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5/10 su 250 voti. Titolo originale: Fahrenheit 451, uscita: 19-05-2018. Regista: Ramin Bahrani.

Recensione | Fahrenheit 451 di Ramin Bahrani

di Sabrina Crivelli

L'adattamento per la TV della HBO liberamente ispirato al capolavoro di Ray Bradbury non solo ne deturpa brutalmente la memoria involgarendone il messaggio, ma è anche un pessimo film di per sé

Nel lontano 1953 veniva pubblicato uno degli indiscutibili capolavori della fantascienza, Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, che delineava con algida visionarietà una civiltà distopica, in cui i libri, fonte di inauspicabile travaglio interiore e infelicità per l’uomo, erano banditi. A eliminarne l’esistenza erano dei peculiari pompieri, o meglio la “milizia del fuoco” (in originale “Fireman”, come s’intitolava il racconto breve del medesimo autore da cui il romanzo discendeva), non più dediti a spegnere incendi, ma ad appiccarne, dando alle fiamme i pericolosi volumi che inducevano i cittadini a ‘pensare’. Il protagonista, uno di questi, in un momento di debolezza – o di curiosità -, apriva uno di tali oggetti proibiti e la sua vita cambiava per sempre, portandolo a perdere l’apatica moglie, la carriera e a fuggire infine in mezzo ai boschi, dove un gruppo di reietti, veri e propri uomini / libro, avevano appreso una delle pietre miliari della letteratura mondiale e ne erano divenuti il tramite per le generazioni future.

Chiunque abbia letto e amato il libro si domanderà disgustato perché voler vituperare un così esimio titolo, Fahrenheit 451, indelebile nel patrimonio del sapere umano, con un omonimo adattamento per la TV di cui si dovrebbe solo avere vergogna, peraltro presentato in pompa magna fuori concorso al recente Festival di Cannes. Non sempre difatti, un tributo a un’opera di grande statura è un complimento, in questo caso più che altro è un atto di pura blasfemia, un sacrilegio di ignoranza inaudita che dovrebbe essere censurato per pubblico decoro. Coloro che, come chi scrive, sono cresciuti nella timorosa venerazione per il bradburiano Fahrenheit 451 quale ineguagliabile inno al libero pensiero che eleva l’umano ingegno al di sopra del ferino, nel vedere l’abominio adattato e diretto dallo scellerato avente nome Ramin Bahrani (Amir Naderi è suo complice nell’aver steso la sceneggiatura), sentiranno una forte fitta al cuore, man mano che il minutaggio avanza, sconvolti di quanto si possa deturpare le immagini e i pensieri di quel testo quasi sacro per taluni. Certo, si tratta di un film TV della HBO, ma questa non è certo una scusante sufficiente.

Patiamo però con ordine, da alcuni dettagli della trama del nuovo Fahrenheit 451. Perdonate gli spoiler qua e là, non c’è comunque nulla che rovini la visione più dell’insita bruttezza del film stesso. Guy Montag (Michael B. Jordan) è un rampante giovane pompiere per cui il capitano Beatty (Michael Shannon), suo diretto superiore, ha una palese preferenza; anzi si sente addirittura per il ragazzo, orfano dalla tenera età, una figura paterna. I due sono ferventi sostenitori della distruzione di ogni libro, non solo in forma fisica, ma anche digitale, quale origine di pericolose idee rivoluzionarie che come un morbo si diffondono e fiaccano l’anima  stessa della società (viene fatto il paragone con le zanzare e la malaria …). La teoria sottostante è dipanata in uno spiegone a prova di deficiente, giusto a scopo semplificatorio per l’uso di un pubblico reputato al di sotto del limite minimo di comprendonio.

Comunque sia, in una delle loro numerose spedizioni s’imbattono ad un certo punto in una anziana signora. Ricordate la scena commovente e indimenticabile della donna / libro dello splendido adattamento di ad opera di François Truffaut del 1966? Ebbene, il passaggio è il medesimo, ma il risultato è imparagonabile! Non induciamo però oltre nel lamentare la banalizzazione di una delle immagini più memorabili della storia del cinema (come se fare scempio della letteratura non bastasse …). Preso a mero spunto spettacolare e a escamotage per procedere con la – infelice – narrazione, tale momento nodale è anche quello in cui per la prima volta Montag  viene a contatto con un volume vero e proprio, anzi, con un’intera biblioteca! Preso quindi dalla curiosità (o così parrebbe), salva dall’imminente falò le Memorie dal sottosuolo di Fëdor Dostoevskij.

Ovviamente, la lettura dell’insidioso romanzo e l’influenza di una fascinosa versione dark di Clarisse incarnata da Sofia Boutella, una sorta di rivoluzionaria, nonché informatrice della Milizia del fuoco, che vive ai margini della società e smercia pericoloso materiale culturale quando può portano alla perdizione del prima imperturbabile Montag. Rimembrate in Fahrenheit 451 l’adorabile ragazza che per la sua diversità veniva emarginata e costretta a scappare, o ancor più la figura commovente nel delicato ritratto che ne forniva Julie Christie, maestrina che i suoi crudeli alunni guardavano con dispetto, causando in lei un palpabile dolore? Bene, scordatevi tutto ciò che è stato, perché nella trasposizione di Ramin Bahrani non è rimasta la minima traccia di quella delicatezza. Ciò non implica però che non si indulga in un tono patetico, a certi tratti eroico. La solita epopea del buon ribelle, tanto di moda di questi tempi, prende il posto di quella meticolosa e disarmante indagine sociologica, che non forniva un semplicistico mantra ad uso delle folle in cerca del prossimo vacuo blockbuster, ma quel senso di inquietudine e smarrimento di cui la buona fantascienza è sempre portatrice.

Siamo quindi a meno di un terzo dello svolgimento e il giudizio, sebbene negativo visto il qualunquismo con cui la fonte libresca viene (mal) trattato, è ancora piuttosto indulgente. Poi c’è la funesta svolta in cui viene abbandonata la falsariga dell’esistente, benché imbarbarito, per la libera fantasia del duo di sceneggiatori … Da questo punto è uno sfacelo, anche senza fare paragoni con vette assai lontane. Si susseguono scempiaggini, piani di diffusione culturale che prevedono portentosi volatili, piccoli geni e marchingegni tecnologici da rubare in missioni pericolosissime, fino a raggiungere l’apoteosi del grottesco con sequenze in cui il protagonista brucia evocativamente la sua immagine proiettata su uno schermo. E sì, tanto per essere originali, ci sono i soliti schermi futuristi con tanto di video sui grattacieli della città alla Blade Runner, con un tocco d’estro in più visto che appaiono le varie emoticon in diretta in base ai voti della folla! Poi ci sono le sparatorie, le fughe e gli inseguimenti pirotecnici. Insomma un action alla buona che vagamente ricorda un libro … Come si chiamava quel libro … ? A sì, Fahrenheit 451! Ma chi l’ha mai letto!

In conclusione, rimane solo un quesito: perché intestardirsi a derubare il titolo di un opera tanto eccelsa per un prodotto che, a essere indulgenti, non c’entra nulla con l’originale bradburiano? Perché non chiamarlo con qualche altro nome, non so, The Final Book Hero o Cultural Terminator? Insomma, non sarebbe stato meglio lasciar perdere i classici del passato e proporre qualcosa di nuovo, che attraesse le masse e non deturpasse magari nel farlo la tradizione letteraria?

Di seguito trovate il trailer ufficiale:

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