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6/10 su 47 voti. Titolo originale: Bruised , uscita: 17-11-2021. Budget: $11,000,000. Regista: Halle Berry.

Bruised – Lottare per vivere: recensione del film sulla MMA di – e con – Halle Berry (su Netflix)

24/11/2021 recensione film di Marco Tedesco

L'attrice 55enne esordisce dietro alla mdp con un dramma sportivo duro ma un po' troppo tradizionale

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Halle Berry va a bersaglio con alcuni pugni nel suo debutto alla regia, un dramma sportivo tradizionale su un combattente di MMA caduta in rovina e in cerca di una possibilità di redenzione. Bruised – Lottare per vivere, finito dritto su Netflix senza passare dai cinema, segue il modello di Rocky – tutto quanto conduce al grande match per il titolo – ma il film funziona meglio quando cerca di ritagliarsi uno spazio emotivo tutto suo, qualcosa che si rivela difficile poiché la storia soccombe sotto il peso di molti cliché tipici del genere.

Tuttavia, la 55enne Halle Berry offre una prova fisica impressionante – specialmente quando entra nell’ottagono per il manesco finale – e condivide un caloroso rapporto con Sheila Atim, che interpreta un’allenatrice che si connette con la lotta a un livello spirituale.

Bruised film netflix posterSe è vero che lo star power garantito dall’attrice contribuirà forse ad accrescere un po’ la popolarità dei combattimenti di MMA, anche coloro che non guardano abitualmente gli incontri di arti marziali miste non avranno fatica a riconoscere il logoro arco narrativo di Bruised – Lottare per vivere e potrebbero rispondere favorevolmente al suo approccio strappalacrime.

Nativa del New Jersey, Jackie Justice (Berry) era una promettente combattente della UFC prima di perdere in modo imbarazzante, finendo per abbandona lo sport e andando a convivere con il suo fidanzato e manager Desi (Adan Canto). Quattro anni più tardi, la donna lavora come donna delle pulizie e sta combattendo contro l’alcolismo quando suo figlio di sei anni Manny (Danny Boyd, Jr.) le viene depositato sulla soglia di casa dopo la morte del padre. Jackie non ha così altra scelta che cercare di essere una madre adeguata per Manny, ma allo stesso tempo ha ricevuto anche un’offerta per tornare a lottare per la cintura per il titolo, un’opportunità che la costringerà a rimettersi velocemente in forma.

La sceneggiatura di Michelle Rosenfarb non offre molte sorprese, sebbene affronti molti argomenti, tra cui la dipendenza, i traumi, la povertà, gli abusi sessuali e la maternità. Nei panni di Jackie, Halle Berry attinge alla stessa grintosa fonte che le aveva garantito un Oscar nel 2001 per Monster’s Ball – L’ombra della vita, ma come regista scegli di colpire il pubblico con gli elementi melodrammatici della storia.

A dire il vero, Bruised – Lottare per vivere è in sintonia con i fattori economici e sociopolitici che trascinano le persone in pericolose spirali discendenti, ma gli ostacoli personali della protagonista spesso sembrano più semplici dispositivi narrativi che questioni davvero esplorate con attenzione.

Questo non è mai più evidente che con l’introduzione di Manny, che è così scosso nel vedere suo padre morire – presumibilmente violentemente a causa di un colpo di pistola, per omicidio o per suicidio – che non è più in grado di parlare. Gli occhi grandi e vulnerabili di Danny Boyd Jr. comunicano lo stato di fragilità del ragazzo, ma il personaggio viene spesso usato per suscitare reazioni emotive nello spettatore o per spronare Jackie a diventare una persona migliore. Manny si dimostra più un puntello che una persona.

Come previsto, Jackie dovrà non solo allenare il suo corpo, ma anche affrontare alcune importanti trasformazioni interne per essere pronta a vincere la sua lotta per il titolo. Il montaggio di Bruised – Lottare per vivere è gestito con competenza e Halle Berry riesce a trasmettere la determinazione d’acciaio del suo personaggio mentre il grande incontro incombe all’orizzonte.

bruised film halle berry 2021Il film è più interessante però quando Jackie inizia a passare del tempo con Buddhakan (Atim), una allenatrice senza troppi fronzoli il cui modo di fare duro è mitigato da un lato profondo e riflessivo che incoraggia la lottatrice ritrovata a pensare alla boxe come qualcosa di più di compito viscerale e fisico. Sheila Atim è composta, in evidente contrasto con l’agitata e disperata Jackie di Halle Berry, e il crescente legame tra le due suggerisce una comprensione condivisa e non enunciata delle sfide che le donne nere devono affrontare in questo sport.

Sfortunatamente, quelle sussurrate intuizioni vengono oscurate dalla trama prevedibile di Bruised – Lottare per vivere  e dai ritmi manipolatroi della storia. I personaggi secondari che inizialmente sembravano affidabili girano le spalle senza preavviso, come pure quelle figure nella vita di Jackie che le avevano causato grande dolore inspiegabilmente decidono di redimersi. Per essere un film che aspira ad essere uno sguardo franco sulla dura strada verso la gloria di una combattente di mezza età, questo si abbandona un po’ troppo facilmente alle fantasie da film sportivo hollywoodiano, sminuendo così l’intrinseca desolazione della vicenda.

Detto questo, Halle Berry, lavorando con il coreografo dei combattimento Eric Brown, crea un incontro finale abbastanza emozionante, con la vera lottatrice di UFC Valentina Shevchenko (età 33) che interpreta un personaggio immaginario. I colpi e i calci, tutti sferrati a distanza ravvicinata, vengono scambiati avanti e indietro con brutale efficienza, e la 55enne si mostra incredibilmente feroce. Una crudezza – e un senso di realtà – in questa sequenza conclusiva, che troppo spesso mancano altrove.

Di seguito – sulle note di No Mercy di Young M.A – trovate il trailer internazionale di Bruised – Lottare per vivere, su Netflix dal 24 novembre: