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Riflessione | Il film di Dune mai realizzato da Alejandro Jodorowsky

di Redazione Il Cineocchio

A metà degli anni '70 il regista cileno provò a cimentarsi nella mastodontica trasposizione dell'opera dello scrittore Frank Herbert, coinvolgendo artisti tra i più disparati e insoliti, ma dovendo alla fine rinunciare al sogno

Lo scrittore Frank Herbert e i registi (ma è riduttivo nel loro caso) David Lynch e Alejandro Jodorowsky si collocano facilmente tra i creatori di mondi più fantasiosi della seconda metà del ventesimo secolo. Era logico che un giorno o l’altro i produttori cinematografici di Hollywood decidessero di trasformare il mastodontico Dune in un film, anche se non fu affatto facile per loro trovare il nome adatto a portare sul grande schermo quell’epico romanzo su un futuro interstellare di stampo feudale. David Lynch, come tutti i suoi fan sanno fin troppo bene, finì per dirigere l’ambizioso adattamento nel 1984, che finì per essere un flop al botteghino, nonché uno dei più grandi esempi di disallineamento tra filmmaker e progetto. Lezione appresa: non assumere il regista di Eraserhead – La mente che cancella per guidare un blockbuster di fantascienza dal grosso budget (40 milioni di dollari in quel caso).

Ma che dire del regista dell’ancora più bizzarro e ambizioso La Montagna Sacra (The Holy Mountain)? Nel 1975, ovvero quasi un decennio prima della versione lynchiana di Dune, Alejandro Jodorowsky annunciò il suo personale adattamento del romanzo di Herbert, che sarebbe stato finanziato da un consorzio francese guidato da Michel Seydoux e realizzato in collaborazione con artisti del calibro di Chris Foss, H.R. Giger, e Jean Giraud aka Moebius, dello sceneggiatore e realizzatore di effetti speciali Dan O’Bannon (il quale aveva da poco partecipato alla commedia spaziale low-budget Dark Star di John Carpenter) e di attori come Orson Welles, Gloria Swanson e David Carradine. L’artista cileno aveva inoltre intenzione di coinvolgere nel cast personaggi iconici ma non certo conosciuti per la recitazione come Mick Jagger, leader dei Rolling Stones e il pittore Salvador Dalí, che si sarebbe rivelato molto capriccioso e imprevedibile.

Il regista cileno ha raccontato in due diverse occasioni:

Non volevo rispettare il romanzo, volevo ricrearlo. Per me Dune non apparteneva a Herbert, così come Don Chisciotte non apparteneva a Cervantes, né a Edipo a Eschilo.

Per me, Dune sarà la venuta di un dio. Volevo creare qualcosa di sacro, libero, con una nuova prospettiva. Aprire la mente! Mostrare il processo di illuminazione di un eroe, poi di un popolo, poi di un intero pianeta (che a sua volta è il Messia dell’Universo, poichè con la sua rotazione il pianeta santo diffonde la sua luce attraverso tutte le galassie).

A quanto pare, Jodorowsky lesse Dune (in un giorno solo!) soltanto dopo che Dio in persona gli aveva ‘parlato’, dicendogli che quello avrebbe dovuto essere il suo prossimo progetto. Se molti fan gli danno ancora oggi merito per aver cercato di includere tutti i personaggi presenti nelle centinaia di pagine scritte, dall’altra parte gli è sempre stata rimproverata anche una eccessiva libertà nel trattare la storia originaria. Sappiamo che avremmo visto un imperatore della galassia pazzo che vive su un pianeta dorato in un palazzo che sfida le leggi della logica e in completa simbiosi con un robot identico a lui, la castrazione del Duca Leto per mano di un toro nel corso di un combattimento rituale, che Jessica avrebbe usato una goccia di sangue per ingravidarsi con quello che sarebbe diventato il Kwisatz Haderach, o ancora che Lady Fenring avrebbe accoltellato Paul (come e perchè restano però un mistero) e che Jessica avrebbe dovuto essere uccisa affinché Paul venisse ucciso. Mettendo da parte queste curiose licenze, in linea con la persona di Jodorowsky, la sintesi della sceneggiatura sembrerebbe fosse comunque fedele al concetto centrale di Dune (con accenni alla Jihad Butleriana, allo stato di Arrakis e ai Fremen, e allo stato politico dell’Universo), anche se con amplificazioni simboliche (trasmutazioni, tarocchi e alchimia), espansioni e aggiunte folli. Impossibile però farsene un’idea più precisa, perchè nessuno degli interessati si è mai sbilanciato più di tanto nell’approfondirne i dettagli (e l’enorme libro che si intravede nelle immagini sopra è ad oggi purtroppo inedito in qualsiasi formato).

Scriveva Chris O’Falt dell’Hollywood Reporter:

Il pubblico dei film di mezzanotte di Jodorowsky era già famoso per il fare uso di droghe, ma con Dune il regista ha deciso di realizzare un film che ricreasse gli effetti dell’LSD per un pubblico sobrio, con una colonna sonora dei Pink Floyd.

O come dichiarò una volta Salvador Dalí in persona:

Io non faccio uso di droghe, io sono una droga.

Quest’esperienza cinematografica di coscienza espansa sarebbe dovuta durare circa 14 ore, come scoprì Frank Herbert quando fece il check-in per la pre-produzione, scoprendo che 2 dei 9,5 milioni di dollari di budget stanziati erano già stati spesi e che la sceneggiatura era “delle dimensioni di un elenco telefonico”. Incapace di trovare uno studio che finanziasse il Dune che lui e i suoi collaboratori avevano immaginato, Jodorowsky alla fine abbandonò il progetto, ma i materiali generati (3.000 storyboard, numerosi dipinti, incredibili costumi) – e la vastità e la profondità della sua visione del libro – hanno in seguito fornito la base per il documentario del Jodorowsky’s Dune del 2013, curato da Frank Pavich.

Scrive Alejandro Jodorowsky in un saggio sulla sua esperienza dell’epoca:

Quasi tutte le battaglie sono state vinte, ma la guerra è stata persa. Il progetto è stato sabotato da Hollywood: era francese e non americano, il suo messaggio non era ‘abbastanza hollywoodiano’. Ci furono intrighi, saccheggi. Lo storyboard circolava tra tutti i grandi studi. In seguito, l’aspetto visivo di Star Wars mi ha ricordato molto il nostro stile. Per realizzare Alien, hanno invitato Moebius, Foss, Giger, O’Bannon, ecc. Il progetto fece capire agli americani che c’era la possibilità di realizzare film di fantascienza su larga scala e lontani dal rigore scientifico di 2001: Odissea nello Spazio. Il progetto Dune ha cambiato le nostre vite. Quando terminò, Dan O’Bannon entrò in un ospedale psichiatrico. Successivamente, ricominciò a lottare con rabbia e scrisse dodici copioni, che vennero rifiutati. Il tredicesimo era quello di Alien. Come lui, tutti coloro che presero parte all’ascesa e alla caduta del progetto Dune impararono a cadere mille e mille volte con selvaggia ostinazione fino a quando non hanno imparato a come stare in piedi. Ricordo il mio vecchio padre che, mentre stava morendo felice, mi disse: “Figlio mio, nel corso della mia vita, ho trionfato perché ho imparato a fallire“.

Mentre l’89enne Alejandro Jodorowsky ha fatto ritorno al cinema negli ultimi anni (Poesia senza fine è del 2017), il suo Dune rimarrà probabilmente per sempre nella lista dei più grandi film che mai hanno visto la luce. Tuttavia, almeno la sua influenza, se non la sua portata, continuerà senza dubbio a manifestarsi lampante per le generazioni di creatori di sci-fi a venire (anche se Denis Villeneuve, che sta lavorando alla nuova trasposizione, ha dichiarato qualche tempo fa che le sue intenzioni sono ben diverse).

Di seguito il trailer originale di Jodorowsky’s Dune:

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