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Voto: 5.5/10 Titolo originale: Diabolik , uscita: 16-12-2021. Regista: Marco Manetti.

Diabolik: la recensione del film dei Manetti che riporta al cinema il Re del terrore

15/12/2021 recensione film di Raffaele Picchio

Dopo tanta attesa, l'attesissimo e travagliato adattamento arriva nelle sale, una produzione sorprendente per come sceglie con coraggio la via più difficile, ma tutt'altro che riuscita a causa di una direzione inefficace, che dimentica il suo essere 'cinema' rasentando la parodia involontaria

diabolik film 2021 manetti marinelli

Parlare di un film come Diabolik non è affatto facile, perché si presta a due considerazioni entrambe lecite e inevitabili: la prima – e più facile – sarebbe di disintegrarlo accanendosi più o meno legittimamente su un’opera che, in modo quasi sfacciato, mostra continuamente il fianco all’attacco. L’altra, invece, è soffermarsi sull’assoluta follia dell’operazione in sé, che mostra più di uno spunto di interesse.

Partendo proprio da quest’ultima opzione, bisogna dire che la travagliatissima ‘operazione Diabolik’ è nata portandosi da subito sulle spalle una serie di aspettative e di diffidenze delle più disparate (un aggiornamento del fumetto delle Giussani, una coliandrata con più soldi, un omaggio a Mario Bava, uno ‘spaghetti Marvel’ da pernacchia, etc.). Inoltre, era il secondo annunciato blockbuster italiano con il Freaks Out di Gabriele Mainetti (la recensione) a farsi bandiera del ‘anche noi possiamo, se vogliamo!’.

Poi è arrivato il Covid, col conseguente stop per un anno e mezzo di tutto, seguito da una ripartenza difficile delle sale cinematografiche e – come se non bastasse – anche quello che possiamo definire senza smentite flop di Freaks Out a mettere in una posizione ancora più difficile questo Diabolik.

diabolik film poster 2021Ed ecco che qui arriva allora la follia azzardata, perché i Manetti Bros. – sostenuti anche da 01 Distribution e dalla stessa Astorina (la casa editrice storica del fumetto) – fanno la mossa coraggiosissima di voler riportare esattamente il Diabolik ‘delle origini’ al cinema, calandolo interamente nel mondo di quegli anni (i 6os) non solo temporalmente, ma soprattutto con quel linguaggio e quella narrazione oggi percepibili come ingenui e improbabili, piena di personaggi tutti sopra le righe, tutti molto stilizzati (al di là degli sceneggiati RAI dell’epoca, ci sono afflati de La Pantera Rosa con Sellers e della saga di Fantomas).

Inoltre, come se non bastasse, i due fratelli attuano questa scelta non imitando il film super-pop di Mario Bava del 1968, ma calando la storia in un’ipotetica atmosfera plumbea e serissima, proprio come lo erano nelle intenzioni gli albi a fumetti. Impostare già in partenza questa premessa è una scelta molto rischiosa al botteghino, perché naturalmente ci si rivolge a un pubblico di massa contemporaneo che risponde solamente al richiamo di colossi USA e di prodotti che sono talmente distanti da noi tanto culturalmente quanto nel ‘linguaggio’, al punto che un Diabolik così sfacciatamente démodé e indirizzato con il cuore rivolto quasi esclusivamente agli appassionati più profondi del criminale (e del fumetto nero italiano in generale) diventa un gesto sorprendente e assolutamente apprezzabile.

La ricostruzione della città immaginaria di Clerville, facendo un patchwork tra mille scorci di città italiane (Milano, Trieste, Bologna e Courmayeur) è oggettivamente efficacissima, come pure va premiata la cura con cui si è resa tutta l’atmosfera generale anni ’60 tra scenografie e costumi. L’attaccamento e l’ossessione dei fratelli Marco e Antonio Manetti per il fumetto Diabolik è totale anche nella riproposizione di narrazioni semplici in cui accade perennemente quello che ti aspetti e dove il protagonista è ancora in tutto e per tutto un cattivo spietato (e quindi lontanissimo da quello che è poi diventato solo con l’andare degli anni, fino ad oggi) con cui non è affatto semplice per il pubblico empatizzare.

