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Voto: 6.5/10 Titolo originale: Laissez bronzer les cadavres , uscita: 18-10-2017. Regista: Bruno Forzani.

Laissez bronzer les cadavres | La recensione del film di Hélène Cattet e Bruno Forzani

23/10/2017 recensione film di Sabrina Crivelli

Il nuovo film della coppia francese è una funambolica aggressione visiva, inondata di sangue e proiettili, degna di un Antonioni sotto acidi

Manierista e visionario, in Laissez bronzer les cadavres (Let The Corpses Tan) i registi Hélène Cattet e Bruno Forzani hanno superato sé stessi, affascinando lo spettatore con un’ermetica silloge di immagini e musiche, che rendono omaggio al western, ma lo astraggono da ogni narratività.

Laissez bronzer les cadavresDifficile enucleare una storia compiuta da un lavoro tanto immaginifico, questo iter funambolico di colori e forme, suoni e citazioni repentine è incentrato su un canovaccio piuttosto scarno, d’altro canto non è la storia che conta in fondo. La sceneggiatura non originale (un prima volta per i due filmmaker d’oltralpe), è stata tratta da un romanzo del 1971, il violentissimo Che i cadaveri si abbronzino (traduzione fedele del titolo francese e pubblicato in Italia da Le edizioni del Capricorno) di Jean-Patrick Manchette e Jean-Pierre Bastid, del quale riprende anche la suddivisione per capitoli con l’ora esatta in cui si dipanano gli eventi.

Nella soleggiata e arida landa còrsa vive, in un un piccolo borgo in rovina, Luce (Elina Löwensohn), artista anarcoide ed eccentrica di cinquant’anni, con l’ex-amante Max Bernier (Marc Barbé), uno scrittore alcolista e con l’attuale amante, l’avvocato Brisorgueil (Michelangelo Marchese); li raggiungono nella magione isolata gli amici di quest’ultimo, un gruppo di latitanti composto da Rhino (Stéphane Ferrara) e da due suoi compari. I tre decidono di svaligiare un vagone portavaluta e rubare un grosso carico d’oro, 250 chili per l’esattezza, e che sulla via della fuga incrociano e caricano la moglie di Rhino (Dorylia Calmel) in cerca del marito, il figlio (Bamba Forzani Ndiaye) e una ragazza (Marine Sainsily) che li accompagna. Subito dopo, due poliziotti, sulle tracce dei lingotti, arrivano nel covo dei malviventi e dei loro ospiti, dove subito si scatena un’infinita sparatoria.

Laissez bronzer les cadavresLa fredda e dettagliata analisi del noir, sociologica nella sua descrizione dell’ascesa di caos e brutalità nel Sessantotto francese, è da un lato stravolta dall’approccio del tutto antirealistico del film di Cattet e Forzani, nelle continue aggressioni e distorsioni visive, che dominano la narrazione frammentaria; dall’altro riprende allo stesso tempo l’anima delle pagine, il medesimo senso di incontrollabile caduta che anzi è acuito dallo straniante comparto visivo. Non solo, il vorticoso nucleo narrativo si nutre poi di una corposa tradizione cinematografica, coeva o vicina cronologicamente al libro, che alle parole fornisce così una veste più adatta ai tempi in cui furono scritte.

Da una parte allora, come avvenne per l’altrettanto enigmatico Amer del 2009, buona parte delle scelte estetiche risultano una filiazione diretta della cinefilia dei due autori. Immediato è anzitutto il richiamo agli spaghetti western, nelle terre brulle e desolate spazzate dal vento, che emergono ancor più nelle visionarie regressioni con protagonista una divina Antropometrie ricoperta d’oro, figura allegorica che rimanda all’avidità dei rapinatori, alla fame incontenibile del metallo prezioso. Ne richiamano i caratteri formali più iconici, anche i primissimi piani degli occhi, degni dei classici di Sergio Leone, nonché le musiche di Ennio Morricone (riconoscibilissimo è il theme di Chi l’ha vista morire? di Aldo Lado).

LAISSEZ BRONZER LES CADAVRESA ciò si somma una notevole dose di brutalità: debitore allo stesso genere filmico, ma di ben differente collocazione geografica, è il serrato e sanguinoso scontro armato tra glabri muri di mattoni, in cui si percepisce l’eco delle ruvide pellicole di Alberto Mariscal, alla Los Mariscos. Inoltre, in un citazionismo mediato da modelli derivativi, la medesima fonte viene sottoposta a una declinazione surrealista jodorowskiana tra croci, sabbia, teschi e visioni spaesanti, come in El Topo. L’emisfero psichico, d’altronde, prende forma nelle parentesi più allucinatorie, in inserti psichici all’altezza del migliore Luis Buñuel.

Ad esempio, una donna legata senza vesti con delle corde riporta alla mente una sequenza di Bella di giorno in cui Catherine Deneuve immaginava in una fantasia masochistica che il marito e un amico le gettassero addosso del letame; al posto dello sterco in Laissez bronzer les cadavres viene lanciata però polvere dorata. In ultimo, in questa estrema stratificazione di riferimenti estetici, non può mancare il polar francese alla Quando il sole scotta di Georges Lautner, ripreso nella sofisticata ostentazione di nudi in un afflato voyeuristico, nei panorami in campo lungo desolanti e aridi, nel tema musicale, nelle plurime incursioni in una feroce controcultura e in ultimo nella tragica degenerazione degli eventi.

In definitiva, Laissez bronzer les cadavres è un viaggio immersivo e sfrenato in un susseguirsi travolgente di schegge visive e sonore, fatto di carne, sangue, oro e proiettili; assoluto come videoarte, costituisce l’apice più alto dell’autoriale citazionismo estetizzante della coppia Cattet e Forzani.

Di seguito trovate il trailer originale:

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