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Voto: 6/10 Titolo originale: Pelikanblut , uscita: 24-09-2020. Budget: $2,000,000. Regista: Katrin Gebbe.

Pelican Blood | La recensione del film di Katrin Gebbe (Sitges 52)

22/10/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

La regista tedesca per il suo secondo lungometraggio sceglie di mescolare confusamente dramma famigliare e horror soprannaturale, per un risultato insoddisfacente

Pelican Blood :PelikanBlut 2019 - 2

Dopo aver esplorato la follia e la passione adolescenziale incondizionata in Adoration di Fabrice du Welz (la recensione), ora tocca a un altro tipo di sentimento senza confini e di pazzia: l’assoluto affetto materno e la dissociazione infantile che troviamo al centro di Pelican Blood (Pelikanblut) di Katrin Gebbe. Scelto come film di apertura della sezione Orizzonti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e proiettato poi anch’esso a Sitges, il secondo lungometraggio della regista e sceneggiatrice tedesca dopo Nothing bad can happen del 2013 si concentra infatti su una forma di psicopatia che causa la totale assenza di risposta emotiva in un bambino e che una genitrice amorevole cercherà di curare con ogni mezzo, arrivando a danneggiare sé stessa (il titolo fa proprio riferimento a questo).

Pelican Blood PelikanBlut 2019 - posterPiù nello specifico, la trama di Pelican Blood ruota attorno alla pervicace Wiebke (Nina Hoss), mamma single che tempo addietro ha adottato un’adolescente, Nikolina (Adelia-Constance Ocleppo), e che si appresta ad accogliere un’altra piccola orfanella nella propria casa. Addestratrice di cavalli problematici per conto della polizia, per sua natura è portata ad aiutare animali che gli altri sarebbero portati ad abbandonare, a curarli e a prendersene cura. Lo stesso sembra voler fare con i bambini, quasi fosse una missione salvare gli indifesi e i bisognosi. La seguiamo così in apertura mentre parte per la Bulgaria, dove in un orfanotrofio incontra una bellissima e sorridente bambina bionda, Raya (Katerina Lipovska), ossia colei che sta per adottare, che l’accoglie con slanci di affetto.

Il comportamento della piccola, che ha perso la madre quando aveva solo un anno in tragiche circostanze, muta però in maniera esponenziale una volta arrivate a casa. Inizialmente, appare un po’ spaesata, mangia con le mani, disegna sulla parete della sua cameretta strane sagome nere (parecchio sinistre a dirla tutta) e ha difficoltà a socializzare con i coetanei. Tutto normale agli occhi di Wiebke, che ritiene sia comprensibile visto che Raya è appena stata inserita in un ambiente a lei del tutto estraneo. I suoi comportamenti, tuttavia, si fanno sempre più aggressivi e inquietanti fino a palesare una vera e propria forma patologica di apatia, fa addirittura sospettare addirittura, a tratti, di qualcosa di maligno e soprannaturale …

Tuttavia, gli indizi del demoniaco sono solo una suggestione, un tocco estroso che presto si perde nel dramma famigliare lacrimevole incentrato su una sorta di ‘madre coraggio’ votata alla abnegazione. Fino a che punto è disposta una donna a sacrificare sé stessa e tutto ciò che ha per la propria figlia? Questo è il vero fulcro di Pelican Blood. Indubbiamente, nella prima metà del film emergono delle venature horror, mentre viene costruita da Katrin Gebbe una certa suspense intorno al malessere della misteriosa orfana. Raya mostra tutti gli indicatori di una futura psicopatica alle prime armi, una totale assenza di empatia o di discernimento del Bene dal Male che potrebbe accomunarla al tipico serial killer. Pur essendo solo una bambina di pochi anni, manifesta infatti istinti omicidi, senza l’ombra di un rimorso. Urla in maniera incontrollabile, ha degli atteggiamenti violenti e perversi nei confronti dei coetanei, minaccia la sorella e la madre di ucciderle nel sonno e si aggira nel mezzo della notte con fare sinistro brandendo un coltello da cucina. È un climax che vede il combinarsi ambiguo di indizi di serio squilibrio mentale a qualcosa di ben più sinistro, paranormale.

Pelican Blood :PelikanBlut 2019 - 3La bambina vagheggia a più riprese di un’entità non ben definita, che la spingerebbe a compiere i plurimi misfatti e che ne determinerebbe i sentimenti (o meglio la loro mancanza). La causa di tutto sarà un trauma infantile, oppure qualcosa di peggio e più immateriale?

Purtroppo nessuna delle due opzioni è esplorata a dovere dalla regista. Al contrario, dopo una partenza e premesse ottime (anche grazie alla notevole e assai convincente interpretazione della giovanissima e dotata Katerina Lipovska), tale interrogativo e tutto ciò che ne sarebbe potuto scaturire vengono abbandonati per sviluppi incoerenti – e pure piuttosto banali – che finiscono per calcare troppo sul melodramma e ben poco sulla tensione e sul demoniaco come si era lasciato intuire. Così si arriva, quando si è ormai in dirittura d’arrivo, a giocare la carta della trovata al limite dell’assurdo per risolvere la faccenda, generando un epilogo che vorrebbe essere spiazzante (e in un certo senso lo è …) ma si rivela invece ingenuo e sopratutto tutt’altro che preparato a dovere.

Certo si tratta di una ben definita scelta di Katrin Gebbe, che in precedenza aveva già affrontato il demoniaco in modo più convincente nel segmento “A Nocturnal Breath” dell’antologia horror The Field Guide to Evil del 2018, che però invece in Pelican Blood vuole privilegiare, confusamente, il sentimento all’atavica paura, in modo autoriale. Esperimento che si può dire fallito.

In attesa del trailer, di seguito trovate una clip internazionale:

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