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6/10 su 819 voti. Titolo originale: Code 8 , uscita: 06-12-2019. Regista: Jeff Chan.

Code 8 | La recensione del film di Jeff Chan con Robbie e Stephen Amell

17/02/2020 recensione film di William Maga

I due cugini sono i protagonisti della versione estesa - finanziata col crowdfunding - di un cortometraggio del 2016, un'opera sci-fi a basso budget che ricicla una formula ormai abusata mettendo però in campo fondamentali di tutto rispetto

code 8 film 2019

Code 8, estensione dell’omonimo cortometraggio di 10 minuti del 2016 (lo trovate in chiusura), è incentrato sull’ormai tipico futuro distopico in cui gli esseri umani con superpoteri – i ‘dotati’ – sono costretti a vivere nell’ombra nascondendo alla meglio le loro pericolose doti, proprio come i cari vecchi X-Men (e la Doom Patrol) ci hanno insegnato – e ribadito – ormai da 50 anni. Sono individui pesantemente emarginati, dei paria senza un futuro o diritti costretti a vivere nella miseria, senza possibilità di ottenere un lavoro normale (che quando c’è, è malpagato e soggetto ad angherie), poiché il resto della società ‘civile’ li teme e non è disposta a permetter loro di esistere tranquillamente a causa della loro natura ritenuta instabile.

code 8 film poster 2019Tali soggetti, quando riconosciuti (per essersi fatti incautamente scoprire), vengono schedati e monitorati dai droni della polizia di Lincoln City, che pattugliano costantemente i cieli e trasportano squadre di pronto intervento robotiche chiamate ‘Guardiani’, col compito di prendersi cura della situazione – con le cattive – se qualcosa degenerasse. Nemmeno il più umile lavoro giornaliero può essere considerato sicuro quando una pattuglia decide di passare in zona e chiedere i permessi ai presenti. L’unica opzione è quindi spesso una vita criminale, in cui i poteri vengono usati per furti, demolizioni e omicidi.

Lo sceneggiatore e regista Jeff Chan (Grace – Posseduta) e il co-sceneggiatore Chris Paré scelgono di aprire Code 8 nel più classico dei modi, con immagini di reportage televisivi che descrivono l’improvvisa popolarità delle persone con poteri e l’altrettanto veloce caduta sociale nella delinquenza e nella violenza, arrivando a vendere il loro fluido spinale come la droga definitiva, la ‘Psyke’. Sentiamo la definizione ‘persona potenziata non registrata’; tutto quello che dovete fare – senza grande sforzo – è sostituirla con un ‘immigrato senza documenti‘ e otterrete il sottotesto sociale del film, oltre che una buona idea di dove Jeff Chan e Chris Paré ritengono che stia andando l’umanità. Il colore della pelle e il genere non contano affatto agli occhi della polizia, dei droni e dei Guardiani; i due scelgono di seguire la strada tracciata da Stan Lee e Jack Kirby (e Bob Haney e Arnold Drake prima di loro), ribaltando la struttura del potere e facendo sedere quelli che dovrebbero essere dei privilegiati dal lato perdente del tavolo.

È in questa situazione che troviamo il personaggio chiave, il muratore Connor Reed (Robbie Amell). Un ‘elettrico’ che passa inesorabilmente da un lavoro saltuario all’altro, decide di seguire alcuni ladri e gangster per salvare la madre malata, Mary (Kari Matchett), affetta da un tumore al cervello che si manifesta attraverso scoppi di energia incontrollabili e da una malattia della pelle debilitante. Assunto da Garrett (Stephen Amell) e dal suo team di Marauders dotati, Connor comincia a intascare dei bei soldi mettendo in corto circuito i sistemi di allarme durante i furti. Garrett, duro ma solidale con la situazione di Connor, lo allena anche a sfruttare e usare i suoi enormi poteri in modi che lui non aveva mai immaginato.

Sulle loro tracce di mettono presto gli agenti della LCPD Park (Sung Kang, Fast & Furious) e Davis (Aaron Abrams, che nel corto di Code 8 interpretava un dotato); il primo è il più equilibrato e premuroso dei due, mentre la testa calda e la spavalderia dell’altro sono esattamente ciò che ci si aspetterebbe da qualcuno affamato di autorità. Sanno che qualcuno ha messo a segno dei colpi di alto livello a Lincoln City e non sono lontani dal trovare i colpevoli. Poi, il raid di Park e Davis in una fabbrica di Psyke appartenente al boss di Garrett, Sutcliffe (Greg Bryk), provoca quel tipo di problema finanziario che deve essere ripagato entro una settimana; altrimenti, Sutcliffe morirà per mano dei suoi superiori.

La semi esordiente Kyla Kane incarna il cuore di Code 8 nei panni di Nia, una tossica che si ritrova coinvolta tra Connor e Sutcliffe, con quest’ultimo che la sfrutta per le sue abilità, tenendola al guinzaglio corto con le dosi di Psyke. Non si tratta di un triangolo amoroso, ma il suo formidabile potere ha un prezzo esagerato, che viene rivelato solo alla fine del film, ed è un potere che potrebbe aiutare Mary (che ricorda quello di un certo film di Frank Darabont …). A un certo punto, Garrett consiglia a Connor: “Sii te stesso. Se vedi qualcosa che vuoi, prendila”. Parole che iniziano a guidare le sue azioni per il resto della narrazione, anche verso Nia, ma non in modo romantico; lui è lì solo per salvare sua madre.

code 8 film 2019Vediamo il mondo di Lincoln City (aka gli Stati Uniti) attraverso gli occhi di Connor, con tutte le sue ingiustizie, la povertà e la rovina personale. E mentre inizia a fare progressi con i suoi poteri, il suo legame con Garrett si fa più stretto, diventando il suo braccio destro e il testimone degli atti di terrore che cerca di disinnescare a modo suo. In quanto novellino e mentore, i cugini Amell risultano affiatati grazie alla padronanza dello schermo; la loro presenza scenica e il rapporto nella vita reale ci permettono di capire di più sui loro personaggi dalla loro fisicità rispetto a qualsiasi retroscena scritto in sceneggiatura. Robbie Ammel (The Flash) fa in modo che Connor porti molto del peso emotivo sulla sua persona e in particolare sul suo viso, provando a far capire al pubblico di non essere solo il belloccio dagli addominali scolpiti e lo sguardo rubacuori. Stephen Amell mette invece da parte le notevoli capacità nelle arti marziali viste nella serie Arrow in favore di un ruolo più composto e pacato, trasudando fermezza e forza senza però doverle mostrare. Non è in alcun modo una maschera; può e farà quello che serve per portare a termine il lavoro, e sa di poterlo fare.

Questo film, di produzione canadese e finanziato col crowdfunding su Indiegogo (circa 2 milioni di dollari), ricorda inevitabilmente – e come candidamente ammesso dai filmmaker – sia Chronicle di Josh Trank che District 9 di Neill Blomkamp, diventando una sorta di ‘End of Watch coi superpoteri‘, ma ha speso benissimo ogni centesimo del denaro offerto dai suoi sostenitori (tutti citati nei titoli di coda); oltre alle performance generalmente buone davanti alla macchina da presa, il design di produzione di Chris Crane e la fotografia di Alex Disenhof rendono Code 8 ‘ricco’ e visivamente accattivante quanto un film dal grande budget. Non si ha mai la sensazione che Chris Crane abbia usato scorciatoie; ogni set, ogni stanza e ogni luogo sembrano logori e vissuti, e il collega cattura tutto con occhio esperto. Infine, il montaggio curato da di Paul Skinner è fluido e mai incoerente, garantendo un andamento adeguatamente crescente e decrescente nei tempi giusti. Se c’è un appunto da fare, è che si sarebbero potuti caratterizzare meglio alcuni personaggi di contorno, appena abbozzati e lasciati lì come belle figurine.

Con un mix di umanità e azione visto in Heat – La Sfida di Michael Mann (che si assicura di omaggiare apertamente in alcune scelte di inquadratura), Code 8 presenta in definitiva una ennesima rivisitazione – con qualche minima intuizione – di una formula ormai consolidatissima e abusata in lungo e in largo, facendosi ricordare più che altro per essere il frutto di un coraggioso esperimento ben confezionato di film sci-fi a basso budget che non sfigura al fianco di altri simili più blasonati.

Di seguito trovate il full trailer internazionale e più sotto il cortometraggio del 2016 di Code 8:

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