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Intervista esclusiva | Horacio Altuna sul film Old Gringo, il jazz, il Texone e le donne nel fumetto

di Alessandro Gamma

Alla 21a edizione del Comicon di Zagabria abbiamo incontrato il disegnatore argentino, parlando naturalmente di historietas, ma anche di cinema e di attualità

Celebre disegnatore argentino autodidatta, noto soprattutto per i suoi fascinosi personaggi femminili, il 76enne Horacio Altuna apre la sua carriera negli anni ’60 lavorando su Super Rocket per la Editorial Columbia e realizzando alcune storie del supereroe Titan, di Big Norman e di Hilario Corvalán. Negli anni ’70 inizia poi una serie di collaborazioni internazionali con numerose case editrici, tra cui la Fleetway, la Ediciones Record, la Charlton Comics, con Playboy e con la francese Les Humanoïdes Associés. Crea poi un personaggio, un giornalista chiamato El loco Chávez insieme allo scrittore Carlos Trillo, le cui storie vengono pubblicate sul quotidiano El Clarín. A partire dagli anni ’80 si trasferisce quindi a Sitges, in Spagna, e da qui continua la sua collaborazione di lunga data con Palyboy. Nei primi anni 2000 infine, comincia disegnare la Familia Tipo per il quotidiano El Periódico.

Lei ha lavorato al western Old gringo – Il vecchio gringo. Ci può parlare della sua esperienza con il mondo del cinema e con il genere western?

Si certo. Ho lavorato nel 1989 a Old Gringo di Luis Puenzo, con Jane Fonda e Gregory Peck. E’ stata la prima e l’ultima volta che ho partecipato alla realizzazione di un film. E’ stata un’esperienza molto importante per me, perché fino ad allora avevo sempre lavorato a casa mia, senza avere un capo, da solo. In questo film invece ho dovuto collaborare con un capo, con un team e lontano da casa. E’ stata un’esperienza significativa, perché era un film con un bel budget a disposizione e ho imparato parecchio, soprattutto in termini di realizzazione delle scenografie, stando a contatto con un italiano che si chiamava Bruno Rubeo, che era stato nominato a un Oscar [per A spasso con Daisy, 1989]. Era un uomo fantastico e lo ricordo con affetto, con molto affetto. Questo è stato il mio unico rapporto diretto con il cinema, poiché dopo, benché mi sia sempre piaciuto il cinema, non vi ho mai più preso parte attivamente. Certo, hanno tratto alcuni film da miei lavori, come Las puertitas del Sr. López [diretto nel 1988 da Alberto Fischerman], mentre di El Loco Chávez hanno fatto una serie televisiva. Queste sono state le mie esperienze fuori dal fumetto.

Può dirmi di più sul suo coinvolgimento nel film? Di cosa si è occupato in particolare?

In Old Gringo ho lavorato molto accanto al regista Luis Puenzo. Oltre agli storyboard, ho elaborato tutte le concept art e il piano di lavorazione del film. Ho tenuto tutti gli originali, si potrebbe realizzare una bella mostra. Se lo guardi, hanno seguito alla lettera i miei disegni, perfino per la scelta delle lenti da usare e per le inquadrature. Inoltre, con i retroscena a cui ho assistito su quei set si potrebbero realizzare almeno altri quattro lungometraggi! [ride]

Come mai non ha continuato a lavorare per il cinema?

Non ho più avuto richieste. Non penso sia un lavoro che avrei potuto continuare, perchè è molto anonimo. Potrei riprovarci solo se dietro al film ci fossero degli amici. Con Luis Puenzo sono molto amico ora, ma all’inizio di Old Gringo non avevamo un rapporto stretto. Mi piacerebbe lavorare a stretto contatto con il regista, ma dipende anche dal compenso. Se il compenso è alto posso lavorare con chiunque e in qualunque genere! [ride]

Ricollegandoci al western, so che sta lavorando da tempo a un ‘Texone‘ …

Il mio rapporto con il fumetto western è … nullo! [ride] Io adesso ho alle spalle 53-54 anni di carriera nel mondo del fumetto, ma mai ne avevo fatto uno. Mi è piaciuto molto cominciato a lavorare al Texone, perché ho sempre avuto un bel rapporto con la Bonelli e per me si trattava di una sfida quando ho accettato la proposta tre anni fa. Ho sempre disegnato ambienti urbani, la mia specialità nei fumetti sono le figure umane e la gestualità dei corpi, ma non i cavalli! E’ molto difficile, un disegnatore può capirlo. Io non avevo mai disegnato ad esempio le montagne e farlo in un mio stile è stato complesso. Ho dovuto imparare a realizzare questi ambienti in modo naturale … E’ una cosa diversa … Penso che riuscirà a finire il Texone entro la fine dell’anno, perché sono molto in ritardo sulla consegna, anche se la Bonelli è stata molto paziente.

Chi ha scritto la sceneggiatura del Texone e che rapporto ha con il protagonista, Tex? Conosceva già le sue avventure?

