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6/10 su 349 voti. Titolo originale: Dark Star , uscita: 01-04-1974. Budget: $60,000. Regista: John Carpenter.

Recensione Story | Dark Star di John Carpenter

08/05/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

Nato come progetto universitario low budget, il film di fantascienza del 1974 mescola ironia e sagacia a capacità tecniche e d'improvvisazione non comuni

Dark Star 4

Si dice che la pratica porti alla perfezione, ma ci sono alcuni che fin dal proprio esordio mostrano maggiori capacità di altri. Un esempio? Il cinico, grottesco e geniale Dark Star, nato come progetto universitario durante gli studi alla University of Southern California (tra il 1970 e il 1972), per poi essere trasformato nel 1974 in un lungometraggio da un giovanissimo John Carpenter, che lo scrisse insieme al futuro maestro degli effetti speciali Dan O’Bannon (che si occupò anche della produzione, del montaggio e che recitò nei panni del sergente Pinback). Il film (in origine intitolato The Electric Dutchman) ebbe in un secondo tempo una distribuzione limitata grazie alla Filmex nel 1975, ma non ebbe particolare successo economico o di pubblico. A distanza di tempo, però, è diventato negli anni ’80 un vero e proprio cult con l’avvento dell’era dell’home video. Per ciò che concerne l’Italia, invece, non fu distribuito al cinema, ma venne acquistato in seguito dalla RAI e programmato per volontà di Enrico Ghezzi.

Dark Star posterAl centro del film ci sono peculiari 4 astronauti: il tenente Doolittle (Brian Narelle), Boiler (Cal Kuniholm), Talby (Dre Pahich) e Pinback (O’Bannon). La loro missione? Vagare per l’universo con la loro navicella (la Dark Star per l’appunto) carica di potenti esplosivi ed eliminare soli e pianeti instabili, che potrebbero diventare supernove e così minare la futura colonizzazione intergalattica. I protagonisti svolgono la loro attività ormai da 20 anni e il loro mezzo inizia a dare non pochi segni di cedimento, complice anche la totale assenza di manutenzione che nessuno degli svogliati membri della truppa si sente in necessità di fare. Ciascuno di loro, difatti, è più propenso a crearsi una distrazione per meglio sopportare l’interminabile odissea nel vuoto cosmico.

Doolittle, secondo in comando e in passato surfista californiano, si è creato un organo casereccio con delle bottiglie. Talby, il target specialist, trascorre il suo tempo a rimirare l’universo in modo catatonico. Boiler, il navigatore, fuma sigari e spara, pericolosamente, a bersagli improvvisati con un fucile laser. Infine, Pinback, il bombardiere, tiene un delirante diario di bordo, intrattiene i compagni con pessime battute e si occupa di un dispettoso alieno, che lui ritiene “la loro mascotte” e che ha portato in salvo da uno dei pianeti che hanno esplorato.

Gli eventi in Dark Star degenerano quando l’astronave attraversa una tempesta magnetica, che danneggia ulteriormente le su componenti elettroniche. A questo punto, un malfunzionamento potenzialmente letale coinvolge il termoistallatore della bomba #20. Il sistema è attivato su input dell’equipaggio, ma al contempo pare anche avere una coscienza propria e rispondere a un ontologica necessità: l’autoesplosione. Ed essendo un potente ordigno esplosivo, la sua raison d’être ha un senso. Dunque, quando per un corto circuito, l’ordigno si innesca da solo, per poco non esplode distruggendo tutto e tutti, ma viene persuaso all’ultimo dal computer di bordo. E non è tutto, il laser di comunicazione della bomba 20 non funziona per un problema tecnico e, quando viene innescato il suo sganciamento, rimane bloccata all’interno della navicella! Tuttavia il sistema senziente non intende disattivarla una volta ricevuto l’ordine e Doolittle è costretto a parlare con l’oggetto dotato di volontà propria per dissuaderlo dal farsi brillare.

Dark Star 1Dark Star è un connubio di situazioni assurde, dialoghi paradossali e trovate tecniche geniali, che riescono a ottenere da fondi limitatissimi un risultato notevole. Si tratta difatti, almeno in partenza, di un progetto universitario girato in 16 mm, che avrebbe dovuto avere la durata complessiva di 45 minuti (essenzialmente l’inizio e la fine) e un budget di 6.000 dollari. L’uscita in sala fu possibile grazie all’intervento di John Landis, amico di Dan O’Bannon, che rimase impressionato dal film e lo portò all’attenzione del produttore Jack H. Harris, il quale a sua volta ne volle sostenere la diffusione cinematografica e insistette per girare delle scene aggiuntive. A tale scopo, vennero messi a disposizione a 60.000 dollari e vennero aggiunti altri 50 minuti di riprese realizzate in 35mm.

Così, un gruppo di studenti progetta e ricrea un’ambientazione spaziale tutt’altro che dilettantesca. D’altronde, quando ci sono le idee, il resto viene da sé. Gli interni, ideati da Ron Cobb, vennero in principio disegnati su dei tovaglioli di carta mentre stava mangiava alla International House of Pancakes. Il lavoro sui modellini è invece ad opera di Greg Jein (che ha lavorato tra gli altri a Star Trek: The Next Generation e a Incontri ravvicinati del terzo tipo) e del poliedrico Dan O’Bannon (che, come detto, era  anche attore, produttore, montatore ed effettista), mentre l’animazione è tutta di Bob Greenber. Molti sono gli escamotage per ottimizzare mezzi e attrezzature forniti dalla scuola, come l’utilizzo di bottigliette di Coca Cola per riflettere la luce dei pochi proiettori a disposizione.

Dark Star 2Ne scaturisce un’ambientazione minimale ma concreta, a tratti claustrofobica. Infatti, sebbene il tono sia sempre parodistico, viene costruita una certa tensione quando Pinback è costretto a inseguire l’alieno, una grossa palla a pois con tanto di zampette artigliate (una sorta di pomodorone gonfiabile), lungo i corridoi fino al vano ascensore. L’idea al centro del segmento grottesco acquisisce un registro opposto anni dopo, quando Dan O’Bannon lo riutilizzerà rielaborandolo in chiave più prettamente horror nel primo Alien di Ridley Scott. A rifinire il tutto, ci sono poi le musiche di John Carpenter realizzate con un sintetizzatore modulare, che ci danno subito un assaggio delle sue doti di musicista e compositore di colonne sonore.

Se la forma di Dark Star non è canonicissima, è la sostanza a rimare più impressa nello spettatore. Anzitutto si tratta di una parodia a basso costo di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, in cui l’ironia diviene una lente cinica sull’esistenzialismo e sul concetto di Intelligenza Artificiale al centro del film del 1968. Eppure, questo è solo un punto di partenza e dietro a un tono leggero, ironico, si cela una riflessione tutt’altro che banale. Tra gli argomenti spinosi toccati con il riso sulle labbra c’è anzitutto il colonialismo intergalattico decisamente distruttivo su cui si fonda la missione stessa. Esiste un antropocentrico inquietante di fondo per cui è possibile annichilire corpi celesti senza porsi troppo problemi, (se non forse che ci possano essere forme di vite evolute), compromettendo così interi sistemi solari e le creature che li abitano non suscita nell’equipaggio particolari rimorsi.

Dark Star 6Il vero epicentro di Dark Star è però il rapporto, piuttosto problematico, tra uomo e I.A.. Giungiamo così all’indimenticabile epilogo, in cui Doolittle intavola una cartesiana disputa con la Bomba #20, intenzionata ad esplodere, nonostante sia impossibile sganciarla e tutti cerchino di fermare il processo in corso. La crisi è imminente, Pinback e Boiler cercano disperatamente di risolvere il problema, ma i molti malfunzionamenti ignorati ora rendono impossibile al computer di bordo di porre rimedio alle drammatiche circostanze. Intanto, il tenente disperato cerca aiuto dal comandante Powell (Joe Sanders ridoppiato da John Carpenter), il quale, dopo un incidete mortale è tenuto in criogenia e che gli suggerisce di insegnare alla bomba i rudimenti di fenomenologia! Così, l’astronauta inizia a interrogare l’ordigno sul come faccia a sapere dell’esistenza sua e di tutto il creato e che si conclude con la Bomba che afferma di essere l’unica cosa esistente e che il resto sia tutto un falso dato, perciò una distrazione che deve rifiutarsi di recepire.

Tuttavia, gli sforzi di Doolittle sono alla fine vani e, dopo una momentanea illusione di salvezza data dal fatto che l’esplosivo sia tornato al suo posto, quest’ultimo esplode distruggendo la nave. Finale sagace e insieme estremamente cinico, vediamo sullo sfondo il tenente che – dopo averlo tanto sognato – cavalca a mo’ di tavola da surf un relitto metallico nello spazio profondo in direzione di un pianeta … Insomma, vita e morte, tragicità e comicità si fondono alla perfezione in Dark Star, anticipando il paradossale dark humor che contraddistinguerà i film e le sceneggiature successivi di John Carpenter.

Di seguito trovate il trailer internazionale: