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6/10 su 2593 voti. Titolo originale: The Hitchhiker's Guide to the Galaxy, uscita: 28-04-2005. Budget: $50,000,000. Regista: Garth Jennings.

Recensione story | Guida galattica per autostoppisti di Garth Jennings

14/02/2020 recensione film di William Maga

Nel 2005, Martin Freeman, Sam Rockwell e Zooey Deschanel erano i protagonisti della sostanzialmente riuscita trasposizione cinematografica del romanzo di Douglas Adams, un mix di fantascienza assurda e interpretazioni solide

guida galattica per autostoppisti film 2005 Sam Rockwell, Yasiin Bey e Martin Freeman

Per coloro che sono fan della “trilogia” in cinque libri Guida galattica per autostoppisti (The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy) di Douglas Adams, abbiamo due parole per voi: Niente Panico! L’adattamento cinematografico da 50 milioni di dollari diretto dall’esordiente Garth Jennings uscito nel 2005 non è poi così malaccio, come forse i lettori avevano temuto all’epoca. Certo, non è nemmeno straordinario come avrebbe potuto essere. Per la maggior parte, questa ri-narrazione per il grande schermo del primo volume gioca sul sicuro, mette sul piatto alcune performance solide e alcuni azzeccatissimi effetti speciali pratici, garantendo lungo la strada non poche risate. Un risultato tutto sommato accettabile per un progetto tutt’altro che semplice.

guida galattica per autostoppisti film 2005 posterIl problema fondamentale nella creazione di un adattamento cinematografico della Guida galattica per autostoppisti è che il libro ruota principalmente intorno al tono della narrazione. Trama e personaggi arrivano in un distante momento. Leggendo i romanzi di Douglas Adams, si ha la sensazione che lo scrittore stia parlando direttamente con chi legge. Il piacere principale di immergersi nel suo peculiare universo non è vedere come finisce la storia, ma sperimentare tutte le deviazioni durante il viaggio. Per la maggior parte, tali sfumature si perdono inevitabilmente nel film, e il risultato è che, mentre passiamo un po’ di tempo con personaggi familiari in circostanze riconoscibili, si avverte una sensazione di vuoto a cui nessuna quantità di CGI e imbottiture di trama possano sopperire.

La versione cinematografica di Guida galattica per autostoppisti è stata in lavorazione per oltre vent’anni. I personaggi e la storia hanno cominciato alla radio. Poi vennero i libri e una serie televisiva della BBC. Ma Douglas Adams ha da sempre voluto portarli sul grande schermo. Negli anni ’80 e ’90, scrisse diverse bozze di sceneggiatura. L’ultima, rivista e “tirata a lucido” da Karey Kirkpatrick dopo la sua morte prematura nel 2001, divenne infine la base per questo film. È un vero peccato che lo scrittore britannico, a cui la produzione è doverosamente dedicata, non sia vissuto abbastanza a lungo per vedere il frutto dei suoi sforzi pluriennali.

Guida galattica per autostoppisti si apre sulla Terra, precisamente in Inghilterra. Il mite Arthur Dent (Martin Freeman) sta vivendo un brutto giovedì. Si sveglia al mattino per scoprire che sono arrivati alla porta ​​i bulldozer per abbattere e spianare la sua casa, in modo da poter costruirci sopra una tangenziale. Al pub, scopre che il suo buon e strano amico Ford Prefect (Mos Def) è in realtà un alieno e che il pianeta sta per essere distrutto da un gruppo di orrende creature aliene che si dilettano in burocrazia chiamate Vogon. Al fianco di Ford, Arthur si ritrova così scaraventato in un’odissea intergalattica in compagnia del Presidente stesso della Galassia, un egomaniaco a due teste di nome Zaphod Beeblebrox (Sam Rockwell), di Trillian (Zooey Deschanel), l’ultima donna terrestre sopravvissuta e di un robot perennemente depresso di nome Marvin (doppiato in originale da Alan Rickman).

