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6/10 su 13 voti. Titolo originale: Milano Rovente , uscita: 21-02-1973. Regista: Umberto Lenzi.

Recensione story | Milano rovente di Umberto Lenzi

09/01/2021 recensione film di Francesco Chello

Antonio Sabàto, un po' in sordina, è mancato il 6 gennaio 2021. Lo ricordiamo attraverso uno dei suoi film più interessanti, che segna anche l’esordio del regista nel filone

Milano rovente (1973) film antonio sabato

In questi giorni sono venuto a sapere (tramite alcuni tweet del figlio) della scomparsa di Antonio Sabàto, avvenuta il 6 gennaio per complicazioni da Covid-19. Quello che ho trovato assurdo è che, ad oggi nel momento in cui scrivo, praticamente nessuno ha riportato la notizia. Ora potrei anche capire che Sabàto sia uscito dai riflettori da almeno trent’anni, un lasso di tempo che favorisce ricambi generazionali che non sempre si preoccupano di mantenere legami col passato, ma mi sarei aspettato un minimo di commemorazione, credo che due parole le meritasse, quanto meno da chi ama il cinema di genere. Quel tipo di cinema di cui Antonio Sabàto era stato a suo modo icona, vivendone gli anni d’oro in concomitanza di quelli più importanti della sua carriera. Film ‘di genere’ e di vario genere, dallo spaghetti western al giallo, al post apocalittico, passando per la fantascienza, con una menzione obbligatoria per il nostro amato poliziottesco (nelle sue svariate derivazioni) in cui marca il cartellino più volte.

Milano rovente (1973) film posterNato a Montelepre in provincia di Palermo nel 1943, sanguigno e carismatico, sfrutta fisico e bell’aspetto per farsi notare da qualche agente che possa introdurlo al mondo dello spettacolo. Dopo una fugace partecipazione (la sequenza onirica in piscina) in Una Sera come le Altre, episodio diretto da Vittorio De Sica incluso nel film collettivo Le Streghe (che però esce nel 1967), per Antonio Sabàto arriva la grande occasione della produzione americana quando viene scelto tra circa duemila aspiranti per il film Gran Prix di John Frankenheimer, per il quale viene persino candidato ai Golden Globe come miglior attore debuttante. Un ruolo che gli apre le porte del cinema nostrano, in cui inizia ad ottenere ingaggi da protagonista in pellicole di generi diversi (che non staremo qui ad elencare).

Vive, quindi, in pieno un decennio intenso per il cinema italiano come quello degli anni ’70, in quello successivo riesce ancora a lavorare nonostante gli ingaggi inizino a diradarsi a causa dei primi segnali di crisi del settore specifico, finché decide di compiere una scelta di vita radicale trasferendosi negli Stati Uniti dove si dedicherà ad opere umanitarie (molto impegnato nel sociale) e alla pittura, oltre che incoraggiare la carriera da attore del figlio Antonio Sabàto Jr. – che punta molto sul suo good looking, non avendo la personalità del papà – con cui lavorerà nel film High Voltage ed in alcuni episodi della soap opera Beautiful.

L’idea, quindi, è quella di ricordare Antonio Sabàto parlandovi di uno dei suoi film più interessanti, ovvero Milano Rovente, che segna la seconda collaborazione tra l’attore e Umberto Lenzi dopo il giallo Sette Orchidee Marchiate di Rosso dell’anno precedente. Milano Rovente che, tra l’altro, è la prima incursione di Lenzi nell’eurocrime, filone in cui il regista toscano lascerà il segno con ben dieci titoli anche piuttosto rilevanti, ritagliandosi un vero e proprio spaccato personale.

Milano Rovente nasce sulla scia de Il Boss di Fernando Di Leo, parte da un soggetto di Franco Enna (Ombretta Lanza è un prestanome), giallista svizzero che in quel periodo rivaleggiava con Giorgio Scerbanenco, da cui lo stesso Enna insieme a Lenzi trae una sceneggiatura. Il film non è un poliziottesco in senso stretto, pur avendone svariati stilemi. Lenzi opta per una sorta di contaminazioni di generi, dal gangsteristico/mafia movie al noir. La sua Milano viene dipinta alla stregua di – citando il personaggio di Billy Barone (Alessandro Sperli) – una Little Chicago, a cui contribuiscono anche note di jazz dello score di Carlo Rustichelli. Ci si ispira a modelli americani, portandoci dentro problemi sociali del belpaese come quello della nuova malavita milanese.

Milano rovente (1973) film leroyUna storia che non vive di dualismo buoni vs cattivi, bensì di una guerra tra malavitosi che tiene fuori dal racconto qualsiasi tipo di personaggio positivo. Una vera e propria faida tra due schieramenti che innesca una spirale di violenza in un botta e risposta di atti criminali nei quali Umberto Lenzi può dare sfogo alla sua sadica fantasia. Conflitto che sceglie modi crudelmente creativi in cui si perde facilmente il conto di morti e feriti, con un repertorio che spazia dalle donne sfigurate con l’acido alla tortura da elettroshock ai testicoli. L’approccio è meno dinamico rispetto ai titoli di categoria che il regista dirigerà successivamente, non manca comunque qualche momento d’azione in cui si affida al suo angolo di ripresa.

Un film che sembrerebbe quasi un inno alla misoginia, in cui il ruolo della donna sembra mortificato dal contesto della prostituzione, da umiliazioni e trattamenti di sorta – roba che sarebbe meglio non far vedere a quelli che di recente hanno rotto le palle a Grease (non ho trovato un modo più efficace per dirlo), ma che invece vedrà proprio una donna (la bellissima Marisa Mell) come figura chiave del gran finale in quello che diventa una specie di riscatto ideologico.

Una faida che si rispetti deve avere due uomini di peso al comando dei rispettivi schieramenti. Discorso che ci offre il gancio per il nostro omaggio ad Antonio Sabàto, bravissimo nei panni del protagonista principale della vicenda, decisamente convincente nel ruolo del boss Salvatore Cangemi. Baffo deciso che lo fa sembrare più maturo dei trent’anni che aveva in realtà, atteggiamento ruspante, dalla mimica e la gestualità marcata tipicamente sicula. Ascesa e caduta di uomo ostinato, combattivo, ma anche ottusamente ambizioso. Un’ambizione che lo porterà a tirare troppo la corda ad un passo dalla vittoria, costandogli la fiducia anche degli uomini più fedeli, un particolare che alimenta un tema tipico del filone, quello dell’uomo solo contro tutti.

Milano rovente (1973) filmCome ripeteva lo stesso Sabàto in alcune interviste, un protagonista per emergere ulteriormente ha bisogno di un antagonista di livello. E’ il caso di Philippe Leroy che interpreta Le Capitaine, un personaggio diametralmente opposto a Cangemi; misurato, elegante, agisce più di testa che di pancia. Oltre ad offrire un inaspettato sguardo sul tema dell’omosessualità, che in qualche modo sarà ripreso da Salvatore Conte in Gomorra (la serie). A completare il quadro la consueta dose di affidabili caratteristi, le facce giuste che contribuiscono a settare quel piacevolissimo mood tipico del cinema di quegli anni.

Milano Rovente è un titolo indubbiamente riuscito di un filone di appartenenza nel quale Umberto Lenzi esordisce con gusto, mescolando poliziesco, noir e film di stampo mafioso, esaltando la violenza di uomini che arrivano a brindare i propri successi sui cadaveri ancora freschi. Un film che, non di meno, può contare su un protagonista in palla come Antonio Sabàto, al quale va il nostro omaggio per il suo contributo a quel cinema di genere che ancora oggi tanto amiamo.

Di seguito la scena di apertura di Milano Rovente: