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6/10 su 4094 voti. Titolo originale: Bad Boys , uscita: 07-04-1995. Budget: $19,000,000. Regista: Michael Bay.

Recensione story | Bad Boys di Michael Bay

29/01/2020 recensione film di Francesco Chello

Nel 1995 il regista faceva il suo esordio a Hollywood col botto, lanciando le carriere dei poliziotti super cool Will Smith e Martin Lawrence

Will Smith e Martin Lawrence in Bad Boys (1995)

Il 20 febbraio arriverà nelle nostre sale Bad Boys for Life, terzo capitolo della saga iniziata da Michael Bay esattamente 25 anni fa. Una combo anniversario / nuovo film che ci offre l’opportunità di fare due chiacchiere sul capostipite della saga del 1995. Il primo Bad Boys non è un film perfetto, ma ha più frecce al suo arco che gli permettono di finire tra gli esponenti di rilievo dell’action del decennio novantiano.

bad boys film poster 1995L’idea parte dai produttori Don Simpson e Jerry Bruckheimer, che prendono spunto dal loro successo Beverly Hills Cop – un film che mescolava sapientemente azione e commedia – per realizzarne una sorta di versione ‘in coppia’. La struttura di Bad Boys è quella del classico buddy movie poliziesco, aggiornato (e pompato) per l’occasione. Non c’è nessuna contrapposizione netta tra i due protagonisti, nessun contrasto vecchio/giovane, nessun dualismo attore drammatico / attore comedy, nessuno dei personaggi ha traumi alle spalle o animo sofferente. Il tono è leggero (ma non demenziale) ed accomuna i due bad boys del titolo (ispirato all’omonima canzone degli Inner Circle) che sono entrambi al servizio sia della battuta che dell’azione.

La stessa differenza di profilo tra loro – padre di famiglia numerosa vs. single dongiovanni benestante – è funzionale alla commedia ed ai siparietti della coppia. La situazione viene messa in chiaro fin dalla sequenza introduttiva in cui i due poliziotti battibeccano e sventano una tentata rapina tra una battuta e l’altra – scena girata a riprese ultimate, in quanto Bay credeva fosse necessaria una intro più comica. Script nato inizialmente col titolo Bulletproof Hearts e pensato per gli attori Dana Carvey e Jon Lovitz, successivamente verranno sondati nomi del calibro di Eddie Murphy e Wesley Snipes, oltre che Arsenio Hall – che definirà il suo rifiuto come uno degli errori più grandi della sua carriera, per poi virare su due attori in rampa di lancio come Martin Lawrence e Will Smith (suggerito dallo stesso Michael Bay) che venivano dal successo delle rispettive sit-com ovvero Martin e The Fresh Prince (Willy, Il Principe di Bel Air) – che, tra l’altro, sono proseguite anche dopo Bad Boys, con Smith che vi fa addirittura (meta)riferimento in uno degli episodi (I, Stank Horse – stagione 6, episodio 20) in cui Nicky Banks dice che i genitori non le lasceranno guardare Bad Boys, con Willy che le risponde “Oh, watcha gonna do?”.

Anche se oggi può sembrare strano, è Martin Lawrence ad avere un minimo di centralità nella coppia (e probabilmente uno screentime leggermente superiore), come dimostra anche il primo nome sui credits, Will Smith non possedeva ancora lo star power che avrebbe raggiunto di lì a poco. I due attori vengono coinvolti completamente nel processo produttivo da Michael Bay, che non era del tutto soddisfatto della sceneggiatura e decise di rivedere molti dialoghi direttamente con i due interpreti, incoraggiandoli anche ad improvvisare (e punzecchiarsi) sul momento. Infilandoci citazioni che vanno da A Spasso con Daisy a Terminator 2, passando per Shaft, Passengers 57 e Charlie’s Angels (la serie, non quella roba di McG).

Téa Leoni in Bad Boys (1995) filmQuando parlavo di imperfezioni mi riferivo proprio all’aspetto comedy, dall’andamento altalenante. L’umorismo non è sempre riuscitissimo, alcune gag sono superflue, altre innocue, altre ancora inutilmente insistite. Inclusi riferimenti e i doppi sensi a sfondo sessuale. Il giochino dello scambio d’identità e degli equivoci che ne derivano è simpatico ma viene tirato per le lunghe. Diciamo che su quasi due ore di film, una sforbiciata di 10/20 minuti concentrati nei momenti più leggeri avrebbe potuto fare bene al meccanismo narrativo. Un merito di Bad Boys, però, è quello di non superare mai il confine dell’umorismo molesto, al massimo non ridi o ridi meno ma non ti senti mai infastidito, il film resta scorrevole, così come bisogna riconoscergli una serie di altri momenti genuinamente divertenti e più indovinati in cui l’ironia centra maggiormente il bersaglio.

Martin Lawrence si accolla una buona fetta della quota commedia, con annessi pregi e difetti di cui sopra. A suo favore parlantina veloce e mimica facciale, di contro alcune battute un po’ sgonfie e la tendenza a muoversi sulla linea sottilissima che lo separa dal logorroico. Smith ha comunque modo di venire fuori, la forte personalità era già evidente. Ad ogni modo, a prescindere dal senso dell’umorismo (la cui percezione può anche essere soggettiva), bisogna sottolineare un aspetto positivo che riguarda la assoluta sintonia tra Martin Lawrence e Will Smith; c’è chimica, complicità, improvvisazione e lo spettatore lo avverte, tutto ciò si ripercuote positivamente sullo schermo. I due sono in parte, anche sul versante action nel quale non si tirano indietro quando c’è da dispensare stunt, pallottole e cazzotti. Lo stesso Lawrence, quasi insospettabilmente, si lancia con dedizione in compiti che prevedono impegno fisico.

Nel cast anche Joe Pantoliano, che dagli anni 80 si porta dietro il classico capitano perennemente incazzato e urlante, Téa Leoni testimone da proteggere sensuale e fintamente svampita, Tchéky Karyo criminale psicopatico che nonostante le poche battute riesce col non verbale a risultare incisivo il giusto.

Tchéky Karyo in Bad Boys (1995)La parte action è un pregio rilevante di Bad Boys, merito chiaramente della regia e delle trovate di Michael Bay. Il film segna l’esordio cinematografico del regista, dopo una gavetta (di successo) nel mondo dei videoclip musicali e spot pubblicitari. Su Michael Bay (in generale) ed il suo essere divisivo mi ero già esposto (e schierato) in occasione della recensione di 6 Underground (la recensione). In Bad Boys il suo stile è già riconoscibile, per quanto poi di film in film tenderà a evolversi e perfezionarsi (oltre che amplificarsi). Montaggio, stacchi, camera a mano, ricerca del coolness (con reminiscenze dei videclip), moltitudine di inquadrature, cura maniacale dei dettagli. Ed esplosioni, ovviamente. Settando nuovi standard di riferimento per il genere. Bay ottimizza in maniera incredibile un budget di soli 19 milioni, facendo sembrare il film (ancora oggi) molto più grosso e costoso di quanto non lo sia in realtà. Che se ci pensate, è un merito enorme.

Ma non solo, verso la fine delle riprese di Bad Boys la produzione si rifiuta di finanziare l’ultima sequenza d’azione, Michael Bay non demorde e investe di tasca propria 25mila dollari per girarla, a dimostrazione del coinvolgimento viscerale che il regista mette nei propri progetti. Il repertorio prevede sparatorie, scazzottate, inseguimenti – da citare quello finale (e adrenalinico) sulla pista d’atterraggio. E ancora, camion che sfondano edifici, un intero hangar che salta in aria grazie all’ausilio di 600 litri di benzina e 100 mila dollari di esplosivi con le fiamme che riempiono e riscaldano intere inquadrature. Michael Bay si affida ad un team di esperti, tra cui Mike Meinardus per quanto riguarda l’aspetto pirotecnico e Mike Papic per il comparto armi – che suggerisce una Sig-Sauer 226 cromata (9mm semiautomatica a 16 colpi) per Will Smith e una Smith & Wesson 4506 (calibro 45 semiautomatica da 9 colpi) per Martin Lawrence.

Téa Leoni e Martin Lawrence in Bad Boys (1995)Una squadra composta da gente navigata, che ha superato una miriade di step di licenze e apprendistati (la regolamentazione federale e statale è molto severa da quelle parti), uomini a cui Bay chiede dovizia di particolari, come pianificare e girare l’esplosione di singoli oggetti (tipo un laptop, una lampada, una bottiglia) che non sono altro che piccolissimi tasselli di una scena madre in cui magari vengono inquadrati per una frazione di secondo nel corso di una sparatoria concitata, oppure l’esplosione di automobile a cui viene tagliato il tetto preventivamente per favorire la spettacolarizzazione dello scoppio col contributo di un’alta quantità di polvere nera in modo da atomizzare e disperdere maggiormente l’esplosione. Non ho fatto caso agli specchietti delle autovetture, ma sono certo che qualche bontempone lo farà per me.

Bad Boys esordisce negli States il 6 aprile del 1995, arrivando nelle sale italiane il primo settembre dello stesso anno. Alla fine della corsa incasserà globalmente oltre 141 milioni di dollari. Visto che parliamo di Bay, è il caso di definirlo un esordio col botto. Il Bayhem è iniziato. Un film tuttora piacevole da vedere, fiero rappresentante del filone action del periodo, grazie a più di un momento iconico ed una coppia di interpreti decisamente affiatata. E la regia di Michael Bay, ovviamente.

Di seguito il trailer internazionale di Bad Boys:

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