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Voto: 7/10 Titolo originale: Ma vie de courgette , uscita: 22-09-2016. Budget: $8,000,000. Regista: Claude Barras.

La Mia Vita da Zucchina | La recensione del film animato di Claude Barras

30/10/2016 recensione film di Teresa Scarale

Il film in stop motion scritto da Céline Sciamma è un gioiello dell’animazione che parla di infanzia ai margini e amicizia

La Zucchina che non volava vicino al Sole, ma forse vicino all’Oscar. Icare, o meglio Zucchina, come vuole assolutamente essere chiamato questo bambino di nove anni, fa il suo ingresso in una casa famiglia lontana dal centro abitato. I prati che la circondano aiutano a creare quello che il luogo rappresenta: un mondo a sé. In questo piccolo universo protetto e colorato, Zucchina è giunto perché apparentemente non ha più nessuno, la mamma alcolista essendo morta cadendo in casa e il papà essendo sparito da tempo. Accompagnato dal poliziotto buono Raymond, viene accolto (si fa per dire) dal capetto Simon, a prima vista nient’altro che un bullo rosso chiomato, leader della piccola e affiatata combriccola composta dal dolce Ahmed, il buffo Jujube, l’efebica Alice e la tenera Béatrice. E poi in corsa arriverà Camille.

locandina-claude-barras-vita-da-zucchinaTratto dall’omonimo libro di Gilles Paris (uscito in Italia come Autobiografia di una zucchina) il cartone è girato con la tecnica della stop motion, dunque con una tecnica simile a quella della tradizionale animazione; la differenza è che i disegni sono sostituiti da pupazzi, filmati fotogramma per fotogramma; essendo il movimento ottenuto riposizionando i pupazzi tra un fotogramma e l’altro, la fluidità dei movimenti e l’espressività dei loro volti è dovuta solo alla bravura degli animatori (il direttore dell’animazione de La mia vita da Zucchina è Kim Keukeleire – Galline in fuga, Fantastic Mr. Fox, Frankenweenie). La sceneggiatura, firmata da Céline Sciamma (Tomboy), classe 1978, tocca corde talmente profonde da muoversi come un elefante in una cristalleria, riuscendo con la sua grazia a non rompere nulla.

Le pennellate psicologiche dei bambini sono vere al limite dell’iperrealismo: timidi e taciturni con gli adulti, sono loquaci ed empatici con gli amichetti. E’ al contempo comico e commovente sentirli parlare senza malizia e con lucidità di tutto, dal sesso (“Simon tu lo sai come funziona quella cosa fra i ragazzi e le ragazze?”), al gossip sugli educatori Rosy e Paul, alle storie personali di tutti loro; vicende di orchi e di streghe, di mamme espulse perché immigrate clandestinamente, di genitori diversamente razionali. Il ripristino della felicità passa per la loro alleanza, la loro amicizia fraterna che si nutre della quotidianità dei pasti e della scuola interna al villino, dei baci della buonanotte puntualmente elargiti dalla materna Rosy, delle vacanze sulla neve trascorse insieme. Si stringe un po’ il cuore a sbirciare nella vita di questi ragazzini, e il velo di malinconia che pervade leggero tutto il film non scade mai nel compatimento o nel pietismo.

Il primo lungometraggio di Claude Barras lascia sempre spazio per il respiro e la riflessione, senza mai svuotarsi. La forza dei piccoli amici è grande e semplice, perché non vuole mai eccedere se stessa: il sole splendente su nel cielo azzurro non scapperà mai via, così come la brezza che accarezza le chiome di due ragazzini felici su un’utilitaria in corsa in mezzo alla campagna, con un papà amorevole alla guida. Le vent nous portera …

Di seguito il trailer di La Mia Vita da Zucchina, nelle nostre sale dall’1 dicembre:

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