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7/10 su 87 voti. Titolo originale: Suspiria, uscita: 02-10-2018. Regista: Luca Guadagnino.

Recensione Venezia 75 | Suspiria di Luca Guadagnino

22/09/2018 di William Maga

Il regista siciliano fa proprio il classico di Dario Argento del 1977, immergendolo in un contesto storico estremamente significativo e rielaborandone l'estetica e i temi, per un risultato complesso e ambizioso

Sei atti e un epilogo sono quello che promette a inizio visione l’attesissimo Suspiria di Luca Guadagnino (Chiamami col tuo nome), presentato in anteprima mondiale in concorso alla 75a Mostra del Cinema di Venezia. Questa importante premessa delimita chiaramente il campo da gioco in cui ha deciso di muoversi il regista siciliano. Chi conosce il classico di Dario Argento del 1977 sa a grandi linee cosa aspettarsi, ma la versione di Guadagnino prevedibilmente – e forse auguratamente – alla fine è quasi tutta farina del suo sacco, che se ci ricorda inevitabilmente in ogni momento l’esistenza dell’originale, tuttavia riesce a creare da questa base qualcosa di completamente nuovo e sorprendentemente attuale. Chi si aspettasse un film dell’orrore in senso stretto o facile è meglio che si rivolga altrove.

Berlino 1977: Susie Bannion (Dakota Johnson) fugge dalla sua famiglia rigidamente religiosa dopo la morte della madre e arriva in una Berlino divisa per studiare alla prestigiosa Tanz Dance Academy di Helena Markos, in subbuglio perchè al suo interno si sta prospettando un’aspra lotta per il potere. Non ha una precisa formazione per la danza moderna, ma già alla sua prima audizione convince le severe insegnanti che la osservano, e in particolare Madame Blanc (Tilda Swinton). Susie è così autorizzata a rimanere. Una grande fortuna, anche perché proprio da pochissime ore si è liberato un posto. Patricia (Chloe Grace Moretz) è infatti scomparsa. La vediamo nei primi minuti del film confusa e sconvolta mentre parla di streghe al suo psicanalista Jozef Klemperer (Lutz Ebersdorf, ovvero di nuovo Tilda Swinton con pesante trucco, in una pantomima assolutamente assurda e immotivata portata addirittura e spudoratamente avanti anche nella conferenza stampa del Lido…) e poi sparire senza lasciare tracce. All’Accademia di Danza, Susie intanto incontra Sara (Mia Goth) e le due fanno presto amicizia, diventando vicine di stanza. Alcuni fatti strani cominciano però ad accadere. Olga (Elena Folkina), una delle ballerine, subisce un crollo fisico durante le prove, insulta pesantemente Madame Blanc e non la si vede più. Anche Patricia non dà misteriosamente più sue notizie, ma Susie più che preoccupata per loro, si mostra maggiormente interessata a interpretare il ruolo principale in uno spettacolo intitolato Volk e di diventare un’allieva fedele di Madame Blanc.

Luca Guadagnino cala il suo Suspiria all’interno di un periodo storico molto simbolico. Nel 1977, Berlino è infatti una città divisa, nel bel mezzo della Guerra Fredda. La parte occidentale della città è scossa dalle azioni terroristiche della RAF (la Rote Armee Fraktion) e dalla relativa, e a volte molto radicale, rielaborazione dei crimini di guerra dei nazisti. E’ però anche la Berlino del modernismo tedesco e di Rainer Werner Fassbinder. È il momento di una nuova rivolta, del movimento femminista e dell’insurrezione della generazione nata nel dopoguerra. In parole povere, Suspiria si colloca in un frangente temporale di grande rottura sociale e politica, di cambiamento generazionale. Un dettaglio non insignificante, considerato che i personaggi principali non sono solo per il 95% donne (gli uomini sono sostanzialmente figure secondarie), ma sono attivamente parte di questo mondo e ben consapevoli di quanto accada intorno a loro, in modo molto ‘concreto’ (ascoltano i telegiornali alla radio e in TV, fumano) e non troppo ‘magico’. Senza dimenticare la ‘spaccatura’ interna alla Scuola. Allo stesso tempo, la pellicola lavora in modo permanente sull’idea del simulacro. L’immagine illusoria, o come dice a un certo punto il Dott. Klemperer, “la bugia che è una verità“, è il grande leitmotiv e l’espediente che viene utilizzato su più livelli, che il film fa proprio per tematizzare insieme una molteplicità di argomenti, rielaborandoli in modo ambizioso. I tre temi principali toccati da Luca Guadagnino qui sono i sistemi politici, le figure femminili e il loro posizionamento all’interno di questo schema e infine l’arte, soprattutto la danza intesa come estetica, ma anche megafono del corpo. Tutti e tre questi motivi sono collegati tra loro dal potere.

