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Voto: 7/10 Titolo originale: Matinee , uscita: 29-01-1993. Budget: $14,000,000. Regista: Joe Dante.

Recensione story: Matinée di Joe Dante (1993)

31/03/2020 recensione film di William Maga

John Goodman era il protagonista di un caloroso omaggio al cinema sci-fi degli anni '60, amarcord di un periodo storico indimenticabile per l'America

Matinee di Joe Dante film 1993

Titolo un po’ insipido per un film delizioso che è qualcosa di più di un omaggio al cinema horror di serie B degli anni Sessanta, Matinée, nel senso dello spettacolo cinematografico mattutino, del 1993 porta la firma di Joe Dante, il regista allora quarantacinquenne che si era fatto un nome con L’ululato (1981) e soprattutto con Gremlins (1984). Insomma uno che se ne intendeva di lupi mannari e mostriciattoli sanguinari, con una predilezione particolare per quei filmetti (o filmacci?) di fantascienza che a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta cercarono di contrastare presso il pubblico dei teenager lo strapotere della televisione.

Giustamente, Joe Dante sceglie una data chiave per ambientare la sua commedia di spaventi, l’ottobre del 1962, ovvero la crisi internazionale provocata dai missili sovietici a Cuba con il rischio conseguente di una guerra nucleare tra le due super potenze.

In quei mesi la paranoia americana toccò vertici deprecabili, lasciando che la ‘cultura della Bomba’ degenerasse in scemenze irresistibili, come testimonia il bel documentario The Atomic Cafè, uscito fuggevolmente nelle sale nel 1982. John F. Kennedy lancia dallo schermo della tv il suo preoccupato messaggio alla nazione, dichiarando che gli Stati Uniti non si piegheranno, e intanto noi cinema di provincia furoreggiano horror a basso costo infarciti di mutazioni genetiche mostruose causate dalle radiazioni atomiche.

Trucchi dozzinali, storie ingenue e assurde, sigle a effetto quanto basta per spaventare a morte i ragazzini di allora, tra i quali il quattordicenne Gene Loomis (Simon Fenton) e il fratellino Dennis (Jesse Lee Soffer), figli di un ufficiale di marina di stanza a Key West spedito a presidiare le acque attorno a Cuba.

Gene va pazzo per i film di un certo Lawrence Woolsey (John Goodman), regista-imbonitore ricalcato sulle figure di William Castle e Samuel Arkoff, quindi figuratevi come si sente quando scopre che il suo beniamino presenterà in anteprima nella cittadina della Florida già militarizzata il nuovo atteso Mant, gioco di parole tra ‘man’ (uomo) e ‘ant’ (formica). Matinée racconta appunto la tribolata anteprima mattutina del suddetto film dentro quel clima di psicosi anticomunista, in un continuo rimbalzare di emozioni forti tra platea del cinema e rifugi atomici sottostanti.

John Goodman e Cathy Moriarty in Matinee (1993)In bilico tra commedia adolescenziale e cinefilia sofisticata, Matinée si propone come una favola scherzosa sulle virtù terapeutiche dei film dell’orrore. Insomma, la paura al cinema come esorcismo per poi risvegliarsi dall’incubo (di un film, ma anche del conflitto atomico che si pensava incombente) felici di essere vivi. Se il messaggio non è proprio originale e inedito, ci pensa comunque lo stile brillante, allusivo e ironico di Joe Dante a fare di questo ‘piccolo’ film da 12 milioni di dollari di budget, mal accolto in patria da critica e pubblico, un intelligente passatempo per grandi e piccini.

Si sprecano le citazioni dei classici del genere (Assalto alla Terra, Tarantola), gli omaggi affettuosi agli attori della scuderia di Roger Corman (il Vincent Price de I racconti del terrore), i riferimenti temporali d’obbligo (il tema musicale di Scandalo al sole, i romanzi di Jack Kerouac e le poesie di Allen Ginsberg), e accade perfino che lo schermo si divida in due come ai bei tempi dei duetti in letti separati fra Doris Day e Rock Hudson. Eppure, il tono generale di Matinée non e così nostalgico come sembrerebbe, perché dietro la spiritosa ricostruzione d’epoca si agita un inquietudine molto contemporanea.

Naturalmente, alla riuscita del film concorre l’ottima squadra messa insieme da Joe Dante per l’occasione. Soprattutto John Goodman (Barton Fink), psicosomaticamente perfetto e ironico, giganteggia col suo sigaro alla Orson Welles nei panni di Woolsev, il teorico cialtrone ‘dell’Atom Vision’ e del ‘Rumble Rama’, l’alter ego del regista impegnato a strappare urla in platea ricorrendo a ogni genere di trucchi.

Gli è accanto, nel ruolo della cinica partner dal cuore d’oro, la bionda Cathy Moriarty (Un poliziotto alle elementari), mentre i cinefili più attenti non potranno che apprezzare, nei panni dello spilungone che organizza la finta contestazione davanti al cinema, il regista indipendente John Sayles (Fratello di un altro pianeta). Tutti quanti impegnati a ricordarci com’era importante andare in sala, che gioia era l’aprirsi del sipario e che amarezza è sempre l’apparizione del ‘The End’.

In definitiva, Matinée è un gioiellino cinematografico in cui, divertendo con cognizione di mezzo, Joe Dante dice molte verità sociologiche esponendo usi e costumi d’epoca, un film ‘doppio’, spiritoso e intelligente, e un ricordo affettuoso del regista, che negli anni ’60 aveva l’età del ragazzino e nel 1993 quella del regista-produttore, che si esibisce quindi in una doppia autobiografia, omaggiando la memoria del cinema di alcuni maestri mai troppo menzionati, che con i loro horror, facili metafore della paura atomica, hanno allevato al terrore generazioni di teenager.

Di seguito il trailer internazionale di Matinee:

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