È difficile parlare della trama di Guida galattica per autostoppisti, dal momento che è abbastanza minimale. Il film presenta un andirivieni di avvenimenti cose che però conducono a un finale piuttosto frustrante. Se vi siete accostati alla visione in cerca di avventure di fantascienza classiche o stereotipate, avete sbagliato posto. La comicità è decisamente irregolare. A volte è divertente; a volte manca il bersaglio. Se non altro, Garth Jennings e Karey Kirkpatrick cercano il più possibile di infondere la storia dell’eccentrico umorismo tipico di Douglas Adams (come dimenticare il mega-computer Pensiero Profondo con la sua assurda risposta sul senso della vita o il motore a ‘improbabilità infinita’??). Le citazioni dirette, che arricchiscono la produzione, vengono estratte parola per parola dalle pagine del libro e la voce fuori campo del narratore Stephen Fry (il doppiaggio italiano è di Michele Kalamera) è perfetta.

Al fine di portare il lungometraggio a una durata ragionevole (piuttosto che farlo terminare dopo 70 minuti), viene aggiunto un atto intermedio mai visto in nessuna delle precedenti incarnazioni di Guida galattica per autostoppisti. Presenta un incontro con un importante predicatore galattico, Humma Kavula (John Malkovich), e una visita al mondo natale dei Vogon. Anche il finale differisce da quello del romanzo e c’è una lieve relazione romantica tra Arthur e Trillian. Va comunque detto che questi cambiamenti sono nati già nella sceneggiatura pensata da Douglas Adams e non sono il frutto di ‘intuizioni geniali’ di chi ne ha preso il posto.

guida galattica per autostoppisti film 2005Forse, la deviazione più significativa rispetto al materiale originale è proprio la decisione di sviluppare – abbastanza prevedibilmente – una storia d’amore tra Arthur e Trillian. In linea teorica potrebbe pure starci, ma non è ben gestita. Visto che si è deciso in tal senso, perché non investirci un po’ più di emozioni? C’è una scena meravigliosa in cui la ragazza dagli occhioni blu si lamenta per la possibilità di aver perso Arthur – se soltanto il resto delle loro interazioni fosse stato altrettanto toccante, la love story tra i due sarebbe sembrata meno imbarazzante. Per quanto qualcuno possa voler profondamente credere in queste due anime perdute che (ri)trovano reciprocamente l’uno nell’altra l’anima gemella nello spazio profondo, qualcosa non funziona mai fino in fondo.

Garth Jennings, all’esordio al lungometraggio dopo essersi fatto le ossa sui videoclip musicali (apparentemente, avrebbe ottenuto il lavoro su raccomandazione di Spike Jonze, che era stato per un breve periodo considerato per la regia), potrebbe aver avuto qualche difficoltà nel catturare le sfumature più sottili della scrittura di Adams Adams, ma non ne ha certo avuti nel sottolineare l’evidente satira sociale di fondo. Ci sono diversi momenti in cui questo film ricorda curiosamente Brazil di Terry Gilliam (la recensione).

Come anticipato, il pezzo forte di Guida galattica per autostoppisti e l’ensemble di attori che occupano la scena. Martin Freeman è la scelta perfetta per un normale, per niente eroico ragazzo di mezza età della Terra. Sam Rockwell è fastidioso – a volte al limite di insopportabile – nei panni dell’idiota Zaphod, ma è proprio questo il punto. Zooey Deschanel è incantevole come Trillian. E Mos Def sembra essere nato per interpretare Ford Prefect. Inoltre, il lavoro vocale di Alan Rickman, Stephen Fry e Helen Mirren (come Pensiero Infinito) è superlativo (le controparti italiane non reggono minimamente il confronto). E, per i fan delle precedenti incarnazioni della storia, il primo Arthur Dent, ovvero Simon Jones, appare in un cameo (è l’immagine spettrale, la minacciosa registrazione del pianeta Magrathea).

C’è indubbiamente qualcosa di Douglas Adams in questa versione di Guida galattica per autostoppisti, anche se forse non abbastanza per renderla un successo inattaccabile. Forse c’era il timore che renderlo troppo insolito avrebbe creato problemi di ‘accessibilità’ per chi non avesse familiarità con i libri o le serie radiofoniche (alla fine, al botteghino ha comunque raccolto solo 104 milioni di dollari). O, forse, non è intrinsecamente materiale abbastanza cinematografico. In ogni caso, chi conosce l’opera originale può essere soddisfatto solo a metà da questa trasposizione dal vivo. La distintiva voce dello scrittore parla abbastanza forte soltanto in certe occasioni, ma probabilmente accontentarsi di poco è meglio di niente.

Di seguito la scena della balena ‘volante’ di Guida galattica per autostoppisti:

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