Home » Cinema » Horror & Thriller » Recensione | La casa delle bambole – Ghostland di Pascal Laugier

7/10 su 929 voti. Titolo originale: Ghostland, uscita: 15-03-2018. Regista: Pascal Laugier.

Recensione | La casa delle bambole – Ghostland di Pascal Laugier

14/06/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista di Martyrs torna sulle scene con un horror contorto, scabroso e allucinato, confermando di non aver perso la sua vision unica e conturbante

Il francese Pascal Laugier sa certo osare e ha un approccio unico all’horror, è indubbio, tutti gli estimatori del genere che hanno avuto occasione di vedere il suo Martyrs del 2008 ne sono ben consapevoli. Raffinato e contorto, la sua estetica è spinta, truce e non ha paura di osare, non è uno dei registi del terrore imborghesiti che gira scialbi prodotti commerciali destinati esclusivamente a un pubblico di teeneger, dove si può dire poco e far vedere anche meno, e magari c’è pure una piccola morale educativa sul finale.

Il parco autore transalpino (non si può non parlare di autorialità con lui), confeziona con grande maestria viaggi infernali, allucinazioni visive articolate su più piani temporali e spaziali e il suo ultimo lavoro, La casa delle bambole – Ghostland (Incident in a Ghost Land), presentato in anteprima europea all’ultimo BIFFF di Bruxelles, non fa certo eccezione. Certo anche lui ha avuto le sue cadute di stile, come il non esaltante – e non a caso semi-americano – I bambini di Cold Rock del 2012 -, ma siamo lieti di affermare che è ora tornato agli antichi splendori. Eppure sin dall’apertura in cui viene citato il grande Howard Phillips Lovecraft (che peraltro ad un certo punto si materializza dotato di promine te mascella…) è palese che siamo davanti a qualcosa che ci stupirà.

La storia – che non parla di fantasmi come il titolo lascerebbe forse pensare, almeno non quelli tradizionali – è piuttosto contorta e si gioca su una doppia realtà, quella di Beth (Emilia Jones da adolescente e Crystal Reed da adulta), una giovane timidissima sognatrice con aspirazioni letterarie che con la madre Pauline (Mylène Farmer) e la scontrosa sorella Vera (Taylor Hickson, che durante le riprese ha subìto un terribile incidente che l’ha lasciata sfregiata davvero, e Anastasia Phillips) si sta trasferendo nella loro nuova casa, prima appartenuta a una eccentrica zia e dispersa nel mezzo del nulla americano (ma i set cono in Canada).

La famiglia, lungo la strada, si imbatte in un sinistro furgoncino bianco dei gelati (sullo stile di quello di Mr. Mercedes) con tanto di musichetta infantile negli altoparlanti, che sorpassa furiosamente la loro auto e si allontana all’orizzonte. Dopo una breve pausa, le tre giungono infine destinazione, ma nella notte, si accorgono che qualcuno le ha seguite fino a lì: si tratta di una coppia di psicopatici costituita da un uomo travestito da donna e da un energumeno calvo con una palese menomazione psichica, ambedue con una sinistra passione per la tortura e per le bambole …

Si può dire senza grossi problemi che La casa delle bambole – Ghostland è una vera boccata d’aria fresca nel panorama horror occidentale di questi anni. La produzione franco-canadese (gran parte delle riprese sono state realizzate in Canada) indulge con dovizia di particolari in uno dei grandi tabù contemporanei con un livello di crudezza che non si vedeva da tempo: una violenza reiterata e gratuita sulle giovani protagoniste, che per gran parte dello svolgimento hanno il volto visibilmente tumefatto e i cui corpi manifestano le tracce di plurime sevizie sofferte. Molte sono le sequenze che i più sensibili non apprezzerebbero, a partire dalla torbida lascivia dei due torturatori, un uomo mostruoso e deforme (sulla scorta dei tradizionali redneck alla Le Colline hanno gli occhi o Wrong Turn, ma decisamente più depravato), e il suo effeminato compagno, che si dilettano a vestire le loro vittime da bambole per poi picchiarle, bruciarle e anche altro che non ci è dato sapere. Insomma, una perversione di bellmeriana memoria con inquietanti tocchi sessuali di derive latamente pedofile, però solo accennati.

Certo allusiva è la sequenza in cui, dopo essere stata prelevata e truccata a viva forza, Beth viene collocata in mezzo a un gruppo di bambole, giocattolo vivente per il grosso maniaco, che preleva e inizia a dilettarsi con la sua inanimata vicina. Accarezza e tira una sberla secca al volto di porcellana, per poi andare a ravanare sotto la gonna di stoffa e quindi passare la fiamma ossidrica sulla manina di pezza. Un momento piuttosto scabroso, benché più che altro allusivo. Ma poi ci vengono mostrati dettagli decisamente fisici, con la ragazza che si urina addosso per la paura o in precedenza il momento in cui le viene il ciclo mestruale. Qualcosa che di rado viene rappresentato in un film destinato alle sale e che rimanda per morbosità alle opere di Jack Ketchum.

Horror psicologicamente estremo almeno quanto Martyrs, in La casa delle bambole – Ghostland non mancano le scene in cui le due prigioniere vengono schiaffeggiate, prese per le caviglie e lanciate contro le pareti della casa oppure combattono contro i carcerieri subendo non pochi danni fisici. Ogni sequenza di lotta combina vivida minuzia e deriva visionaria, il tutto messo in scena in maniera vorticosa, con ritmi perfetti tra stasi e ipercinesi, una magistrale, macabra coreografia. Particolarmente riuscita è allora una delle scene iniziali, una sorta di surreale home invasion in POV, in cui Beth segue l’aggressione della madre sconvolta e rannicchiata sulle scale dietro a una porta che sbatte a cadenze regolari, e ogni volta che si apre scorgiamo con lei una repentina evoluzione degli eventi. Tutto nella diegesi di La casa delle bambole – Ghostland è in qualche modo straniante, effetto ricercato volontariamente a livello visivo e narrativo per suggerire una fallibilità nello sguardo, da cui noi stessi viviamo gli eventi.

Pascal Laugier ci conduce inizialmente in una spaventosa casa delle bambole, piena di inquietanti pupazzi, luci giallastre, specchi con scomparti segreti e vecchi tappeti un po’ logori. Lo scenario perfetto per un film del terrore, curato in maniera meticolosa nella ricostruzione dei diversi ambienti. La luce al suo interno è crepuscolare, come un limbo che conduce agli inferi e da cui non si può fuggire. Poi di colpo il risveglio. In un erratico percorso lynchano, alla Mulholland Drive, ritroviamo Beth adulta, scrittrice affermata con un avvenente marito e un figlio (singolarmente vestito da Arlecchino). La sua vita è perfetta, lei è bellissima e il suo ultimo romanzo in parte autobiografico, La casa delle bambole – Ghostland per l’appunto, ha avuto un incredibile successo di pubblico e critica.

Scopriamo che il libro precedente era invece intitolato evocativamente Dollhouse, ‘la casa delle bambole’ (il rimosso freudiano emerge da numerosi frammenti lungo lo svolgimento). Tuttavia, di colpo le arriva una telefonata, è Vera che urla disperata, e così Beth decide di tornare alla casa in cui anni prima fu aggredita e in cui – fatto strano … – la sorella e la madre ancora vivono. Una volta arrivata, fatti sinistri si susseguono, come se vi fossero due universi permeabili, che condurranno a un tanto terribile quanto geniale colpo di scena. Il segreto è rivelato lentamente, mentre da una parte la timida Beth, propensa a viaggi pindarici con la mente, torna alla cruda realtà per salvare la più volitiva Vera. E’ un cammino interiore e doloroso, paradossale, ma non improfìcuo, come in fondo lo era quello di Martyrs.

Viaggio mentale e schizofrenico, inusitatamente cupo e violento, nel quale trova spazio persino H. P. Lovecraft, La casa delle bambole – Ghostland – che arriverà nei cinema italiani il prossimo 6 dicembre – è un lavoro certosino di incastro di particolari, tutti evocativi. Un’immagine, una fotografia, una parola, tutto è parte di un disegno complessivo studiato nel minimo particolare dal Pascal Laugier sceneggiatore, dove bisogna prestare attenzione a qualsiasi elemento in scena per non perdere la percezione d’insieme.

Horror truce e raffinato al contempo, il francese rassicura i fan confermando con la sua ultima fatica di non aver svenduto la sua arte – come altri suoi connazionali – al mercato, ma di essere ancora capace di una personalissima conturbante e sanguinaria vision.

Di seguito trovate il trailer internazionale e quello italiano:

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