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Dossier | H. G. Wells: l’uomo che visitò il futuro (e vide la fine dell’umanità)

18/11/2020 news di William Maga

Un ritratto dello scrittore inglese, autore di romanzi 'impossibili' come La guerra dei mondi, La macchina del tempo, L’isola del dottor Moreau, L’uomo invisibile e I primi uomini sulla Luna

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Curiosamente, nel 1996 gli scienziati americani scoprirono tracce di vita su Marte proprio mentre ricorrevano i cinquant’anni dalla morte di Herbert George Wells, l’uomo che ha inoculato nell’immaginazione universale il ‘virus’ della minaccia dei marziani. Poco tempo prima, all’inizio dell’estate di quello stesso anno, il film Independence Day di Roland Emmerich, uscito su tutti gli schermi – grandi, piccoli e medi – degli Stati Uniti, riscuoteva un grandissimo successo di pubblico. Copione politically correct, entusiasmo patriottico, narrava l’attacco degli extraterrestri al pianeta Terra – per antonomasia gli Stati Uniti – e la loro sconfitta finale per mano dell’audace inquilino della Casa Bianca. Nella storia originaria gli invasori sbaragliavano tutte le difese umane per perire, infine, ad opera degli umili microbi che proteggono la nostra atmosfera; ora, al posto del virus mortale, Independence Day ci mette il presidente e i ragazzi del Pentagono.

Ecco che gli yankee, civiltà per certi versi retrograda e che ama autocelebrarsi in modo infantile, si sono dati da fare a peggiorare la diagnosi già pessimistica di Vicente Verdù (Il pianeta America). Si è citata la ‘storia originale’ ed è giusto ricordarla. Gli esegeti di Independence Day hanno indicato tra i precedenti La guerra dei mondi prodotto da George Pal nel 1953, in genere senza dire che è indiscutibilmente superiore per originalità e umanità. I più eruditi erano risaliti all’omonimo programma radiofonico che provocò, come tutti sanno, una grande ondata di panico alla fine degli anni Trenta e rese celebre Orson Welles. Però, non è di quest’ultimo ma di H. G. Wells la paternità di questa favola terrificante che non nasce come copione cinematografico e neanche come testo per la radio ma da un geniale romanzo pubblicato nel 1897.

Già Bertrand Russell lodò la maestria con cui lo scrittore nato a Londra nel 1866 descriveva le reazioni della moltitudine terrorizzata dall’attacco di un nemico che sembrava invulnerabile e che era dotato di armi di distruzione di massa: il panico, l’eroismo disperato, il crollo dei valori tradizionali e delle convenzioni sociali, la fuga nella preghiera o nell’orgia, eccetera. Tutto questo scritto alle porte di un secolo che doveva assistere fin troppe volte a questa tragedia ancora inedita! «La guerra dei mondi» fa parte della prima produzione letteraria di H. G. Wells che, appena trentenne, pubblicò in rapida successione una serie di gioielli affascinando il pubblico dell’epoca: La macchina del tempo, L’isola del dottor Moreau, L’uomo invisibile (esaltato persino da un avaro di elogi come Vladimir Nabokov), I primi uomini sulla Luna.

Non è semplice letteratura d’evasione, anche se è difficile trovare qualcosa di più divertente. Per farsi un’idea del livello di questi libri basta confrontarli con i romanzi di Jules Verne, come del resto fecero i contemporanei: il francese, un simpatico romantico, inventa aggeggi e avventure che allargano le possibilità individuali, mentre Wells consacra la sua immaginazione a creare complesse e inquietanti parabole sociali.

Jules Verne è affascinato da quello che gli uomini possono arrivare a fare con le cose; Wells è interessato a ciò che, attraverso il dominio delle cose, possono farsi tra loro. Prendiamo il viaggio sulla Luna, per esempio: lo scrittore francese dedica molte pagine assai ingegnose del suo Dalla Terra alla Luna (1865) a descrivere il cannone gigante che sparerà il proiettile e l’equipaggio sul nostro satellite, calcola la traiettoria, gli effetti della perdita di gravità terrestre, eccetera, mentre i suoi personaggi devono accontentarsi di psicologie semplici e caratteri stereotipati; invece nel suo I primi uomini sulla Luna (1901), H. G. Wells non perde tempo in minuzie tecniche (come Cyrano aveva dotato il suo viaggiatore di bottiglie piene di rugiada, sostanza che un tempo si credeva attratta dalla Luna, lui postula una sostanza che annulla l’effetto della forza di gravità) per concentrarsi su una cupa digressione anti-imperialista e raccontare, infine, il tradimento di un’amicizia.

La generazione che si è appassionata negli anni ’90 alla serie X-Files dovrebbe sapere che lo stile critico degli agenti speciali Mulder e Scully discende direttamente dal modo di intendere la fantascienza coniato da H.G.Wells. Il nostro è stato un grande romanziere, uno dei vertici nella storia del genere. Bravissimo non solo a costruire racconti fantastici, ma anche a creare personaggi proletari e della classe media che lottano per trovarsi un posto al sole nella società implacabile che conosciamo fin troppo bene (Kipps, Mr. Polly, L’amore e il signor Levisham, Tono Bungay …). Al suo attivo ci sono pure vari tentativi, alcuni riusciti come La ricerca magnifica (1934), di cimentarsi in un genere spinoso come il romanzo di idee. Ma H. G. Wells voleva essere qualcosa di più di un romanziere: ambiva al ruolo di riformatore sociale, di guida ideologica per la nuova era tecnologica e massificata.

h g wellsIn una parola, era un utopista. E come tutti i membri del gregge dei pedagoghi per vocazione, mordeva il freno per l’abulia e il disordine degli umani, per la loro miopia e per l’ottusa sottomissione ai pregiudizi del passato. Veniva da una famiglia umilissima, era praticamente autodidatta ed era convinto che la determinazione individuale, illuminata dalla scienza e animata dalla tenacia dell’impegno, fosse in grado di sconfiggere il conformismo. Ergo, si dedicò anche a una serie di saggi sull’organizzazione ottimale della società del futuro. Il primo dei quali, quello che meglio ne riassume lo spirito ideologico, è Anticipazioni, uscito nel 1901.

Secondo H. G. Wells, i regni e le democrazie tradizionali erano già moribondi e bisognava pensare a una nuova repubblica che li sostituisse su scala mondiale. L’avrebbe guidata una nuova razza, i ‘samurai’ come li chiamerà più tardi, gente senza scrupoli borghesi, pronta a limitare le libertà civili per mettere fine al disordine imperante. Il sistema educativo avrebbe garantito il controllo delle menti, mentre l’ingegneria sociale avrebbe favorito l’omogeneizzazione razziale facendo sparire i deboli, i brutti, i pigri e gli inetti. Le razze inferiori – neri, asiatici, «le termiti del mondo civilizzato», gli ebrei – avrebbero smesso di riprodursi, con le buone o con le cattive. Il suicidio dei malinconici incurabili e in generale degli individui affetti da qualche grave disfunzione sarebbe stato considerato come un gesto di altruismo sociale.

«Il mondo – sottolineava pleonasticamente H. G. Wells – non è un’istituzione di beneficenza»: per salvare e far progredire il meglio della civiltà, bisogna sacrificare senza rimorsi il resto. Anticipazioni fu accolto dai pensatori più moderni dell’epoca con entusiasmo, o almeno con rispetto. Il fondatore del socialismo fabiano, Sidney Webb, lo proclamò miglior libro dell’anno e Arnold Bennett lo salutò con ammirazione un tantino eccessiva. Solo qualche reazionario si azzardò a dissentire: il giovane Gilbert Chesterton giudicò l’opera «terrificante, addirittura orripilante», e Sir Arthur Conan Doyle, parlando per una volta anche da medico, disse che «chiunque abbia un’infarinatura di scienza e medicina capisce che questo libro è spazzatura mentale; chiunque abbia un po’ di umanità capisce che è una cosa orribile».

Qualche decennio dopo, Aldous Huxley scrisse Un mondo felice apposta per smontare un altro dei progetti futuribili di H. G. Wells, L’alimento divino. Quelli che oggi deplorano vivamente la fine di tutte le utopie dovrebbero ricordare di tanto in tanto la trama disumana che ha intessuto i sogni radicali del secolo scorso.

Nel cocktail ideologico del pensiero wellsiano si mescolano marxismo elementare, darwinismo ed eugenetica, ma è un altro l’ingrediente che probabilmente lo rese irresistibile per tanti palati della sua epoca: l’aver anticipato l’impatto politico e sociale di invenzioni ancora allo stato embrionale. Quando l’automobile era poco più di un’attrazione da fiera, immaginò grandi autostrade su cui circolavano enormi camion per il trasporto di merci; prima che i primi aerei fossero realtà, parlò dell’importanza dell’aviazione e i suoi ‘samurai’ erano aviatori come un tempo altri potenti erano stati cavalieri; in La liberazione del mondo, pubblicato nel 1914, descriveva il collasso dell’ordine sociale provocato dall’uso di bombe atomiche in una guerra che comincia con la Francia invasa dai tedeschi attraverso il Belgio, e immaginava che l’invenzione di un motore a energia atomica avrebbe aumentato catastroficamente la disoccupazione verso il 1956.

Anni dopo, nel suo The Shape of Things to Come (1933) predice una guerra mondiale nel 1939 con la Germania e l’Italia che conquistano l’Europa occidentale, mentre l’Europa orientale diventa comunista e il Giappone, che cerca di impadronirsi della Cina, viene sconfitto dagli Stati Uniti, eccetera. Paradossalmente, H.G. Wells ebbe spesso una visione più chiara del futuro che del presente.

Quando, per esempio, incontrò Iosif Stalin per intervistarlo ne ricavò la seguente impressione: «Non ho mai trovato un uomo più candido, limpido e onesto, sono queste qualità, e non qualcosa di occulto e sinistro, che giustificano il suo tremendo e indiscutibile ascendente sulla Russia». Negli anni Quaranta il suo magistero ideologico si era già esaurito. Mentre i tedeschi bombardavano Londra, rifiutò di abbandonare la sua casa e sfidò il destino in Hannover Terrace, prendendo il tè e leggendo i giornali. Ma era posseduto da un pessimismo cosmico: «Il nostro universo è alla bancarotta totale: non c’è nessun attivo. Qualsiasi tentativo di indicare una linea di condotta è assolutamente futile. Altre specie hanno concluso la loro storia con dignità, generosità e grazia, non come vigliacchi ubriachi persi in un labirinto o come topi chiusi in un sacco. Ma è una questione di preferenze personali, che ognuno deve decidere da sé».

Il territorio del futuro, che aveva esplorato da capo a fondo, era in macerie. Gli diagnosticarono un cancro. Il 13 agosto del 1946, seduto sul letto, chiese alla domestica un pigiama pulito. Quando lei gli chiese se aveva bisogno d’altro, rispose: «No, ho già di tutto». Mezz’ora dopo Herbert George Wells, primo cronista della guerra dei mondi, si era congedato definitivamente da noi.

Il trailer internazionale di La guerra dei mondi:

Fonte: L'Unità