Si centellinano le scene di azione (pochissime e quasi ‘minimali’) in favore di ricostruzioni di piani assurdi e di spiegoni d’altri tempi, che ben si distanziano dall’immaginario e dal linguaggio dei film Marvel/Disney e DC/Warner (che è poi – diciamocelo – sono gli unici prodotti che ancora incassano al cinema …), risultando – ribadiamolo – davvero una scommessa quasi persa in partenza, ma fieramente ed orgogliosamente ‘italiana’.

diabolik film 2021 manetti mastandreaMa cosa c’è allora che non funziona in questo Diabolik? Non funziona che i Manetti, così presi dalla loro indubbia, sincera e maniacale passione per la fonte, si scordano totalmente che il linguaggio di un fumetto e il linguaggio cinematografico sono due cose totalmente diverse. Per di più, se il fumetto in questione è nato negli anni ’60.

Già Mario Bava con il suo adattamento aveva capito che per rendere ‘credibile’ quel mondo era necessaria la sua estremizzazione, arrivando a tradire e reinterpretare l’opera di base, ma riuscendo così anche a farla iconica (e il regista di Sanremo non era certo un fan del personaggio). I Manetti invece non riescono a maneggiare la loro folle (e ripeto anche apprezzabile) visione e sembrano scordarsi totalmente di ‘dare vita’ alle loro immagini così da imporre uno sguardo al loro lavoro, che scorre invece per infinite oltre due ore senza alcun ritmo e con un livello di tensione bassissimo, colpi di scena telefonatissimi e una scriteriata direzione degli attori, costretti a recitare battute raggelanti in un overacting incredibile. Il fatto è che se tutto questo può essere anche ‘voluto’, è altrettanto innegabile che servito in questo modo non funzioni assolutamente.

Tra l’altro, c’è la sensazione palpabile che qualcuno del cast non abbia proprio capito cosa stesse facendo (tipo Alessandro Roja, il peggiore di tutti, nei panni di Caron), facendo deragliare quello che dovrebbe essere ‘un sentito omaggio al fumetto delle sorelle Giussani’ dalle parti della parodia alla maniera di una telenovela sudamericana del Trio.

Soprattutto il povero Luca Marinelli, quando indossa i panni dell’alter alter ego Walter Dorian, è protagonista di sequenze imbarazzanti, in bilico tra il tragico e il comico involontario. E non è una questione di somiglianza o meno con il personaggio disegnato, è proprio che sembra non comprendere e capire cosa dovrebbe fare. Ad emergere molto bene invece è la Eva Kant di Miriam Leone, sensuale e ben contestualizzata, tanto da rubare la scena a chiunque – e in questo i Manetti ci hanno visto lungo, rendendola in un certo senso la vera protagonista di Diabolik.

diabolik film 2021 manetti leonePoi, improvvisamente, dopo novanta minuti il film cambia completamente stile e per rappresentare la parte di storia più action decide quasi di tradire tutta la sua raffinata riproposizione pedissequa del fumetto nero, sparando una mezz’ora ininterrotta di split screen insostenibili che ammazzano letteralmente ogni tentativo di creare un minimo di pathos e che cozzano totalmente con i ritmi lenti e l’impronta scelta per tutta la prima parte.

Ad emergere un pochino di più in questa seconda parte c’è comunque l’ispettore Ginko di Valerio Mastandrea, che fa il possibile per contestualizzare la sua presenza e dove finalmente anche la narrazione decide di valorizzare il personaggio. Peccato che questa volta è la regia a servire malissimo le scene topiche, fino ad un climax moscissimo e risolto con una sciatteria inspiegabile e ingiustificabile.

In definitiva, l’operazione Diabolik appare tanto scriteriata quanto coraggiosa, ed è veramente un peccato che sia mancata una direzione efficace e capace di gestire delle premesse così ‘estreme’. È comunque un film che se difficilmente porterà alla nascita di nuovi fan degli albetti da edicola, o diventerà un ‘caso cinematografico’, potrà essere apprezzato al netto di tutti i suoi difetti dagli appassionati e dai cultori del fumetto italiano.

Di seguito trovate il full trailer di Diabolik, nei cinema dal 16 dicembre: