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Dossier | Sei esempi di inconoscibile nel cinema di fantascienza – Parte II (Sunshine e Interstellar)

27/02/2019 news di Pietro Russo

Il nostro viaggio nell’ignoto alla ricerca di risposte impossibili prosegue con l'analisi del film di Danny Boyle del 2007 e con quello diretto da Christopher Nolan nel 2014

Sunshine (2007) film

I due esempi precedenti (si veda la prima parte del dossier) erano gli inconoscibili più estremi, quelli più strettamente filosofici e “lontani” in senso intellettivo. Se il monolito di 2001: Odissea nello Spazio è un oggetto vero e proprio, unico e straordinario, il pianeta Solaris con il suo singolare abitante ci introduce agli inconoscibili di questa seconda parte, che riguarda corpi celesti tout-court.

3. POLVERE DI STELLE

Addentrandoci nel cuore del nostro ormai familiare Sistema Solare, anzi proprio vicino alla Terra, c’è qualcosa che da sempre ci attrae e da cui dipende la nostra stessa esistenza. Si tratta ovviamente del Sole. Dagli albori della razza umana il Sole ha sempre rappresentato qualcosa di più che una semplice palla di fuoco nel cielo. Non è un caso se in praticamente ogni cultura è presente un «dio-sole» o comunque, se non proprio come religione, il Sole resta uno dei più forti elementi simbolici, cosa che permane anche oggi in tutte le civiltà. In effetti è impossibile non restarne affascinati da un punto di vista filosofico, al di là di quello scientifico che oggi ben conosciamo. 

sunshine film 2007Il film su quest’ennesima dicotomia fra scienza e metafisica che ha al centro il Sole è Sunshine (Danny Boyle, 2007), spesso sottovalutato ma che a mio avviso costituisce uno dei maggiori esempi di fantascienza cupa e anti-positivista. Se inserito in un’ottica simbolica dell’immaginario comune, il Sole è l’opposto di una delle nostre paure primordiali, quella del buio, ossia quella di “sconosciuto”. Il Sole è l’esatto contrario, la fonte massima di luminosità, è la luce in forma, quindi per contrapposizione è la suprema conoscenza. Una conoscenza però che non può essere raggiunta, ma non perché oscura, sfuggente ed enigmatica, bensì perché troppo luminosa, accecante. La verità qui è manifesta, ma la sua visione è intollerabile, l’occhio umano (e non mi riferisco solo all’organo di senso) non è capace di sostenere un simile grado di forza. Da bambini ci dicevano di non guardare il Sole, pena gravi danni alla vista. Però ognuno vuole vederlo, vuole ammirarlo, spinto dalla brama istintiva di esplorare, sapere, sentire con mano e mente. E questo in Sunshine è un punto cruciale.

Gli astronauti inviati a «risvegliare» il Sole morente faticano a resistere alla tentazione di guardarlo in tutta la sua potenza, che a quella vicinanza provoca un incenerimento immediato, altro che cecità! Il concetto di Sole come entità divina trova qui la sua migliore espressione. Ma è un dio “immaginato”, nel senso che la sua influenza è determinata solo da ciò che noi desideriamo come specie senziente. Sappiamo molto bene cos’è il Sole scientificamente (a differenza di tutti gli altri inconoscibili che abbiamo visto e vedremo), eppure sembra che non possiamo fare a meno di riconoscere la sua grandiosa possanza come qualcosa di sovrannaturale. D’altro canto, la fisica in Sunshine si prende molte libertà (com’è possibile che il Sole si stia soltanto «spegnendo»? Oppure, come potrebbe una bomba, per quanto potente, risvegliarlo?) e non è nemmeno il caso di porsi troppi problemi perché non è di questo che il film vuole parlare.

Troy Garity, Cliff Curtis, Chris Evans e Cillian Murphy in Sunshine (2007) filmGli astronauti, come Icaro (non per niente l’astronave si chiama Icarus), si spingono in un viaggio che non può avere ritorno e sembrano incapaci di affrontare l’immane presenza Solare, che si fa sempre più pericolosa e potente. L’atmosfera nel film diretto da Danny Boyle è a tratti sospesa, quasi onirica, come se i personaggi stessero vivendo una visione, o un delirio. Infatti man mano che procedono, i protagonisti diventano sempre più disperati e c’è il costante rischio di cedere definitivamente alla follia, qui incarnata da uno degli astronauti di una precedente missione, impazzito e autoproclamatosi sacerdote mistico del Sole. Fra le opere qui analizzate Sunshine è quella in cui il tema della follia è più forte e mostra perfettamente la debolezza (o l’inadeguatezza) della psiche umana davanti all’immenso. Ed è inoltre l’unico film in cui l’inconoscibile sia il più chiaro e “conosciuto”.

4. UN BUCO SFERICO

Simile al Sole in quanto corpo celeste realmente esistente, ma contrapposto per aspetto esteriore, nelle profondità dello spazio c’è un mostro invisibile che tutto divora: il buco nero. Tali corpi hanno dimostrato di avere una grande attrattiva nell’immaginario comune, basti vedere la grande quantità di documentari sull’argomento. Il buco nero infatti non solo è una delle cose più misteriose a livello scientifico, ma ne consegue che a anche livello popolare sia tra le più affascinanti e spaventose, la parte oscura dell’universo che se finalmente compresa potrebbe essere la risposta alle grandi domande esistenziali.

Interstellar (2014) filmPrima di arrivare al film che ci interessa di più, è doverosa una citazione del disneyano The Black Hole – Il buco nero di Gary Nelson, in cui un tipico scienziato/capitano pazzo è ossessionato dall’idea di entrarvici, convito di carpire così le più profonde risposte sull’universo, ma disposto a ogni deplorevole atto pur di riuscirci. Sarà il buco nero a fargli scontare la sua tracotanza relegandolo in una dantesca dimensione infernale, mentre i “buoni” protagonisti attraversano una sorta di “paradiso” e ne escono salvi. Oggi la visione del film potrebbe far sorridere, complici anche le numerose ingenuità fisiche, però il concetto di buco nero come «portale» per mondi e dimensioni parallele non è così fuori strada. L’idea di buco nero in questo caso si fonde con quella di wormhole, un passaggio tra due punti diversi dello spaziotempo, che oggi sappiamo essere l’unica realistica modalità di viaggio nello spazio profondo.

A questo proposito – e arriviamo al nostro film – Interstellar è esemplare. Grazie alla maniacale ossessione per il realismo di Christopher Nolan, la precisione scientifica del prodotto è notevole (fino a un certo punto) e si pone in linea con le contemporanee teorie fisiche e astronomiche. Il buco nero del lungometraggio del 2014, alla pari degli altri inconoscibili, è un vero e proprio personaggio, tanto che ha pure un nome emblematico: Gargantua. Immobile e immenso, mostruoso ma bellissimo, dal punto di vista del nostro immaginario è l’opposto del Sole. Il buco nero cela la verità dietro il suo orizzonte, è invisibile e inaccessibile. Nel film si dice «se il buco nero fosse un’ostrica, la singolarità sarebbe la perla al suo interno», metafora chiara, grazie fratelli Nolan. Ma quale verità? Interstellar riassume quello che si può definire uno “scontro scientifico”.

interstellar jessica chastainOggi il buco nero si trova al centro della disputa fra teoria della relatività e meccanica quantistica, contrapposte ma “giuste” entrambe. L’auspicio è di arrivare un giorno alla formulazione definitiva della «gravità quantistica», unione delle due scuole che si profila come la prossima grande teoria. Nel film si parla proprio dell’equazione della gravità quantistica, irrisolvibile senza i dati presi dall’interno di un buco nero. Sarà il nostro eroe protagonista (Matthew McConaughey), lasciandosi inghiottire dal mostro, a trasmettere le informazioni necessarie, permettendo così di risolvere l’equazione e salvare l’umanità.

Al di là delle licenze artistiche e di un ottimismo di fondo che possono sembrare fuori luogo considerate le pretese realistiche del film, Interstellar costituisce una buona raffigurazione del buco nero, dei suoi effetti e di quello che oggi rappresenta nell’ambito scientifico-spaziale, forti delle nostre conoscenze su relatività e quanti. Un inconoscibile scientificamente vicino, ma ancora irrisolvibile. Fino ad ora abbiamo visto inconoscibili inorganici (escluso l’eccezionale caso di Solaris), ma cosa succede quando l’uomo si trova di fronte creature viventi, in carne e ossa, che non riesce a comprendere? L’alieno è per definizione un’incarnazione di una determinata paura, prima su tutte quella del diverso. Se tralasciamo gli extraterrestri “buoni”, è dunque ovvio che spesso la fantascienza si fonde con l’horror, dando origine a un’infinità di esseri terrificanti e pericolosi. 

continua …

Di seguito i trailer originali di Sunshine e Interstellar: