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6/10 su 792 voti. Titolo originale: Outside the Wire , uscita: 15-01-2021. Regista: Mikael Håfström.

Outside the wire | La recensione del film sci-fi di Mikael Håfström (su Netflix)

15/01/2021 recensione film di Gioia Majuna

Anthony Mackie e Pilou Asbæk sono i protagonisti di un discreto fanta-action R-Rated che invece di approfondire le interessanti domande che si pone preferisce puntare forte su sparatorie ed esplosioni

I suoi realizzatori hanno cercato chiaramente di far sì che Outside the Wire – appena finito nel catalogo di Netflix in esclusiva – uscisse fuori con un’intelligenza di fondo in grado di pareggiare i muscoli carichi di azione del film. In questo senso, provano a offrire agli spettatori domande dirette sulla filosofia dell’Intelligenza Artificiale, sulla natura dell’umanità e grandi quesiti morali sui costi di una guerra e su come fermarla. Gli sceneggiatori Rowan Athale e Rob Yescombe (con un passato nei VG) pur non avendo molta pazienza nell’esplorare nessuna di tali questioni, cercano comunque di metterle sul piatto.

È già qualcosa, ma – semplicemente – non è sufficiente aggiungere una qualche profondità di intenti alla storia diretta dallo svedese Mikael Håfström (1408), che si rivela principalmente incentrata sull’azione e sullo spettacolo.

Outside the Wire (2021) film netflix posterÈ l’anno 2036 e in Ucraina è scoppiata una guerra civile (l’aspetto politico di questo conflitto non è troppo importante, qualcosa a che fare con la Russia che cerca di espandere il suo territorio). È più saliente sapere che c’è un antagonista malvagio con l’obiettivo di ottenere alcuni missili nucleari dell’epoca della Guerra Fredda e scatenare distruzione di massa. Sì, la trama è proprio così rudimentale.

L’esercito degli Stati Uniti sta servendo come forza di “mantenimento della pace” nella regione, sebbene ciò equivalga essenzialmente a partecipare a molte sparatorie e bombardamenti. Di ritorno in Nevada, il tenente Thomas Harp (Damson Idris) è un pilota di droni e supervisiona una particolare missione nell’Europa orientale. Quando la squadra che sta monitorando viene attaccata, Harp si trova di fronte a una scelta: sganciare un missile su un camion blindato, vicino a due marines feriti e prepararsi a scatenare alcuni letali soldati robotici Gumps (una ‘casta’ che vive separata, un po’ alla District 9), oppure aspettare che l’ufficiale in comando cerchi di organizzare un salvataggio. Sceglie la prima opzione, con un calcolo impersonale: sacrificare le vite di due uomini per la salvezza di altri trentotto.

Attraverso questa decisione e l’esistenza di soldati robot, Outside the wire stabilisce abbastanza rapidamente l’idea di come la tecnologia possa rimuovere l’elemento umano e le considerazioni umane da un conflitto. La punizione di Harp è di vedersi spedito dritto in Ucraina e posto sotto il comando del Capitano Leo (Anthony Mackie, parimenti freddo e carismatico), dove si spera riuscirà ad apprendere che c’è un costo umano per le sue decisioni come pilota di droni (impossibile non pensare al sottovalutato Good Kill di Andrew Niccol).

È una premessa abbastanza solida, potenzialmente ricca di spunti, complicata dal fatto che Leo non è solamente un comandante duro con alcuni metodi genericamente non convenzionali. In realtà, non è nemmeno umano. Leo è infatti un androide avanzato, capace di apparire, comportarsi e pensare in un modo estremamente umano. Cosa significa tutto questo in termini di ‘pensieri profondi’ di script? Ebbene, questa è proprio la domanda centrale di Outside the wire: gli esseri umani agiscono sulla base di emozioni, di calcoli o di qualche altra cosa?

outside the wire film netflix mackieMentre Harp e Leo vanno in missione in pieno stile Training Day, cercando di trovare e fermare il leader della milizia ribelle Victor Koval (Pilou Asbæk) dall’ottenere e utilizzare quelle armi nucleari, i due occasionalmente solleveranno questa domanda in termini abbastanza chiari. Leo è dell’opinione che le emozioni siano la chiave dell’umanità. Almeno è così che è stato programmato. Harp, l’uomo che ha ucciso due alleati sulla base di un calcolo matematico di base, sembrerebbe essere il contrappunto al suo pensiero. Ciò avrebbe potuto creare una dinamica intrigante, ma la sceneggiatura si limita a buttar lì la questione.

Quella di Outside the wire – che è stato classificato Rated R per ‘strong violence and language throughout’ – è principalmente una trama su un lungo inseguimento, mentre Leo e Harp si fanno strada attraverso il paese diretti verso vari punti di interesse (un campo profughi, un orfanotrofio e una banca sotto assedio), interrotti da sequenze d’azione assortite (un cecchino cerca di uccidere Leo, e quell’assalto alla banca diventa una frenetica e caotica serie di corse, combattimenti e sparatorie tra nemici umani e robotici).

L’azione si interrompe di tanto in tanto per favorire la discussione tra Harp e Leo su una decisione da prendere (cosa si dovrebbe fare con quel cecchino?), per permettere ad Harp di scoprire per bocca di una leader della resistenza locale (interpretata da Emily Beecham) che la maggior parte delle vittime di questo conflitto sono venute da attacchi di droni, e che il giovane luogotenente provi personalmente la veridicità delle sue parole.

Outside the wire, quindi, non è privo di argomenti intellettualmente stimolanti e di considerazioni morali. Ci sono alcune idee concrete qui, per quanto semplici possano essere – e contraddittorie e incomplete come alla fine diventano. La maggior parte di essere finisce principalmente per servire la trama, che in definitiva ha poco a che fare con il fanatico Koval.

Outside the Wire (2021) film netflixIl vero punto nodale riguarda la natura di Leo – sia come servitore delle forze armate, apparentemente cercando di fermare il conflitto, sia come individuo dotato di un pensiero autonomo, vedendo un quadro più ampio della guerra in generale, che non può essere risolta senza qualche gesto eccessivamente drammatico. Ci sono alcune buone domande sollevate dal cambiamento finale del personaggio, ma gli sceneggiatori lo utilizzano principalmente per scatenare un altro inseguimento e qualche altra sparatoria, ambientata su uno sfondo blandamente industriale e caratterizzato da quel logoro cliché del timer digitale che ticchetta verso una qualche apocalisse.

Il regista Mikael Håfström lavora pensando decisamente all’azione, e traspare una certa competenza nel modo in cui queste sequenze sono messe in scena, incorporando tra l’altro effetti visivi abbastanza decenti. Ma Outside the Wire suggerisce ripetutamente come abbia in mente cose più importanti, più filosofiche e più complicate. Le esprime, in un certo senso, ma solo nella misura in cui quelle idee possono mantenere la trama in movimento.

In attesa di vederlo nel catalogo di Netflix dal 15 gennaio, di seguito – sulle note di Wins & Losses di Keek Mill – trovate il full trailer italiano di Outside the wire: