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6/10 su 1324 voti. Titolo originale: Solo: A Star Wars Story, uscita: . Budget: $250,000,000. Regista: Ron Howard.

Recensione | Solo: A Star Wars Story di Ron Howard

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Alden Ehrenreich è il protagonista di una storia delle origini che, tra strizzatine d'occhio alla saga e la consueta dose di azione e umorismo, prova a intrattenere i fan senza fare troppi danni

Un paio d’ore di divertimento senza grandi intellettualismi, Solo: A Star Wars Story di Ron Howard (subentrato in corsa a Phil Lord e Chris Miller) non si prende certo troppo sul serio, anzi affronta alcuni momenti particolarmente drammatici in modo fin troppo spensierato, ma riesce a garantire allo spettatore un intrattenimento fanciullesco, fatto di inseguimenti pirotecnici e sparatorie a colpi di laser verdi e rossi. Certo, la fanbase più puntigliosa della saga, o coloro che si aspettano un meticoloso incastro narrativo, storceranno il naso per certe leggerezze, ma chi invece si farà cullare dal flusso senza soluzione di continuità di azione, combattimenti e colpi di scena, non resterà deluso.

Film stand alone come già Rogue One: A Star Wars Story nel 2016, i due tuttavia differiscono parecchio come tono e come funzione. Mentre nella pellicola diretta da Gareth Edwards si trattava di una sorta di un piuttosto cupo prequel / spin-off del tutto libero da legami con la serie (il finale ne è dimostrazione), qui assistiamo a uno spensierato viaggio alle origini di uno dei personaggi più amati, Han Solo (incarnato da Alden Ehrenreich). Sono mostrati dunque i primi passi del contrabbandiere sul nativo Corellia, quando ancora giovane, ma già abile pilota, cerca un modo per sfuggire a una vita di stenti e al controllo della perfida Lady Proxima (Linda Hunt). Qui incontriamo anche il suo primo amore, Qi’ra (Emilia Clarke) e quelli che diventeranno – loro malgrado – i suoi primi compagni di avventura, la figura paterna sui generis Beckett (Woody Harrelson), la volitiva Val (Thandie Newton) e l’impavido pilota ardenniano Rio Durant (Jon Favreau), non esattamente degli stinchi di santo. Di lì a poco, alla ciurma si aggiungeranno per una missione impossibile il fascinoso Lando Calrissian (Donald Glover) e il suo personale robot femminista / rivoluzionario L3-37 (Phoebe Waller-Bridge). Seguiamo quindi le prime imprese fuorilegge di Han, come l’assalto a un treno in corsa alla ricerca dei preziosissimi cristalli di coassio lavorato e dopo a un impianto minerario dove si estrae invece lo stesso combustibile in versione grezza, nonché il successivo rocambolesco viaggio lungo la rotta di Kesselin meno di 12 parsec ovviamente – per portare al sicuro l’inestimabile bottino. A dare un tocco di ulteriore brio ci si mettono poi Dryden Vos (Paul Bettany), il leader di una potente organizzazione criminale (indovinate quale …), una violenta rivolta delle maestranze robotiche liberate dal giogo della schiavitù umanoide (unica tematica in qualche modo di ‘interesse sociale’ presente) e la consueta pletora di creature aliene di svariate fogge e dimensioni … compreso una sorta di Cthulhu rivisitato in chiave Star Wars (o forse è il papà dell’Abilisk visto in Guardiani della Galassia vol. 2?).

Se preferiamo non approfondire troppo i dettagli della trama scritta a quattro mani da Jonathan e Lawrence Kasdan per non rovinare le sorprese presenti, coloro che sono curiosi di vedere finalmente sul grande schermo alcuni dei momenti leggendari della vita pre – Una Nuova Speranza di Han Solo che fino ad ora erano stati solamente menzionati potranno trovare tutte le risposte che cercavano in Solo: A Star Wars Story. Ron Howard mette infatti in scena alcuni passaggi chiave a lungo solo vagheggiati, quali l’origine del cognome del protagonista e i primi incontri con l’eccentrico Lando (e la partita a carte tra i due con in palio il Millennium Falcon) e con il riottoso Wookie Chewbacca. A ciò si sommano poi alcuni preventivabili richiami a elementi (e anche taluni ‘grossi’ personaggi …) topici dell’immaginario legato a Guerre Stellari, come le locande infarcite di buffe creature aliene, gli spericolati voli a tutta velocità tra gli asteroidi, le piroette di sbieco all’ultimo respiro braccati dai caccia stellari o i combattimenti con dei succedanei della spade laser dei Jedi, gli assalti in stile heist movie ai convogli in movimento con acrobazie sospesi nel vuoto e le arditissime missioni per intrufolarsi all’interno di strutture sorvegliatissime. Certo, forse qualche scelta risulta un po’ troppo facilona, qualche coincidenza un po’ troppo forzata, e alcune rivelazioni e twist  non del tutto necessari, ma bisogna concedere che si tratta di un marchio di fabbrica ormai consolidato e che l’effetto è complessivamente piacevole e ‘rassicurante’. Alcuni degli escamotage e degli sviluppi per arrivare al termine dei 130′ di durata potranno essere eccessivi, così come alcune sequenze eccessivamente lunghe o non proprio verisimili (verso la fine uno dei protagonisti praticamente di teletrasporta da un luogo all’altro, suscitando più di un sorriso) e a ciò si sommano doppi, tripli e quadrupli giochi … Aspetti davvero negativi? Forse solo per la verosimiglianza generale, ma non si può dire che il ritmo non venga mantenuto alto e in fondo si tratta pur sempre di fantascienza no? Il tutto infine è girato con mano limpida e lineare (magari un po’ anonima) da Ron Howard, aiutato dalle scelte fotografiche fosche e nebbiose di Bradford Young, in uno stile assai più fruibile rispetto a quello gravato dal montaggio frenetico di micro-sequenze in continui campi alternati che contraddistingueva il recente Episodio VIII – Gli ultimi Jedi di Rian Johnson (qui al montaggio c’è il nostro Pietro Scalia).

Venendo in ultimo ai protagonisti, è evidente che non tutti riusciranno ad accettare – il non troppo carismatico – Alden Ehrenreich nell’iconico ruolo che è stato per anni appannaggio esclusivo di Harrison Ford. Comprensibile, ma chi altri mai potrebbe eguagliare le movenze e l’aura mitologica del personaggio originario, certo inscindibile dall’attore che lo ha incarnato sin dalla sua prima apparizione nel lontano 1977? A brillare è al contrario un personaggio che fino ad oggi era rimasto grossomodo marginale, ovvero Lando Calrissian, a cui Donald Glover conferisce un esplosivo mix di spavalderia, charme e spiritosaggine, riuscendo ad aggiungere qualcosa all’immagine impressa nella memoria dei fan in L’Impero Colpisce Ancora da Billy Dee Williams. Anche Woody Harrelson se la cava bene nella parte, che perfettamente gli calza, del criminale disilluso e cinico (ma non troppo) che con tono paterno dispensa consigli quali “Non fidarti di nessuno, ragazzo!”. E se la Val di Thandie Newton non lascia segni tangibili del suo passaggio sul diario di bordo, a deludere di più sono le performance di Paul Bettany, uno dei cattivi meno memorabili dell’intera saga di Star Wars (dovrebbero bastare le cicatrici in faccia?) e soprattutto di Emilia Clarke, che tra un sorriso e una smorfia non riesce a rendere con la propria mimica le sfumature che sarebbero necessarie in certi momenti di pathos e la cui alchimia con Ehrenreich è davvero ai minimi termini. In ogni caso, non vengono chiesti particolari exploit drammatici a nessuno dei membri del cast (o almeno così pare …), poiché limitato è proprio l’approfondimento psicologico dei soggetti interessati.

In definitiva, Solo: A Star Wars Story è un dilettevole intermezzo – in attesa di Episodio IX e del film solista di Obi-Wan Kenobi – sulla storia delle origini di uno dei personaggi più celebrati dell’intera storia del cinema, in grado di fornire a chi non ha (più) molte pretese ormai una sollazzante miscela di scontri armati, effetti speciali, salti nell’iperspazio e uno humor immediato e senza pensieri. Il resto, in fondo, sono solo dettagli!

Di seguito il full trailer italiano e americano (per meglio apprezzare il doppiaggio originale) di Solo: A Star Wars Story, nei nostri cinema dal 23 maggio:

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