La sceneggiatura del Texone è di Tito FaraciE’ una storia interessante, ma non posso dirti di più. Ricordo che quando avevo 8 o 9 anni, in Argentina compravo una rivista che si chiamava Rayo Rojo che conteneva le strisce a fumetti di un personaggio che si chiamava Colt Miller, disegnate da Aurelio Galeppini, che era poi in realtà Tex. Diciamo che dopo sessant’anni ora si è chiuso il cerchio!

Lei ha una lunga carriera ed esperienza alle spalle nel mondo del fumetto. Cosa è cambiato secondo lei nel disegno e nella risposta del pubblico in tutti questi anni?

E’ interessante. Io non ho mai disegnato supereroi ad esempio e mai mi sono piaciuti. Ho sempre disegnato storie di vita quotidiana, con un contenuto sociale. A parte i lavori che ho fatto per Playboy, quelli erano puramente  ‘alimentari’. Rispetto ai miei tempi, ora credo che ci sia stato un grande cambiamento in questa direzione nei fumetti, c’è la possibilità di trovare tematiche più adulte. I fumetti lungo il secolo scorso sono sempre stati destinati a un pubblico infantile, adolescenziale, ma negli ultimi vent’anni, con la nascita delle graphic novel, si sono cominciati ad affrontare soggetti più adulti, con altre tematiche. In particolare, ora abbiamo assistito a una emancipazione delle donne nel mondo dei fumetti, che è molto importante. E’ stato un secolo di puro testosterone! Come è stato possibile che fosse stata messa da parte metà dell’umanità fino ad oggi?? Io penso sia fantastica l’entrata in scena delle donne nel mondo dei fumetti, sia per la loro capacità di apportarvi un nuova sensibilità, sia per il nuovo spirito artistico. Sia nel soggetto che nel disegno naturalmente, nel modo di approcciare la quotidianità, gli aspetti autobiografici … Tutti aspetti in generale lontani da ciò che abbiamo portato avanti noi uomini durante un secolo di fumetto. E’ benvenuto tutto ciò che possa apportare un cambiamento di questi tempi.

Cosa vede al cinema?

Come per il fumetto, non guardo i film di supereroi. Preferisco tutto ciò che è legato alla vita quotidiana, alla politica. Ora vedo pochi film, poiché negli ultimi anni secondo me non si è realizzato un buon cinema. Ricordo ciò che proponeva il palinsesto 20 o 30 anni fa, ora è molto difficile, almeno in Spagna, dove abito. Non viene proiettato quasi nulla di cinema italiano, solo americano, e nemmeno tutto. Non è possibile per esempio vedere il cinema indipendente americano, ma questo è un problema generale di tutti i paesi. Se hai un film americano indipendente sta pochi giorni in programmazione e poi viene tolto perché arriva una pellicola di supereroi a scalzarli … E’ molto importante ora il ruolo giocato dalla televisione e da Netflix per vedere le novità.

Oltre a Tex, sta lavorando ad altro al momento?

Sono 40 anni che realizzo ogni giorno le strisce a fumetti all’interno del quotidiano Clarín. La gente mi chiede perchè non pubblico opere nuove, ma si tratta di un grosso impegno, che spesso non viene percepito come tale … In ogni caso, poco tempo fa mi ha contattato una casa editrice francese perchè vorrebbe pubblicare una mia lunga storia incentrata sul jazz. Si tratta di quattro volumi che io ho già cominciato a disegnare. Il primo volume è già terminato a dire il vero. Quando l’ho detto alla casa editrice, lor mi hanno fatto capire che sono un po’ troppo anziano per puntare su un progetto che potrebbe richiedere cinque o sei anni prima di vederlo terminato. Posso capirlo, ma quello che non hanno afferrato bene è che io, ora, possiedo una concentrazione maggiore rispetto a un uomo di trent’anni e che potrei tranquillamente lasciare le mie strisce quotidiane se decidessero di accettare e dedicarmi a quel progetto a tempo pieno. Posso tranquillamente portarlo a termine senza metterci anni.

Quindi questa storia è stata anche scritta totalmente da lei?

Si, tutta. E’ una cosa che mi piace molto. Sono sempre stato molto “jazzistico” e tutta la mia vita ha ruotato intorno alla musica jazz. Pensa che ho scoperto solo in seguito che da giovane sono stato agli stessi concerti a cui presenziava anche Carlos Sampayo [noto per il suo lavoro su Alack Sinner con José Muñoz]. Mi piaceva quindi molto l’idea di realizzare una storia incentrata su un personaggio di colore un po’ avventuroso, un po’ furfante e malizioso, ma simpatico, che si dipana lungo 40 o 50 anni di storia del jazz. La storia di un batterista che non è particolarmente dotato, ma sullo sfondo vediamo le quattro epoche del jazz. Il primo volume è sul cosiddetto hot jazz delle origini. Poi c’è lo swing, fino agli anni ’40 e alla Seconda Guerra Mondiale. Il terzo è sul bop, negli anni della Guerra in Corea e dell’esplosione delle droghe. E infine gli anni ’60 del free jazz, anni dei diritti umani, delle lotte sociali. Tutto ambientato in America. 

Di seguito il video con Horacio Altuna al tavolo mentre disegna uno dei suoi inconfondibili personaggi femminili:

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