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Voto: 5.5/10 Titolo originale: Parallel , uscita: 10-04-2018. Regista: Isaac Ezban.

Parallel: la recensione del film sci-fi diretto da Isaac Ezban

18/10/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista del riuscito Los Parecidos fa un passo indietro col suo terzo film, un dramma fantascientifico che non riesce a dire nulla di originale sull'intrigante idea degli universi paralleli

Parallel 2018

I viaggi multidimensionali sono da sempre una tematica affascinante. L’idea che vi siano più dimensioni parallele, vagheggiata delle ricerca nell’ambito della fisica quantistica e relative alla teoria delle stringhe la cui ipotesi fu formalizzata per la prima volta alla fine degli anni cinquanta da Hugh Everett III, non può che costituire un bacino fertile per le più ardite incursioni nella fantascienza letteraria e cinematografica. Alcuni dei più geniali scrittori si sono infatti ispirati all’idea del multiverso; l’idea di una realtà alternativa in cui la storia (la Seconda Guerra Mondiale) si sviluppava in maniera alternativa era alla base del capolavoro di Philip Dick La svastica sul sole (1962), mentre la configurazione di un universo multidimensionale dalle mille facce era al centro del visionario ciclo di Vladislav Krapivin Nelle profondità del Grande Cristallo. Forse però, più di tutti, è la serie TV Fringe una tra le più recenti influenze.

Parallel del messicano Isaac Ezban prende abbastanza palesemente spunto da quest’ultima, nella fattispecie dall’idea che esista una qualche misteriosa tecnologia che permetta di spostarsi agilmente tra una dimensione e l’altra, ma finisce per banalizzarla in una sorta di dilemma morale trattato in modo un po’ troppo semplicistico con derive sci-fi e naturale colpo di scena finale.

Cosa arrivereste a fare quindi se poteste viaggiare in altri mondi simili al vostro e compiere qualsiasi tipo di azione, senza subirne le conseguenze? Quali sono i confini etici in caso di totale assenza di una punizione? Questi sono gli interrogativi fondamentali formulanti in Parallel, che confronta un gruppo di giovani rampanti con le infinite possibilità dall’altra parte della ‘tana del Bianconiglio’. E la risposta, nel più dei casi, non è particolarmente edificante. Leena (Georgia King), Noel (Martin Wallström), Josh (Mark O’Brien) e Devin (Aml Ameen) sono coinquilini e soci in una start up che sviluppa software per i nuovi device.

Il mondo però è pieno di squali e il progetto in cui hanno investito tanto tempo e fatica viene boicottato da uno spregiudicato mediatore, che garantisce alla società a cui è destinato una scadenza pressoché impossibile. I quattro discutono, uno di loro è convinto di mollare, un altro reagisce prendendo a pugni il muro – che si rivela in cartongesso – e, in tal maniera, per caso, scoprono un corridoio nascosto che porta a una soffitta segreta. Non solo, nel mezzo della stanza si trova uno specchio dal potere stupefacente: si tratta di una porta interdimensionale che permette ai protagonisti un salto quantico nella medesima casa, nella medesima camera, ma di un altro mondo.

Il preambolo di Parallel è semplice, dunque: con la prospettiva di avere infinite possibilità come agiranno i personaggi? C’è chi ruberà le altrui tecnologie avanzate per arricchirsi, oppure plagerà opere d’arte di successo, o compierà atti improbi che sarebbero puniti altrimenti. Facile è prevedere i possibili sviluppi: il gruppo si dividerà in chi ha una qualche bussola morale e chi invece non ha alcun senso del limite. Ci sarà il cattivo, manipolare, che si lascia prendere la mano, ci sarà quello buono che prende le distanze e cerca di fare la cosa giusta, ci saranno gli altri che si lasciano trasportare. Così, ovviamente, la situazione scapperà presto di mano e ci saranno tragiche conseguenze alle gozzoviglie nel multiverso, con il successivo degenerare degli eventi. Il canovaccio è piuttosto abusato.

Parallel 2018 - 2In fondo, il meccanismo narrativo, le dinamiche tra i personaggi, non sono poi tanto distanti da quelli di un Piccoli omicidi tra amici di Danny Boyle, solo che qui c’è meno humor meno e originalità e un filo più di fantascienza (il regista ha definito la sua opera un incontro tra Linea Mortale e The Social Network …). Anzi, l’elemento sci-fi, che avrebbe potuto contribuire non poco in termini di originalità, è tra l’altro solo vagamente abbozzato, privilegiando invece i tafferugli tra Leena, Noel, Josh e Devin.

Non solo, anche il possibile mistero, la suspense che avrebbe potuto suscitare l’esistenza dei rispettivi doppi (e tripli e quadrupli ecc.) dalle varie dimensioni è del tutto vanificata perché, per eccesso di semplificazione, ogni volta che si è davanti a un elemento o un individuo ‘alieno’ (in senso latino), questo è inquadrato con una posticcia fotografia azzurrastra e fluo (trovata visivamente pessima che fa cadere immediatamente qualsiasi possibilità per lo spettatore di confondere chi sia l’originale e chi la copia …).

E’ necessario riconoscerlo, Parallel – di produzione canadese – non è un film da dimenticare in assoluto, si tratta anzi di un discreto intrattenimento con un buon ritmo e una trama che nel complesso fila, ma nulla di originale.

Insomma, un prodotto comunque deludente, soprattutto se si guarda al precedente – e assai più inventivo – horror grottesco di Isaac Ezban, Los Parecidos / The Similars (2015), che fondeva una premessa geniale (quella che tutti i personaggi a un certo punto assumessero per un inspiegabile fenomeno lo stesso volto), un copione spumeggiante e denso di umorismo nero e una fotografia particolarissima virata al bianco e nero.

Forse il fatto che in quel caso lui stesso avesse lavorato anche alla sceneggiatura (in Parallel invece è Scott Blaszak a occuparsene) aveva portato a un maggiore controllo e un migliore risultato finale.

Di seguito trovate il trailer internazionale del film, che ha debuttato al Festival di Sitges e che non ha ancora una data ufficiale di uscita:

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