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Diario da Venezia 76 | Giorno 8: Il marciapiede sinistro di Via Veneto

05/09/2019 recensione di Giovanni Mottola

Al Lido è tempo di documentari sul nostro bel cinema che fu. Si parte con Mondo Sexy e si finisce con Life as a B movie: Piero Vivarelli. Non c'è tempo per Chiara Ferragni

Sono stati diramati i dati ufficiali relativi all’affluenza dei primi sei giorni di Mostra: Venezia 76 ha fatto segnare 105 mila ingressi, con un incremento dell’ 11% rispetto al 2018 e del 22% rispetto al 2017. Non potendo accedere a statistiche e senza aver compiuto alcun tipo di sondaggio a campione, lo avevamo già anticipato con la sola forza dei nostri occhi, dei quali abbiamo ora avuto conferma di poterci fidare. Quegli stessi occhi ci hanno ora convinto che mai al Lido si era vista una tale folla come quella assiepata davanti alla Sala Giardino per l’arrivo di Chiara Ferragni a presentare il documentario di Elisa Amoruso a lei dedicato, Chiara Ferragni unposted: Polizia in assetto anti-sommossa, strade bloccate, ragazzini urlanti a squarciagola. Lo registriamo per puro dovere di cronaca, essendoci invece dedicati oggi a tutt’altre visioni, che attendevamo impazienti.

È stato infatti il giorno di tre documentari sul cinema italiano di genere, snobbato dalla critica colta e dunque abbastanza dimenticato dal pubblico: Life as a B movie: Piero Vivarelli; Fulci for fake; Mondo Sexy. Partiamo da quest’ultimo, anche per levarci il dente, perché è risultato una parziale delusione. L’intenzione del regista Mario Sesti (anagrammi a tema: “stimai eros” e “sa erotismi”) era quella di fornire una panoramica su quella serie di documentari realizzati in Italia negli anni Sessanta in seguito a quello che potrebbe essere considerato il nobile precursore del genere, ovvero Europa di notte di Alessandro Blasetti, del 1958. Lo stesso Blasetti lo definì “uno spezzatino di documentari ammucchiati in chissà quale guazzabuglio e in chissà quale padellone filmico”. Si trattava cioè di un reportage sull’ambiente dei locali notturni e della fauna che li frequentava nelle varie capitali d’Europa. Il titolo del documentario di Mario Sesti unisce questo aspetto (“Sexy”), con il desiderio di esplorare il contesto antropologico e sociale, ripreso dai documentari di Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara e Franco Prosperi (Mondo cane e suoi derivati). Solo questo secondo aspetto viene però davvero approfondito.

mondo sexy venezia 76Mondo Sexy risulta infatti interessante nella ripresa di alcune immagini dei vari film, tese a dimostrare il clima censorio di un’epoca governata dalla Democrazia Cristiana, come rievoca uno dei registi dell’epoca Mino Loy, il quale ricorda che alle ballerine dei film disegnavano i capezzoli per aggirare la censura imposta dal Ministro dello spettacolo Oscar Luigi Scalfaro, che impediva di mostrarli scoperti. Curioso anche notare come sono cambiati i gusti erotici degl’italiani e, di conseguenza, l’immagine della donna: allora erano tutte al naturale, i corpi ovviamente privi di piercing e tatuaggi, le forme più abbondanti di quelle che ora vanno per la maggiore. Tutto connotato da una certa pudicizia, alla quale si era disposti a derogare solo per mostrare le donne di colore, per un residuo ottuso spirito di neocolonialismo. Per analizzare questa distanza tra allora e oggi vengono intervistati esperti, psicologi e studiosi dell’universo femminile e del rapporto uomo-donna. Dove il documentario è assai debole, invece, è nel raccontare la nascita e la lavorazione di quei documentari erotici. Si limita a rivelare che quelle opere erano prevalentemente il frutto di finzione, perché anziché riprendere veramente i night-club o i tabarin dei vari luoghi del mondo, come annunciavano, erano realizzate per lo più negli studi di Cinecittà, ricostruiti in toni esotici. Spassoso il caso di una spogliarellista bionda, ufficialmente una tedesca di un locale di Berlino, il cui numero consisteva nel presentarsi in scena vestita soltanto di giornali e piano piano levarseli di dosso. Peccato che i giornali avessero i titoli in italiano. Questo aneddoto, così come il ricordo di Mino Loy, dimostrano che vi sarebbero state molte curiosità da poter approfondire ed è un peccato non averlo fatto. Addirittura non si fa parola del fatto che all’epoca il genere era talmente in voga da aver indotto i produttori a girare anche due parodie – Totò di notte n.1 e Totò sexy – che vedono protagonisti i grandissimi Totò e Macario nelle vesti di suonatori che si esibiscono nei night di tutta Europa.

Molto più affascinante il documentario di Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli, Life as a B movie: Piero Vivarelli. Sono stati necessari ben cinque anni d’interviste e ricerche tra materiali d’archivio ma ne è valsa la pena. Curiosamente gl’inizi di Vivarelli e Lucio Fulci coincisero, essendo stati entrambi parolieri di Adriano Celentano per Il tuo bacio è come un rock e 24000 baci, pezzo utilizzato addirittura da Emir Kusturica nel suo esordio Ti ricordi di Dolly Bell come testimonianza dello spirito di un’intera epoca. Scrissero insieme anche il film Urlatori alla sbarra, diretto proprio da Fulci, dove compare addirittura il grande Chet Baker che si presentava sul set sempre drogato e ubriaco. Una volta doveva interpretare una scena in cui si nasconde sotto un divano. Finita la scena tutti se ne andarono, per poi tornare il giorno dopo e ritrovare Baker ancora addormentato sotto il divano. Piero Vivarelli era passato direttamente dalla X MAS al Partito Comunista e, volendo fare cinema, era intenzionato a iscriversi al Centro Sperimentale. Poi però incontrò Mario Soldati che gli offrì di fargli da assistente e così cominciò a lavorare. Insieme a Fulci e Sergio Corbucci formava un trio che veniva definito “il marciapiede sinistro di Via Veneto“, sia per riferimento politico, sia perché sul lato sinistro stazionavano le loro amate prostitute. Corbucci lo convinse a firmare un contratto di revisione della sceneggiatura di Django. Poi lo convocò a casa sua e gli spiegò che il film sarebbe iniziato con un uomo che trascina una bara. “Strepitoso. E poi?” “Ah, non lo so. Poi devi scriverlo tu”. Altro che revisione, non si sapeva nemmeno cosa ci fosse nella bara. Come e più di Lucio Fulci, Piero Vivarelli era un uomo disordinato che spaziò tra ogni tipo di genere cinematografico e di genere femminile.

LIFE AS A B-MOVIE PIERO VIVARELLINonostante fosse sposato, sul set del suo film più drammatico, Oggi a Berlino, si “fidanzò” con l’attrice Nana Osten e aveva un’altra amante all’insaputa della prima, con complicazioni a non finire. Come Walter Chiari, era capace di sparire per mesi e mollare qualunque progetto per inseguire la cotta del momento. Un giorno il figlio Alessandro, attore e produttore esecutivo morto anzitempo per problemi di droga, andò a casa a presentargli una sua fresca conquista. Si recò un momento al bagno e quella era già diventata la donna del padre, che poi avrebbe raccontato questa storia nel film autobiografico Nella misura in cui (1979). L’altro figlio, Oliviero, scoprì a 27 anni di non essere figlio di sua madre. Questo suo amore per le donne si ritrova in film come Il Dio Serpente (1970) e Il Decamerone Nero (1972), anticipatore del filone erotico delle Emanuelle di Joe D’Amato: era capace di tirar loro fuori tutta la sensualità di cui disponevano. È stato un precursore anche del cinema tratto dai fumetti, con Mister X (1967) e Satanik (1968). Del primo, i francesi scrissero che con la metà delle sue trovate si potevano realizzare tre film di James Bond; del secondo merita di essere ricordata l’interpretazione di Pupi Avati nella parte del medico legale. I due filoni più importanti della sua vita si ritrovano nel suo ultimo film La rumbera, girato nel 1998 a Cuba, dove era venerato come una specie di santone. Amico personale di Fidel Castro, era l’unico italiano iscritto al Partito Comunista Cubano. Se non gliel’avessero impedito i medici, avrebbe deciso di morire lanciandosi col paracadute. Per quello spirito d’avventura che lo connotò tutta la vita. Ma anche, c’era da giurarci, perché l’insegnante di lancio Roberta Mancino, presente ieri in sala ad omaggiarlo, era bellissima. Così la morte non sarebbe stata la fine della vita, ma la sua continuazione.

Per Fulci for Fake vi rimandiamo alla nostra recensione estesa.

Di seguito il trailer internazionale di Mondo Sexy:

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