La loro fusione in Suspiria la trovano nella messa in scena di Volk, un’opera espressionista la cui origine viene collocata da Madame Blanc al 1948, e che rimanda inevitabilmente ai lavori dei mostri sacri Pina BauschMartha Graham Mary Wigman. “La danza”, così dice Madame Blanc, “non può mai essere bella e felice”. Si riferisce a una frase attribuita addirittura a Josef Goebbels, per il quale il ballo dovrebbe essere solo bello e felice, ma mai filosofico. E così le sue ragazze eseguono con tutta la forza dei loro corpi quella culminante performance artistica davanti al pubblico, che rappresenta un popolo nazionalsocialista, e la mettono in pratica attraverso i loro corpi seminudi, che in questo modo non ne trasmettono soltanto l’estetica, ma anche chiaramente una dimensione più arcana e potente. Vediamo i loro corpi che si incurvano, si piegano, molto similmente a quelli dei posseduti o degli spiriti inquietanti e disumani visti ad esempio in The Ring o The Exorcism of Emily Rose, film appartenenti cioè al genere horror e non associati alla danza ‘tradizionale’. Per tale motivo la performance riesce ad essere così poderosa alla vista.

Nella sequenza probabilmente più memorabile di Suspiria, Susie balla un assolo che fa contemporaneamente contorcere fino a risultati estremi un’altra ragazza con la semplice potenza dei suoi movimenti e con la massima efficacia, senza che le due si trovino nemmeno nella stessa stanza. Siamo davanti – nel vero senso della parola – a cinema del corpo trascendente, in cui l’orrore fluisce attraverso il l’organismo e trova il via libera con il movimento, ma anche attraverso la pelle e le ossa, attraverso la saliva, il sudore, e – in particolare – il sangue. E quando danzano, le ballerine non esitano a emettere sospiri, perché – e anche questo viene messo subito in chiaro – stanno facendo pratica nella dimora della Mater Suspiriorum, la Madre dei Sospiri, uno delle tre streghe più potenti che il mondo abbia mai conosciuto e addirittura sulla Terra già prima dell’era cristiana, della cui fedelissima cerchia fanno parte tutte le insegnanti che lavorano nell’Accademia di Danza. In questo luogo si incontrano – e si scontrano – due sistemi di potere: da un lato quello inconfondibilmente maschile del nazionalsocialismo, e dall’altro quello esclusivamente femminile delle streghe. Due forze assolutamente antagoniste. Più volte si allude al fatto che l’Accademia di Danza durante la seconda guerra mondiale si sia opposta ai metodi del sistema nazista e che ancora oggi sia ancorata a questa resistenza nella sua tradizione di insegnamenti e nell’estetica. Eppure, hanno anche qualcosa in comune. I rituali e l’idea di occulto propri delle streghe non erano certo estranei ad Adolf Hitler. I meccanismi di entrambi questi sistemi sono simili e questo è l’insospettabile punto in cui Suspiria vuole farsi sentire, ovvero la corrispondenza tra streghe e nazisti – il simulacro. Diventano fondamentalmente la stessa cosa. Si tratta di sistemi di potere in cui grazie a determinati meccanismi o rituali – come il marciare o il danzare – si generano cadaveri. La domanda a monte resta così solamente la motivazione. Cosa si vuole ottenere con questo potere, qual è il suo obiettivo?

Per le donne di questo film, tutte quante chiaramente grandi omaggi da parte di Luca Guadagnino ai personaggi femminili dipinti da Rainer Werner Fassbinder, si tratta soprattutto del momento dell’emancipazione. Suspiria è permeato di idee femministe, non solo del presente, ma anche degli anni ’70, in cui si esaltavano piuttosto le differenze delle donne, ciò che le distingueva. Per il regista palermitano la risposta sembra essere prima di tutto l’autodeterminazione. L’Accademia viene gestita interamente da donne, le ballerine non incontrano ostacoli sotto forma di tasse scolastiche e in quel luogo trovano coesione e complicità. È una casa con molte madri, simboleggiate da quasi tutte le donne dell’Accademia di danza, sia in senso reale che metaforico. Una particolare attenzione viene data però all’antagonismo tra la misteriosa madre biologica dell’altrettanto enigmatica Susie, una donna fortemente mennonita che odiava sua figlia per la sua testardaggine, e l’apparentemente austera Madame Blanc. Quest’ultima dimostra alla giovane non solo il suo strano calore e la propria attenzione, ma soprattutto le indica la via verso una nuova autocoscienza come donna emancipata. Il potere che queste figure sviluppano si basa da un lato su antiche idee archetipiche della stregoneria (rituali di gruppo, apparizioni/sparizioni ecc.), dall’altro, nonostante la loro essenza, sono ipermoderne (per il 1977 e di conseguenza per quest’epoca del #metoo che stiamo vivendo). Si tratta di autodeterminazione fisica e spirituale, della realizzazione di una professione e soprattutto della capacità di potersi esprimere nella danza e nella sessualità, e persino nell’uccidere.

Come controparte, il film mette sul tavolo la figura del Dott. Klemperer, un uomo che ha perso la moglie durante la seconda guerra mondiale e che viene introdotto come un gentile psicoanalista che indaga in solitaria e da lontano su quello che succede nell’Accademia. Ma Luca Guadagnino ha fatto i compiti per quanto riguarda la Storia delle donne. Anche Klemperer è infatti un simulacro. E’ un chierico moderno che condanna la stregoneria, è un analista che nega alle donne la loro verità e le loro conoscenze e le condanna come mere fantasie. È anche l’uomo silenzioso che per delle buone ragioni non vuole parlare della guerra. In poche parole, è l’esponente di quel sistema di potere duraturo chiamato patriarcato.

Una cosa è chiara, si parlerà ancora molto di Suspiria, l’analisi di tutti i temi e delle metafore contenute in esso potrebbe riempire un intero libro. Luca Guadagnino e il suo sceneggiatore David Kajganich non hanno solamente enfatizzato le tematiche presenti nell’originale in modo sottile, ma hanno anche riempito le crepe della sua mitologia, tipiche di tanto genere horror. Si tratta di un lavoro sottile e dettagliato, fortemente esteta (anche nei momenti di orrore più puro, che certo non mancano), che qui si fa meraviglioso mix di omaggi al capostipite e di qualcosa di completamente autonomo e nuovo. Ad esempio, si può intuire l’iconica colonna sonora originale dei Goblin nell’approccio minimalista ed empatico scelto da Thom Yorke e il classico di Dario Argento è richiamato alla mente in alcuni contesti, ma soprattutto nell’aura del nuovo Suspiria. La composizione cromatica e altri elementi tipici del genere Giallo vengono in parte modernizzati dal direttore della fotografia Sayombhu Mukdeeprom, ma soprattutto reinterpretati, conferendo a quest’opera un aspetto molto personale, molto più discreto ma per questo anche molto più coerente con i ‘veri’ anni ’70 in cui è calato, e per le complesse tematiche che vi sottostanno. Il mondo del Suspiria 2018 è costruito sopra un bivio e per questo non viene illuminato coi neon, ma dal blu pallido e dal marrone (si guarda a Balthus), è un qualcosa che sta nel mezzo, e che non sa se appassirà o se fiorirà.

Ed è proprio qui che questo film si staglia in maniera così intelligente e sottile, e con tempismo perfetto. Il mondo descritto in Suspiria è anche quello della società attuale, anch’essa al bivio tra sistemi di potere e politiche di genere. La domanda riguardo alla realtà è la stessa di quella nel film: dove andrà la danza e chi rimarrà sul palcoscenico alla fine della performance? Il finale, tutt’altro che chiuso (c’è addirittura una brevissima scena dopo i titoli di coda), lascia completamente nelle mani dello spettatore la risposta, se c’è.

Di seguito il full trailer internazionale e quello italiano di Suspiria, nei nostri cinema dall’1 gennaio 2019:

Tilda Swinton
Dakota Johnson
Chloë Grace Moretz
Mia Goth
Sylvie Testud
Jessica Harper
Angela Winkler
Ma?gorzata Bela
Ingrid Caven
Lutz Ebersdorf
Renée Soutendijk
Vanda Capriolo
Toby Ashraf
Fabrizia Sacchi
Elena Fokina
Olivia Ancona
Christine Leboutte
Paolo Vanoli
Alek Wek
Brigitte Cuvelier
Vincenza Modica
Marjolaine Uscotti
Charo Calvo
Elfriede Hock
Sharon Campbell
Clémentine Houdart
Mikael Olsson
Fred Kelemen
Majon Van der Schot
Anne-Lise Brevers
Iaia Ferri
Gala Moody
Sara Sguotti
Halla Thordardottir
Stephanie McMann
Maria Bregianni
Josepha Madoki
Navala Chaudhari
Karina El Amrani
Greta Bohacek
Joel-Dennis Bienstock
Doris Hick
Jessica Batut
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