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5/10 su 60 voti. Titolo originale: Robot Jox, uscita: 01-10-1989. Budget: $10,000,000. Regista: Stuart Gordon.

Dossier | Robot Jox di Stuart Gordon: l’action del 1989 che ha anticipato Pacific Rim

29/03/2020 recensione film di Redazione Il Cineocchio

Riscopriamo la funambolica storia dietro al film fanta-apocalittico scritto dall'autore sci-fi Joe Haldeman, precursore in qualche modo dei film occidentali coi robottoni pilotati dagli umani

Avete mai sentito parlare dei Robot Jox (Robojox) gli antenati anni ’80 degli Jaeger ispirati alla linea di giocattoli dei Transformers?

Proprio in questi giorni si torna a parlare di robottoni con l’arrivo al cinema di Pacific Rim – La rivolta (Pacific Rim: Uprising), sequel del film di Guillermo del Toro del 2013 diretto da Steven S. DeKnight, con John Boyega, Scott Eastwood, Adria Arjona e Charlie Day (la nostra recensione). La pellicola – esattamente come il predecessor –  al momento sta facendo fatica a recuperare al box office il budget iniziale di 150 milioni di dollari, forse perchè la combinazione di alieni mostruosi e mecha – forte sulla carta – non riesce a colpire gli spettatori, oppure per la mancanza di particolare hype legato a un franchise che non ha serie animate o linee di giocattoli alle spalle, oppure ancora all’assenza di un protagonista capace di portare in massa la gente in sala a vedere la sua ultima fatica a prescindere dal livello generale. Comunque sia, l’ardito esperimento che mette di fronte i piloti degli Jaeger ai Kaiju non pare aver funzionato bene nemmeno al secondo tentativo.

Eppure, a ben ricordare, non si è trattato della prima volta in cui è stata tentata nella cinematografia occidentale questa ricetta un po’ debitrice dei Power Rangers. Già molti anni prima che Guillermo del Toro provasse a inaugurare una saga dominato da robottoni d’ispirazione nipponica infatti, la coraggiosa Empire Pictures finanziò una piccola produzione in puro stile botsploitation, alla cui direzione mise uno dei Masters of Horror per eccellenza, il geniale Stuart Gordon (Re-Animator). Era il 1987 e il regista era profondamente affascinato dall’incredibile successo dei Transformers. La linea di giocattoli della Hasbro era divenuta in poco tempo una delle più popolari di sempre, e il concept di un enorme robot da guerra aveva colpito parecchio la sua fantasia, portandolo subito a pensare che sarebbe stato il protagonista perfetto per un fanta action apocalittico ricolmo di scene di combattimenti ed esplosioni.

In precedenza, Gordon aveva collaborato a un progetto – poi accantonato – con Joe Haldeman. Spinto dalla domanda su chi avrebbe voluto al suo fianco per plasmare la sua idea in una sceneggiatura completa, pensò quindi che il pluripremiato autore di fantascienza fosse perfetto. E come dargli torto? I due si erano incontrati qualche tempo prima per adattare La guerra interminable (The Forever War) di Haldeman in una miniserie, ma non riuscirono mai a trovare i finanziamenti necessari e ripiegarono così su una produzione teatrale. Avendo però insieme affrontato il difficile iter della pre-produzione televisiva, erano ben consapevoli delle dinamiche e delle problematiche annesse, oltre ad aver testato la loro stretta collaborazione.

Stuart Gordon, che aveva uno splendido rapporto di natura lavorativa con Charles Band e con la Empire Pictures, con cui aveva girato Re-animator e From Beyond – Terrore dall’ignoto, sentiva di poter contare sulla compagnia per raccogliere i fondi necessari perché la sua personalissima visione dei Transformers prendesse vita. Certo non fu tutto subito così facile. La Empire era nota per i suoi horror a basso costo e i Robojox (questo era il nome originale, prima che fosse mutato in Robot Jox) erano assai lontani dagli standard di budget abituali. Difatti, la visione di Gordon per il futuro film avrebbe richiesto effetti speciali che necessitavano di fondi ben al di sopra di quelli solitamente impiegati dalla casa di produzione. Tuttavia, dopo numerose riprese di prova con robot animati in stop-motion la società decise finalmente di salire a bordo del progetto e, giusto per non sprecare nulla, riutilizzò il girato già realizzato in prova per la sequenza d’apertura! Vero è che, seppur limitato, il budget tassativamente bloccato a non più di 6 milioni di dollari faceva comunque di Robojox il film più costoso che la Empire avesse – e avrebbe in seguito – mai prodotto.

