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6/10 su 161 voti. Titolo originale: Dave Made a Maze , uscita: 18-08-2017. Regista: Bill Watterson.

[recensione] Dave Made a Maze di Bill Watterson

30/08/2017 recensione film di William Maga

Il regista esordisce con un film i cui pregi si fermano al materiale usato per i set

Fin dall’arrivo online del primo trailer, chi ha familiarità con Community non avrà potuto fare a meno di paragonare Dave Made a Maze a uno degli episodi della surreale – e purtroppo sottovalutata – serie TV creata da Dan Harmond, in particolare a quello in cui i protagonisti Abed e Troy realizzano un ‘fortino di lenzuola’ che piano piano si espande per tutti i corridoio della scuola in cui studiano arrivando a coinvolgere decine di ragazzi che finiscono per viverci tranquillamente all’interno. Sgomberiamo subito il campo quindi dalla possibilità che questo lungometraggio sia estremamente originale (per chi non avesse mai visto lo show della NBC, rimediate al più presto.) E’ vero, DMAM è stato girato con un budget minuscolo, utilizzando sostanzialmente set di cartone, eppure, sebbene sia un’opera decisamente indie – e pertanto dotata di indubbio fascino -, ha qualcosa in comune con molti blockbuster patinati: la confezione è tanto interessante quanto la resa è debole.

dave_made_a_maze_posterIl personaggio del titolo potrebbe essere un aspirante musicista, un artista frustrato oppure soltanto un ragazzo che non sa cosa fare, ma Dave (Nick Thune) ha trovato qualcosa per riempire il suo tempo mentre la sua ben più matura fidanzata è fuori città. Quando Annie (Meera Rohit Kumbhani) torna a casa, scopre che Dave ha costruito nel bel mezzo del loro salotto un enorme fortino di cartone. E’ una costruzione piuttosto larga ma bassa per chi la guarda dall’esterno, così quando la ragazza chiede a Dave di uscire fuori, lui sorprendentemente le dice che non può e che si è perso all’interno, dove sta vagando da tre giorni. Per ragioni che non possono essere spiegate, il protagonista ha riempito il labirinto/cittadella di trappole e insiste che l’incredula Annie non entri a cercarlo. La ragazza, spazientita, decide comunque di assecondarlo e contatta alcuni amici fidati. Presto nell’appartamento arrivano una dozzina di personaggi, tutti pronti a prendersi gioco del burlone. Tra questi ci sono lo stralunato Gordon (Adam Busch) e una troupe semi-professionista composta da tre tizi pronti a girare un documentario sulla vicenda e guidata da Harry (James Urbaniak), il cui approccio registico non è sicuramente il cinéma vérité. Una volta varcata la soglia del labirinto, i soccorritori scoprono che effettivamente all’interno l’ambiente è incredibilmente molto più ampio del naturale. Divisi in gruppetti, iniziano così a battere il labirinto, realizzando ben presto che la situazione è meno scherzosa e ben più pericolosa del previsto e che un minaccioso Minotauro è sulle loro tracce.

Il regista esordiente e co-sceneggiatore Bill Watterson (da non confondersi con l’omonimo creatore del fumetto Calvin & Hobbes) e i designer di produzione John Sumner e Trisha Gum si sono affidati fortemente al Cardboard Institute of Technology. Il collettivo di artisti di San Francisco ha utilizzato ben 30.000 metri quadrati di cartone per costruire tutta la serie di corridoi, camere e persino ingranaggi che vediamo negli 80 minuti scarsi di svolgimento, inclusi un rotoscopio, un corridoio dall’aspetto di enorme tastiera di pianoforte i cui tasti neri sono portali verso altre zone e un tempio maledetto custodito da una marionetta (che ricorda lo Spaventapasseri del Mago di OZ). Alcuni degli spazi – tra cui uno scivolo, una ‘sala per le proiezioni’ e una grande ‘vagina’ mobile – risultano quasi alchemici. C’è anche un gustoso omaggio alla sequenza del compattatore di rifiuti di Star Wars: Una nuova speranza, più o meno ricostruita fedelmente.

Dave Made A MazePer dare ai loro protagonisti qualcosa da fare in questa ottava meraviglia del riciclaggio, Watterson e il co-sceneggiatore Steven Sears giocano sostanzialmente le carte del ‘genere’. Ci si aspetterebbe la commedia o il fantasy (alla Legend e Labyrinth per capirsi) e invece si punta sul mockumentary, con Harry che è in pratica lo stesso personaggio di quello scritto e interpretato da Albert Brooks in Real Life del 1979 e sul blando slasher. Dal momento però che negli ultimi tempi non mancano certo le pellicole horror con inserti ironico parodistici, le possibilità umoristiche da sfruttare sono piuttosto limitate. La trovata visivamente più interessante risulta così essere quella di far zampillare fili di lana rossa e stelle filanti quando uno degli esploratori incappa in una trappola letale. Idea simpatica ma, volendo essere oltremodo pignoli, sfruttata meglio (anche se non nella stessa esatta maniera) in Kingsman – Secret Service. Il cattivo principale poi, allusione classica determinante (in lingua originale si gioca sulla distinzione semantica tra ‘maze’ e ‘labyrinth’, proprio per la presenza dell’essere mitologico), non è certo un boogeyman capace di terrorizzare davvero.

I fan delle ‘stranezze cinematografiche’ e delle ambientazioni suggestive teoricamente dovrebbero godere di un film come Dave Made a Maze, eppure la sensazione di girare a vuoto è costante. E’ vero che talvolta qualche intuizione balena sullo schermo, come le sezioni in cui i personaggi si trasformano letteralmente in burattini di cartapesta o virano al bianco e nero, ma in definitiva sembra non esserci un grande collante a tenere in piedi questa ambiziosa creazione. Watterson condivide qualcosa con Dave: non sa perché il labirinto esista e si espanda organicamente. E quando prova a spiegarlo, filosofeggiando maldestramente sulla necessità di concludere qualcosa per trovare un senso a un’esistenza schifosa, riesce soltanto a dimostrare una volta di più quanto Charlie Kaufman sia il gigante che è. Anche la relazione tra Dave e Annie, presentata come qualcosa di apparentemente importante, non subisce alcun rilevante cambiamento in una storia dove la metamorfosi sembra centrale.

In conclusione, DMAM è una visione senza il film intorno, che punta tutto sull’aspetto curioso per attirare lo spettatore, ma che non sa che pesci pigliare una volta che deve guidarlo all’interno dell’intricato dedalo. Un filo d’Arianna a cui aggrapparsi concretamente avrebbe senz’altro giovato.

Di seguito il full trailer originale: