Voto: 5.5/10 Titolo originale: Keeper , uscita: 12-11-2025. Budget: $6,000,000. Regista: Osgood Perkins.
Keeper – L’eletta: la recensione dell’horror boschivo di Osgood Perkins
12/03/2026 recensione film Keeper - L'eletta di William Maga
Un film visivamente suggestivo e inquietante, sostenuto da Tatiana Maslany, ma appesantito da una sceneggiatura confusa che disperde le buone intuizioni del regista

Nel panorama dell’horror contemporaneo il ritorno alla capanna nel bosco è diventato quasi un rituale. Coppie in fuga dalla città, silenzi della natura, un male antico nascosto tra gli alberi: elementi familiari che il pubblico riconosce immediatamente. Con Keeper – L’eletta, il regista Osgood Perkins prova a rimescolare queste carte, costruendo un film che oscilla tra incubo psicologico, horror soprannaturale e riflessione sui rapporti di coppia. Il risultato è un’opera visivamente suggestiva ma narrativamente fragile, capace di inquietare lo spettatore più con le immagini che con la logica del racconto.
Dopo essersi imposto come uno dei nomi più discussi del nuovo cinema dell’orrore con film come Longlegs e The Monkey, Perkins sembra lavorare come un collezionista di atmosfere. Più che raccontare storie lineari, il regista costruisce collage di suggestioni. In Keeper questa strategia raggiunge forse il suo punto più estremo: un film che accumula simboli, visioni e presagi senza preoccuparsi troppo di organizzarli in una struttura coerente.
La premessa è semplice, quasi archetipica. Liz, artista sensibile interpretata da Tatiana Maslany, accetta l’invito del fidanzato Malcolm, medico dall’apparenza rassicurante (Rossif Sutherland), per trascorrere un fine settimana romantico nella casa di famiglia immersa nei boschi. La relazione dura da circa un anno, abbastanza da immaginare un futuro insieme ma non abbastanza da dissipare tutti i dubbi.
Fin dal loro arrivo nella moderna cabina di legno, qualcosa sembra fuori posto. Le finestre enormi guardano direttamente nella foresta, come se l’esterno osservasse costantemente l’interno. Le porte non si chiudono. Un inquietante dolce al cioccolato compare sul tavolo della cucina senza una spiegazione convincente. Il disagio cresce quando irrompe il cugino arrogante di Malcolm, Darren (Birkett Turton), accompagnato da una modella dell’Europa orientale, Minka (Eden Weiss). Prima di andarsene, la donna lascia cadere una frase apparentemente insignificante sul misterioso dessert: “Fa schifo”.
Il dettaglio del dolce diventa presto un simbolo disturbante. Malcolm insiste in modo quasi ossessivo perché Liz ne mangi una fetta, nonostante lei detesti il cioccolato. L’insistenza appare sproporzionata, come se quell’atto banale fosse parte di un rituale segreto. È uno dei momenti più riusciti del film: una scena domestica che trasforma un gesto quotidiano in qualcosa di profondamente inquietante.
Quando Malcolm è costretto a tornare improvvisamente in città per lavoro, Liz rimane sola nella casa. È qui che Keeper abbandona quasi del tutto la dimensione realistica e scivola in un territorio onirico. Visioni di donne provenienti da epoche diverse attraversano la sua mente. Ombre si muovono lungo le pareti. Figure deformi emergono tra gli alberi o nei riflessi degli specchi.
Perkins costruisce una serie di immagini perturbanti che ricordano più un sogno febbrile che una narrazione tradizionale. In alcuni momenti il film sembra dialogare con il cinema psicologico degli anni Sessanta e Settanta, evocando l’idea che la casa stessa possa essere una manifestazione delle paure interiori della protagonista. Tuttavia questa dimensione simbolica non trova mai un equilibrio stabile con la trama.
La forza principale del film è senza dubbio l’interpretazione di Tatiana Maslany. L’attrice riesce a trasmettere il progressivo smarrimento di Liz con una combinazione di vulnerabilità e lucidità. Il suo personaggio cerca costantemente di mantenere la calma, di giustificare comportamenti sospetti e segnali inquietanti, come spesso accade nelle relazioni in cui la fiducia convive con l’intuizione che qualcosa non torni.
Malcolm, invece, resta volutamente ambiguo. Rossif Sutherland lo interpreta come un uomo apparentemente affettuoso ma attraversato da improvvisi scatti di irritazione e da una tensione sotterranea che non viene mai del tutto spiegata. Questa ambiguità alimenta il tema più interessante del film: la paura che l’intimità romantica possa nascondere un lato oscuro.
Nonostante queste intuizioni, Keeper fatica a costruire una progressione narrativa convincente. Accumula presagi e simboli – il fiume, il cuore disegnato nel vapore dello specchio, i volti di donne urlanti – ma spesso senza svilupparli in modo significativo. Quando finalmente arriva la spiegazione degli eventi, attraverso un dialogo esplicativo piuttosto pesante, l’effetto è paradossale: ciò che prima sembrava misterioso diventa semplicemente confuso.
Questo è il limite ricorrente del cinema di Osgood Perkins. Il regista possiede un notevole talento visivo e una sensibilità rara nel creare atmosfere inquietanti, ma sembra meno interessato alla solidità narrativa. Keeper funziona meglio quando accetta di essere un’esperienza sensoriale, una sequenza di immagini disturbanti immerse nel silenzio del bosco, piuttosto che un thriller che deve risolvere i propri enigmi.
Non mancano comunque momenti memorabili: una figura femminile inghiottita da una luce irreale tra gli alberi, un volto pietrificato che emerge da un sacco dell’immondizia, una presenza mostruosa rivelata solo per pochi secondi. Sono immagini che rimangono impresse nella memoria anche quando il film smette di avere senso.
Alla fine Keeper lascia una sensazione ambivalente. È un horror che affascina più per la sua estetica che per la sua storia, più per le sue visioni che per le sue idee. Perkins continua a dimostrare di essere un autore capace di creare atmosfere potenti e disturbanti, ma anche un regista che rischia di disperdere il proprio talento in un accumulo di intuizioni non sempre sviluppate.
Resta comunque qualcosa di magnetico nel modo in cui il film osserva la paura nascosta dentro le relazioni intime. In quella casa isolata, tra gli alberi e il fiume, il vero orrore non è solo la presenza soprannaturale che sembra perseguitare Liz. È la sensazione che l’amore stesso possa trasformarsi in una trappola, e che dietro la promessa di una fuga romantica si nasconda un incubo pronto a emergere dal silenzio del bosco.
Di seguito trovate il trailer internazionale di Keeper – L’eletta, nei nostri cinema dal 12 marzo:
© Riproduzione riservata