Quindi, Stuart Gordon e Joe Haldeman iniziarono a scrivere la sceneggiatura a quattro mani … e anche in questo caso fu una battaglia. La storia che venne ideata ruotava intorno a un gruppo di fantini d’élite, tra cui i protagonisti Achille e Alexander, addestrati a pilotare mecha di grandi dimensioni in gare ‘uno contro uno’ in una battaglia organizzata da due megacorporazioni – la Confederazione e il Mercato – per accaparrarsi le risorse più preziose del pianeta. Il tutto davanti agli occhi della popolazione inneggiante. Il principale punto di contesa tra il regista e lo scrittore era tuttavia il tono generale del film. Gordon voleva qualcosa di satirico e divertente, che riuscisse ad attrarre spettatori di tutte le età, compresi i bambini, mentre Haldeman desiderava una storia più sagace e matura, con delle almeno vaghe basi scientifiche, non appoggiata sul solito ‘abracadabra’ hollywoodiano.

Parlandone anni dopo, l’autore ha riassunto così la situazione:

Cercavo di trasformare la scienza in qualcosa di ragionevole e Stuart trasformava tutto di nuovo in un fumetto entro il sabato mattina. Ho cercato di creare personaggi credibili e ragionevoli, ma Stuart insisteva per buttare tutto in cliché e caricature. Era particolarmente fastidioso, perché era una storia di soldati, e io ero l’unico da quelle parti che lo fosse stato davvero.

Alla fine, Stuart Gordon si rivolse a una terza parte non accreditata per riscrivere la bozza di Joe Haldeman. Quando poi gli venne data l’opportunità, l’autore di fantascienza, che stava cercando la sua grande occasione entrare a Hollywood, diede fuoco a ogni ponte, scrivendo una critica feroce della sceneggiatura finale. Sentì che aveva messo insieme tutti gli elementi su cui aveva litigato con Gordon. Poi, a un paio di settimane dall’inizio delle riprese a Roma, Haldeman ricevette una telefonata: i produttori concordavano su molte delle sue critiche al nuovo script e gli chiedevano di venire in Italia per contribuire a riportare la pellicola dalle parti della sua idea originaria.

La versione definitiva – distribuita nel 1989 – è davanti agli occhi di tutti adesso. Ci sono momenti di puro dramma intervallati da assurde sequenze d’azione (i Jox possono all’apparenza volare nello spazio!) e scene di orribili perdite umane. Il tutto è poi ambientato sullo sfondo della paranoia della Guerra Fredda. Un minuto è un B-movie super camp, quello successivo è un maturo film di spionaggio dove si discutono gli effetti terrificanti di un’epidemia di infertilità diffusa. Tuttavia, nonostante il non indifferente problema di incongruenze dato dalle troppe teste pensanti a monte, la produzione andò complessivamente abbastanza bene, con tutte le parti che alla fine si lasciarono in termini amichevoli. Prima che Joe Haldeman partisse per tornare a casa, affermò che Stuart Gordon aveva riassunto perfettamente le loro diverse prospettive in un’unica frase:

Joe, il nostro problema è che tu stai scrivendo un film per adulti che possa divertire anche i bambini, ma io sto dirigendo un film per bambini godibile anche per gli adulti!

Il medio budget del film si rivelò però purtroppo eccessivo per la Empire, che dichiarò bancarotta non molto dopo. Ci vollero poi altri due anni perché un altro studio, la Epic Pictures, intervenisse a salvare il Robot Jox, garantendo il resto del denaro necessario per completare la pellicola (si dice che siano arrivati a 10 milioni di dollari complessivi). Il nome fu cambiato da Robojox a Robot Jox a causa della minaccia di azioni legali da parte della Orion, che riteneva che il titolo fosse troppo simile al proprio RoboCop. Nonostante una nomination al Fantasporto (Festival Internazionale del Cinema di Porto) come miglior film nel 1990, il pubblico in ogni caso non ne rimase particolarmente entusiasta, anzi, e incassò al botteghino americano solamente poco più di 1 milione di dollari. Nel corso degli anni, è riuscito però a costruirsi un’aurea di cult e ad aggiudicarsi due seguiti ad opera della Full Moon di Charles Band, Crash and Burn (1990) e Robot Wars (1993), usciti in alcuni paesi come Robot Jox 2 e 3, anche se, al di fuori di robot giganti, non c’è molto altro che li accomuni all’originale di Stuart Gordon.

Tirando le somme, Guillermo del Toro non è stato pertanto il primo ad arrischiarsi nella cercare di girare un action popolato di robottoni e ad  ottenere un riscontro di pubblico non esaltante (a eccezion fatta per quello cinese!). In ogni caso, se apprezzate la fantascienza low budget, Robot Jox è un esplosivo mix di effetti speciali notevoli e spassosi, luci che si alternano a ritmo repentino e apici geniali, come la scena in cui troviamo un villain maniaco fatto di metallo con tanto di motosega … Inoltre, altro aspetto in comune con Pacific Rim, Stuart Gordon ha dichiarato che se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe diretto un sequel incentrato sui robot alle prese proprio con degli alieni malvagi…

Per coloro che sono curiosi di come sarebbe stato il risultato finale, di seguito trovate il fascinoso mash-up intitolato Robot Jox of the Pacific, che potrebbe darvene un’idea:

Fonte: BD

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