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I diari del FEFF18: giornata 2 da Udine

24/04/2016 news di Alessandro Gamma

Focus sul giallo soprannaturale Fatal Intuition di Yoon Joon-Hyeong e sui supereroi senza poteri di Maniac Hero del giapponese Keisuke Toyoshima

La seconda giornata del Far East Film Festival si è aperta all’insegna della sezione Beyond Godzilla e con un classico della sci-fi targato Nobuhiko Obayashi – presente a Udine e più in gamba che mai, alla faccia dei 78 anni compiuti non da molto – ovvero il visionario e dolceamaro The Girl who Leapt Through Time del 1983. La mattinata è proseguita con il coreano The Exclusive: beat the Devil’s Tattoo della regista e sceneggiatrice Roh Deok, dove un reporter inizia a indagare su un serial killer coinvolgendo la stampa, la polizia e la nazione intera seguendo però una pista che si rivela falsa.

Il primo film del pomeriggio è stato invece Weeds on Fire di Chi Fat Chan, dramma sportivo che racconta la storia vera della prima squadra giovanile di baseball di Hong Kong, seguito da The World of Us di Jeong Ga-eun, viaggio delicato e toccante nell’estate di una ragazzina di 11 anni e dei suoi difficili rapporti con la famiglia e gli amici. E’ stata poi la volta di The Dead End, thriller cinese diretto da Cao Baoping dalle atmosfere dark e con alcune sequenze da brividi che un po’ a sorpresa ‘sdogano’ una storia d’amore gay tra due uomini.

Fatal Intuition posterLa serata si è invece aperta con il cinese Mountain Cry di Larry Yang, un duro ‘pianto’ metaforico sull’intolleranza, la violenza sulle donne e sui danni psicologici che questi provocano. Ma eccoci quindi arrivati ai due film che ci interessavano di più di questo day 2 del FEFF 18: il coreano Fatal Intuition di Yoon Joon-Hyeong e Maniac Hero del giapponese Keisuke Toyoshima.

Il primo, film d’esordio del regista, è un curioso e non proprio riuscito miscuglio di giallo – la vita di un quartiere di una cittadina di provincia in fase di riqualificazione viene improvvisamente sconvolta dall’efferato e brutale omicidio della giovane e vivace sorella adolescente del protagonista (Joo Won) – e di soprannaturale, che emerge durante il rituale sciamanico al funerale della ragazza, durante il quale la simbolica ciotola con la sua anima destinata alle acque finisce invece per galleggiare nei pressi di un misterioso figuro incappucciato, che fugge. Da qui inizia la disperata ricerca di quest’uomo da parte di Won, che nell’impresa viene aiutato solo da una medium/sciamana disprezzata da tutti ed emarginata, che si sostituisce alla polizia, tanto scettica quanto inefficiente sul fronte delle indagini.

Da qui il quadro si amplia, e tra nuovi omicidi e fantasmi di misteriose bambine, i sospetti ricadono su un’insospettabile figura locale. Se il tentativo di Yoon Joon-Hyeong è per certi versi coraggioso, e le prove del cast – specie di Woon e di Yoo Hae-jin – sono tutt’altro che deludenti, il risultato è piuttosto scostante e si perde in qualche buco di sceneggiatura di troppo.

maniac hero locandinaIl secondo film, programmato a mezzanotte, si inserisce nel filone dei supereroi senza superpoteri, uomini e donne che sentono solo un forte senso di giustizia e decidono di mascherarsi e scendere per le strade a ‘cambiare le cose’ e combattere contro chi non rispetta le regole. Qui ovviamente c’è la componente grottesca – almeno inizialmente – per quanto riguarda gli ‘eroi’, che sono: Nakatsu, il commesso di un negozio di alimentari, tanto infelice del proprio status quo quanto pavido; Toshida, un ragazzino capace di notevoli acrobazie, dotato di un cavo sparato dai polsi col quale può arrampicarsi  e con un’insana passione per le mutandine femminili; Kaori, all’apparenza una tranquilla liceale che nasconde però una mente brillante; infine il salaryman Kusaki, un uomo di mezza età che si fa giustizia da solo a colpi di martello. Se in un primo momento l’improbabile squadra comincia si trova ad affrontare criminali (o meglio bulletti di quartiere) per lo più innocui, la situazione si fa più seria quando un misterioso killer, che indossa un impermeabile giallo, comincia ad uccidere a coltellate la gente, alzando l’asticella della pericolosità degli scontri.

Come se non bastasse, la popolarità delle imprese dei quattro esplode sulle TV, a cui segue un ulteriore e netto cambiamento quando Mr. Uno irrompe sulla scena, convincendoli a formare una vera e propria società di vigilantes che riporti l’ordine in città, con conseguenze decisamente disastrose per i membri del gruppo e la ‘famiglia’ che pensavano di essersi costruiti. Quello che racconta Toyoshima è forse più attuale (non solo per l’Italia ma anche per il Giappone) e meno farsesco e caricaturale di quanto potrebbe apparire a un primo fugace sguardo. L’opera è senza dubbio presentata dal marketing per sembrare l’ennesimo folle adattamento di un manga, o qualcosa di simile a uno Scott Pilgrim vs The World o un Kick-Ass, ma assume via via i tratti più problematici di Super o Defendor (per restare in prodotti simili arrivati anche dalle nostre parti), ma si rivela ben più drammatica e complessa, a cominciare proprio dal background dei protagonisti stessi, tutti con alle spalle storie cupe e drammatiche che li hanno in qualche modo formati, e non lesina qualche colpo basso e alcuni twist efficaci.

Di seguito i trailer dei due film:

Fatal Intuition:

https://www.youtube.com/watch?v=cRln_w1gI9I

Maniac Hero

https://www.youtube.com/watch?v=RC3WZyM5Gmg

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