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6/10 su 43 voti. Titolo originale: 散歩する侵略者 , uscita: 09-09-2017. Regista: Kiyoshi Kurosawa.

Before We Vanish | La recensione del film di Kiyoshi Kurosawa (BIFFF 36)

04/05/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Singolare incursione nella fantascienza, il regista nipponico crea una profonda e paradossale riflessione sull'esistenza e sull'amore dal punto di vista di un gruppo di invasori alieni dalle sembianze umane

Singolare approccio all’invasione aliena, Before We Vanish (Sanpo Suru Shinryakusha) di Kiyoshi Kurosawa (Kairo – Pulse) è un’ulteriore conferma del punto di vista unico e decisamente sopra le righe del regista nipponico, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Il film, che ha debuttato alla scorsa edizione del Festival di Cannes, è infatti incentrato su una narrazione assai dilatata, ricolma di elementi strani, assurdi e grotteschi, con dettagli della trama piuttosto oscuri, ma è anche questo parte del suo fascino. Certo, bisogna sottolinearlo, non arriviamo al livello di weird del precedente Creepy, in cui in buona percentuale dello sviluppo ogni pretesa di razionale spiegazione degli eventi era accantonata. Eppure anche in Before We Vanish la logica spesso è accantonata, ma in fondo sono seguiti i giorni appena antecedenti alla conquista definitiva della Terra, con annessa distruzione di massa da parte di una razza extraterrestre, e la verosimiglianza non è proprio la priorità…

Siamo in Giappone, tre esploratori da un altro pianeta approdano sulla Terra per studiare più da vicino la razza umana e, per far ciò, s’impossessano del corpo di altrettanti individui, due ragazzini e un uomo, di cui riproducono perfettamente le sembianze, ma che hanno ormai smarrito ogni loro ricordo, sentimento, o umanità. Per condurre quindi la loro “indagine preliminare” sul campo, i replicanti alieni necessitano ovviamente di una guida, essendo del tutto digiuni della cultura e dei costumi terrestri. Iniziano quindi a succedersi una serie di stranezze strani. Seguiamo anzitutto le peripezie di Narumi Kase (Masami Nagasawa), che d’improvviso pare preso da un inspiegabile delirio e, dimenticatosi anche le più elementari regole del vivere civile, inizia ad errare per i campi, invadere le propietà dei vicini facendo domande assurde, o a dialogare con cani che in tutta risposta lo mordono. Intanto, disperata, la moglie Shinji (Ryuhei Matsuda) cerca di capire le origini di tale apparente stato confusionale e di gestirlo, mentre si barcamena tra scadenze di lavoro e un capo particolarmente esigente.

Ancor più paradossale, però, sono i fatti su cui indaga il cinico e rampante reporter Sakurai (Hiroki Hasegawa): una comune scolaretta, impazzita da un giorno all’altro, ha sterminato in maniera cruenta l’intera famiglia, per poi andarsene tranquilla lasciando una serie di cadaveri alle sue spalle. Ovviamente l’adolescente è stata catturata dalla polizia. Tuttavia il giornalista d’assalto, alla ricerca di uno scoop, vuole intervistarla, non si dà per vinto e, per un caso fortuito, incontra un altro ragazzino che afferma di conoscere la giovane assassina, di volere andare a prenderla e di avere dei piani per l’intera umanità.

Molti sono gli elementi lasciati volutamente sospesi in Before We Vanish. L’aspetto forse migliore e sicuramente più geniale del film è infatti l’aver preso un motivo piuttosto ritrito dell’immaginario sci-fi, l’invasione extraterrestre, e l’averlo trattato in maniera del tutto differente: non è tutto assunto come verità data, ma i personaggi credono inizialmente che sia tutto frutto un delirio di pochi visionari, ossia gli alieni stessi, con ovvio effetto comico. Non siamo quindi davanti al solito magniloquente racconto di attacchi d’astronavi dallo spazio e della coraggiosa reazione della razza umana, finalmente raccoltasi in un unico esercito per combattere l’invasore da lontani universi. Non siamo davanti a Independence Day di Roland Emmerich per intenderci. D’altra parte non siamo nemmeno davanti a un’inquetante storia di misteriosa sostituzione della razza umana da parte di creature che ne replicano l’aspetto alla L’invasione degli ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers) di Don Siegel. O meglio, è anche simile il concept alla base, quello di surrogati alieni che prendono il posto di alcuni individui, ma l’approccio è assai differente.

L’epicentro narrativo fantascientifo è difatti solo uno spunto per una riflessione filosofica, sagace e smaliziata, su alcuni dei principali assunti antropologici dal punto di vista di qualcuno che è del tutto estraneo alla vita sul globo terracqueo e quindi non dà assolutamente per assodato quello che invece noi riteniamo ovvio. Che cos’è la famiglia e qual è la natura dei legami tra consanguinei? Cosa significa lavoro e perché siamo disposti a sacrificare sull’altare della carriera tanta parte della nostra felicità? Infine, soprattutto, cos’è l’Amore? Sono posti tali quesiti con l’innocenza di un bambino, e molti sono coloro che vengono interrogati. Il risultato, però, non è nulla di pedante o concettuoso, ma il susseguirsi di situazioni quasi farsesche, pervase del black humor che contraddistingue Kiyoshi Kurosawa.

L’inconsapevolezza è infatti fonte di situazioni del tutto comiche, o meglio tragicomiche, alcune divertenti, altre del tutto agghiaccianti. Da una parte, le insolite domande dei tre visitatori lasciano spesso perplessi coloro che vengono interrogati, come gli spettatori, dando vita a buffe reazioni mentre intaccano le certezze di ciascuno. Dall’altro, alcune delle più elementari regole di comportamento non sono assolutamente dominate dagli alieni, che anzi non hanno alcun senso del bene e del male, ricadendo quindi in azioni terrificanti, come eliminare senza battere un ciglio chiunque si metta sulla loro strada, o semplicemente li indisponga. D’altra parte sta per iniziare lo sterminio dell’intera umanità, fatto che viene anch’esso dichiarato dagli extraterrestri con una tranquillità paradossale. Il tutto rientra comunque nell’ironia poco convenzionale del regista, che potrebbe ledere le sensibilità più bigotte…

Infine, Before We Vanish contiene un’anima profondamente lirica e romantica. Film assai stratificato, forse la parte migliore dell’intero insieme è l’analisi, poetica e straniante, delle dinamiche affettive e coniugali tra Narumi e Shinji. E’ come se uno schema relazionale di lunga data, dominato da disappunto e profonda solitudine, fosse di colpo del tutto azzerato. Attraverso le domande e le affermazioni innocenti dell’uomo vengono in fondo smontati tutti quei preconcetti e quegli assunti che rendevano impossibile un rapporto profondo, che creavano attrito tra i due. Il regista sembra quasi suggerire che, partendo da una tabula rasa emotiva, sia possibile comprendere il vero significato dell’amore, che in ultimo è la ragione stessa dell’esistenza e che noi spesso diamo per scontato e banalizziamo, anteponendogli invece futili miraggi. Ci volevano dunque degli alieni per comprendere l’errore?

Di seguito trovate il trailer ufficiale:

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