventa la forma visibile di un conflitto interiore e sociale. The Dark NightMare è quindi un horror di atmosfera più che di trama, un film che disorienta, seduce e mette a disagio, affrontando in modo non banale temi come la maternità, il consenso, il trauma e la pressione sociale.

Pur con qualche sbavatura strutturale, l’opera prima della Rasmussen si impone per densità simbolica, forza interpretativa e coerenza stilistica, facendo di Mona una nuova figura di resistenza nel panorama dell’horror contemporaneo.

In un cinema sempre più affollato da archetipi femminili stereotipati, The Dark NightMare offre allora un ritratto disturbante e necessario, dove il vero mostro non è il demone, ma ciò che ci si aspetta che una donna diventi.

Di seguito trovate il trailer italiano di The Dark NightMare, nei cinema dall’11 giugno:

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