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6/10 su 31 voti. Titolo originale: Unfriended: Dark Web, uscita: 19-07-2018. Budget: $1,000,000. Regista: Stephen Susco.

Recensione | Unfriended: Dark Web di Stephen Susco

di Sabrina Crivelli

Un sequel low budget che ricalca stancamente il predecessore, non riuscendo a rendere interessante la trama 'snuff' e ricorrendo ai soliti jumpscare per spaventare

Qualche anno addietro, era il 2014, Levan Gabriadze con un tocco di estro creativo decise di aggiornare il teen horror a livello visivo, inglobando direttamente nel girato le peculiarità estetiche delle nuove tecnologie tanto care alle giovani generazioni. Il risultato? Una sorta di thriller con un tocco paranormale tutto girato come se fosse una chiamata su Skype di gruppo, con la camera fissa sullo schermo di un computer e con tanto di operazioni varie sui vari social tipo Facebook, ricerche su Google e così via. Il film dava un certo mal di testa, il cast era tutt’altro che dotato, ma – gli va riconosciuto – l’estetica era senz’altro piuttosto innovativa. E’ trascorso quasi un lustro, la fusione tra spavento e nuovi device è stata esplorata da molti altri nel frattempo (Friend Request, NerveBedevil – Non installarla), non costituendo così più una novità né a livello stilistico, né tematico. Eppure, ancora nel 2018 c’è chi crede che accoppiare un cast pessimo, riprese limitate a ciò che succede sugli schermi di un PC e un plot estremamente banale e – in più passaggi – campato per aria, abbia una qualche attrattive. Si tratta difatti della perfetta descrizione del sequel di Unfriended, ovvero Unfriended: Dark Web, che è stato scritto e diretto dal debuttante Stephen Susco e co-prodotto dalla Blumhouse insieme alla Bazelevs Company.

La trama è piuttosto abbozzata e minimale: Matias (Colin Woodell), un normale studente universitario, durante un lavoretto part-time in una caffetteria s’imbatte in un computer smarrito. Trascorrono i giorni, ma nessuno lo reclama, così decide di portarselo a casa, avendo bisogno di un hardware più potente per sviluppare un programma che permetta di facilitare la comunicazione con i non udenti, in particolare con la bella Amaya (Stephanie Nogueras). Tuttavia, mentre il ragazzo sta discutendo la fidanzata e videochiamando via Skype i suoi amici, il portatile inizia misteriosamente a collegarsi al profilo Facebook di quello che sembra essere il vero proprietario, il quale se ne accorge e trova il modo di contattarlo. Non solo, nel tentativo di disconnettersi dall’altrui account, Matias incappa in una cartella nascosta piena di video snuff che mostrano gli omicidi di una serie di ragazze! Il protagonista e i suoi amici si ritroveranno quindi invischiati nello scambio di materiale illegale tra una serie di criminali che celano i loro misfatti nei meandri di Internet, ma che sono in grado di minacciarli anche nella vita reale …

Unfriended: Dark Web è la replica piuttosto palese – con piccola variazione di tema – del predecessore. Se, però, nel primo capitolo a minacciare il gruppo di amici era una presenza ultraterrena, che vagolava per la rete per punire coloro che l’avevano portata al suicidio e mostrare i loro – adolescenziali – oscuri segreti, qui sono gli hacker a costituire il nemico informatico invisibile (e non …). Tali premesse fanno sorgere immediatamente diversi grossi problemi. Anzitutto per chi ha visto il precedente film, il sequel non serberà alcuna sorpresa: il preambolo, ossia la videochiamata di gruppo, lo sviluppo – aka le morti a catena -, e il finale (questo lo scoprirà chi deciderà di vederlo) sono fin troppo prevedibili e seguono pedissequamente la falsariga di Unfriended. Si aggiunga poi, qua e là, qualche doveroso jumpscare, con aggressori alle spalle che s’intrufolano nella casa dello sventurato di turno, o repentini colpi di scena (del tipo un camioncino che investe uno dei personaggi …) che fanno dal nulla saltare sulla sedia chi guarda. Tuttavia, per chi è abituato ai titoli della Blumhouse, ormai questi escamotage non dovrebbero più sortire alcun effetto. In generale, c’è penuria di scene di vera e propria violenza nonostante l’R-rated – quasi tutta fuori campo o disturbata dalla distorsione del video -, ma abbondano molti primi piani via webcam di ragazzini disperati e piangenti che si contorcono e non sanno recitare e twist del tutto scontati.

Un ulteriore notevole problema è che, mentre nell’opera di Levan Gabriadze tutto ciò che accadeva – i singolari eventi che si susseguivano e gli strani decessi – era motivato dalle gesta di un’entità sovrumana e che quindi in qualche modo rendeva plausibile un po’ qualsiasi cosa, qui la causa è umanissima. Di conseguenza, l’estrema efficienza nel trovare le varie vittime designate in maniera fulminea, le repentine reazioni dei cattivi, la loro ‘onnipresenza’ e l’incapacità di reagire delle prede sono assai più improbabili e difficili da spiegare a livello di consequenzialità logica (nonostante il tipo di horror senza pretese che certo non si cura troppo dei ‘dettagli’ …). In ultimo si aggiungono dialoghi per buona parte davvero ridicoli e al limite del demenziale, ma ciò probabilmente poco conta visto il pubblico cui è probabilmente destinato il film.

In conclusione, operazioni come Unfriended: Dark Web hanno una semplice funzione: il consumo di massa da parte di spettatori liceali o poco più e presuppongono che questi siano attratti in sala e soddisfatti da qualsiasi cosa gli si propini sotto l’etichetta ‘horror’. Anzi, forse addirittura aspirano a narrazioni non eccessivamente complesse, fatto che implicherebbe fin troppa attenzione. I bassi budget impiegati e gli incassi, d’altra parte, sovente danno ragione ai produttori, come in fondo è avvenuto anche in questo caso, in cui con un investimento di soltanto 1 milione di dollari è stato realizzato un ricavo – modesto ma non troppo – di 9 milioni nei soli Stati Uniti.

In attesa di capire se primo o poi verrà distribuito anche nei cinema italiani, di seguito trovate il trailer originale:

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