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5/10 su 239 voti. Titolo originale: Lavender , uscita: 04-11-2016. Regista: Ed Gass-Donnelly.

Lavender | La recensione del film di Ed Gass-Donnelly

06/02/2017 recensione film di Alessandro Gamma

La buona prova di Abbie Cornish non risolleva un thriller pieno di cliché che regala ben pochi dei brividi che lasciava sperare

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Con due film drammatici indipendenti molto apprezzati – This Beautiful City e Small Town Murder Songs – il regista canadese Ed-Glass Donnelly ha convinto Studio Canal a dargli un’importante possibilità con The Last Exorcism II, co-sceneggiato con Damien Chazelle (La La Land), che però si è rivelato ben al di sotto dei due predecessori e delle aspettative per la potenziale saga horror. Ora, determinato a ripristinare il suo buon nome, Glass-Donnelly torna sulle scene con Lavender – un thriller psicologico dalle venature soprannaturali ambientato in una cornice rurale (l’Ontario, ben fotografato), in cui la buona prova del cast, su tutti Abbie Cornish – viene soffocata e soverchiata senza speranza dalla quantità di cliché e déjà-vu che lo rendono estremamente prevedibile e un po’ incoerente, nonostante qualcuno potrebbe arrivare a obiettare che i film che trattano di amnesia siano giustamente intrinsecamente un po’ confusi.

Lavender-locandinaC’è da dire però che la tecnica e lo stile del regista emergono forti. Una sequenza di apertura ai limiti del surreale immediatamente ci dà il polso dello stato mentale della protagonista – la telecamera si muove al rallentatore, ogni personaggio è sospeso nel tempo – vediamo agenti di polizia che ispezionano una casa di campagna. Alcuni cadaveri insanguinati adornano la dimora, e presto una bambina di nome Jane viene ritrovata rannicchiata in un angolo, una lama in mano, sangue sul viso. Sembra proprio che abbia ucciso brutalmente la sua famiglia … la madre, il padre e la sorellina.

Eppure lei non ha assolutamente alcun ricordo di quanto accaduto. Stacco a 25 anni più tardi, dove troviamo Jane ormai adulta (Cornish), sposata con Alan (Diego Klattenhoff) e madre della piccola Alice (Lola Flanery). Pere essersi ripresa, anche se non completamente. Tuttavia, quando la donna ha un improvviso incidente d’auto, la sua amnesia viene riattivata e il suo stato mentale si deteriora rapidamente, regredendo a quando era una bambina traumatizzata. A creare ulteriore caos, Jane inizia a ricevere regali misteriosi, sotto forma di piccole scatole bianche con un nastro rosso.

Tutti i giocattoli e ninnoli del passato … una piccola ballerina, una chiave, un palloncino rosso, un inquietante carillon ecc. Chi è che le invia queste cose? E perché? E sono oggetti tangibili o solo il frutto della fantasia contorta di Jane? Ha davvero ucciso tutta la sua famiglia 25 anni prima e non lo ricorda?

Ad aiutarla/ci a cercare le risposte a queste domande arriva Liam (Justin Long), uno psichiatra dell’ospedale dove è ricoverata … Questo complica le cose, in quanto non sappiamo se poterci realmente fidare dell’uomo, visto che il suo trattamento comporta il ritorno di Jane alla sua casa di famiglia – ovvero dove la tragedia è avvenuta molti anni prima – per cercare di guarire facendo i conti col passato di petto. Nel mix viene poi gettato lo zio della donna, Patrick (Dermot Mulroney), che accetta di aiutarla in qualunque modo, ma che sembra nutrire alcuni loschi secondi fini mano a mano che il film avanza.

Ulteriori indizi di ciò vengono rivelati in una serie di vecchie fotografie di case coloniche appese alle pareti domestiche, molte delle quali scattate da Jane stessa. Ancora una volta però, lei non sa che cosa sia reale e cosa sia solo nella sua testa, né di chi fidarsi. Anche suo marito Alan sta cominciando a spazientirsi dei suoi comportamenti insensati, visto che pare stiano solo peggiorando. Ci sono dei momenti in cui Jane è bloccata in un flashback, ma con le sembianze attuali, in modo da creare uno strano senso di lacerazione psicologica. Una scelta che genera quasi sempre confusione, ma che talvolta riesce ad essere vagamente efficace.

Lavender 3A pensarci bene, l’unica ragione per non cancellare dalle mente immediatamente dopo la visione Lavender è la recitazione di Abbie Cornish, che riesce a esprimere in modo credibile una donna psicologicamente turbata e ansiogena a causa dell’amnesia e che cammina delicatamente sulla linea di demarcazione tra vittima e presunta killer senza mai tradire una risposta o l’altra. Spesso viene inquadrata con uno sguardo assente, uno stato semi ipnotico fugace, scandito da respiro febbrile e leggera iperventilazione, che lascia il pubblico in sospeso.

Detto questo, Lavender non è dissimile da un’altra recente pellicola canadese, Cadence di Alexander Lasheras. Entrambi mettono in scena strani avvenimenti e visioni da incubo all’interno di una fattoria di famiglia ed entrambi risolvono allo stesso modo il dilemma ‘fuga dalla realtà per obliare un grave trauma vs. esistenza di entità paranormali’ che grava sulla protagonista (anche se l’opera di Ed Gass-Donnelly esagera, fallendo, nel provare a tenere il piede in entrambe le scarpe). Il grosso problema qui è che attorialmente e tecnicamente tutto appare ben studiato e preparato a monte, ma una volta cominciato a girare sia stato inserito il pilota automatico. Gli stessi tentativi di spaventare il pubblico sono talmente tiepidi da essere immediatamente dimenticati.

Ogni cosa sembra poi volere ruotare intorno alla volontà di arrivare al grande colpo di scena ‘sconvolgente’ alla M. Night Shyamalan, col solo risultato di partorire un twist ridicolmente prevedibile e descritto meglio – citando solo i primi che vengono in mente guardando agli ultimi 15 anni – in Abandon – Misteriosi omicidi, Identità, Secret Window, Il cigno nero, Shutter Island, The Ward – Il reparto, Dream House e Goodnight Mommy (tralasciando la mancanza della minima attinenza a un qualsiasi stato psicologico osservabile nella vita reale). Se a fine visione ci si trova a parlare solo della discreta prova della Cornish e del buon mestiere del regista, per un’opera che sulla carta dovrebbe/vorrebbe avere ben altre ambizioni, non si può certo dire che Lavander abbia colto nel segno.

Di seguito il trailer ufficiale di Lavender: