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5/10 su 931 voti. Titolo originale: Wish Upon , uscita: 07-07-2017. Budget: $12,000,000. Regista: John R. Leonetti.

Wish Upon | La recensione del film horror di John R. Leonetti

20/12/2017 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista di Annabelle confeziona un teen horror con poca tensione e poco sangue, ma con qualche spunto qua e là

L’idea di un Genio, o di un’affine entità sovrumana, che esprime i desideri dell’uomo ha origini antiche; nella letteratura un esempio preclaro è la vicenda di Aladino in Le Mille e una notte, la quale però discende invero a sua volta dalle credenze di epoca preislamica, dove il Jinn costituiva un tramite tra terreno e sovraterreno e in cui spesso, diversamente dal suddetto racconto, era maligno. Riprendendo dunque la tradizione di un oggetto magico all’interno del quale uno spirito è capace di esaudire le richieste di chi lo possiede, come la celebre lampada di Aladino per l’appunto, Wish Upon di John R. Leonetti (Annabelle) declina il concept originale, già ampiamente riutilizzato (si pensi all’omonima favola animata Disney o al seminale racconto La zampa di scimmia di William Wymark Jacobs), in chiave latamente horror, dandogli una connotazione più orientaleggiante, cinese, giusto per conferire un tocco di novità, mantenendo però l’esotismo primigenio.

WishUpon.jpgProtagonista è Claire (Joey King), adolescente disagiata la cui madre si è suicidata quando era ancora bambina, il cui padre (un irriconoscibile Ryan Phillippe) la imbarazza perché rovista nei cassonetti come mestiere e la cui vita scolastica è resa un incubo da una sciacquetta bionda e superficiale che la bullizza costantemente. Tutto però pare migliorare per magia quando il genitore, in una delle sue esplorazioni nell’altrui pattume, trova una vecchia scatola musicale cinese e, ritenendola accattivante, le dà una ripulita e la regala alla figlia. La ragazza, che studia casualmente l’idioma asiatico, riesce a capire solo in parte le scritte sull’oggetto ligneo e in qualche modo intende che esso è capace di realizzare 7 desideri. così un po’ per gioco, senza nemmeno crederci, ne esprime uno, e si realizza, un secondo e anch’esso diviene realtà … Tuttavia, scopre presto che per ognuno di essi c’è un prezzo, ed è assai alto e la situazione ovviamente degenera sempre di più.

Decisamente teen e con un lato horror non molto marcato, è innegabile, Wish Upon è quasi del tutto privo di quei salti sulla sedia a cui prodotti omologhi ci hanno abituati: manca quasi del tutto una scena realmente spaventosa, non c’è pressoché violenza e, a parte qualche dettaglio sul misterioso carillion, non compare alcuno dei cliché fantasmatici da cinema del terrore con oggetto posseduto annesso. Strano ibrido nell’idea di base tra una versione di The Possession di Ole Bornedal con il surplus dei desideri e Wishmaster – Il signore dei desideri di Robert Kurtzman, quello che forse lascia più perplessi è che non esiste nulla di smaccatamente paranormale, nessun demone si palesa, eccezione fatta per qualche dettaglio su una silhuette a golum all’interno della scatola maledetta, quando si apre e suona. Si assiste solo a una sequela di oscure morti e, anche qui, è quasi tutto fuori campo, a parte qualche schizzo di sangue qua e là, giusto per dare colore. Insomma, dato il succedersi di improbabili decessi, potrebbe essere tranquillamente la trama di un nuovo Final Destination, se una demoniaca presenza non fosse sovente nominata lungo il minutaggio.

Eppure, staccandosi un attimo dalle aspettative che un certo tipo di premesse, un oggetto dalla natura maligna in primis, suscitano nello spettatore, ci sono anche degli aspetti non del tutto esecrabili, soprattutto se confrontato alle sceneggiature e alle produzioni davvero pessime che popolano la cinematografia del medesimo genere, ultimi Flatliners – Linea Mortale, Amityville: Il risveglio o The Bye Bye Man. Quantomeno, seppur certo non soddisfi chi cerca tensione e spavento, né dia vita a una solida rappresentazione sociale, Wish Upon ha comunque sia una narrazione esente da lapalissiani strafalcioni, benché fin troppo lineare e sbrigativa. Similmente, i dialoghi non sono del tutto agghiaccianti o strampalati; sebbene poi un po’ stereotipata, la protagionista è caratterizzata con una qualche coerenza e la King non è completamente fuori parte. Inoltre, piuttosto che ricorrere a dei pessimi effetti speciali e creature design orrendi alla Dead Awake, meglio forse desistere del tutto, descrivere solo gli effetti e non soffermandosi mai sull’entità che li causa. In ultimo, il finale è dominato da un auspicabile pessimismo, che porta a degno compimento le premesse.

Sicuramente, non avrebbe fatto male un’atmosfera più tetra almeno in certi passaggi chiave, né una reazione più sentita e prolungata alle morti di alcuni cari, né ancora la presenza, almeno abbozzata, di una qualche demoniaca creatura e neppure una declinazione un po’ più ruvida (alla Shameless) e meno superficiale dello status sociale di Claire e famiglia, ma esistono alcuni spunti interessanti nello script di Barbara Marshall, nonché una qualche coerenza d’insieme. Peccato però che si sia cercato troppo di smussare ogni aspetto spinoso, o gore, o disturbante, lasciando così uno scheletro promettente con nulla attaccato intorno, come ormai accade in ogni film horror PG-13.

Di seguito trovate il trailer ufficiale italiano:

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