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Voto: 4.5/10 Titolo originale: Scream 7 , uscita: 25-02-2026. Budget: $45,000,000. Regista: Kevin Williamson.

Scream 7: la recensione dell’ennesimo ritorno della saga con Ghostface

26/02/2026 recensione film di William Maga

Un prodotto nostalgico che valorizza Neve Campbell ma conferma la stanchezza creativa del franchise

A trent’anni dal capostipite, Scream 7 arriva nelle sale come un film che sembra dover giustificare la propria esistenza prima ancora di spaventare. Il ritorno di Neve Campbell nei panni di Sidney Prescott, l’approdo in regia dello sceneggiatore storico Kevin Williamson e l’assenza rumorosa di Melissa Barrera e Jenna Ortega hanno trasformato questo capitolo in un caso industriale prima che cinematografico. Eppure, al di là delle polemiche, resta una domanda semplice: c’è ancora sangue vitale nelle vene di Ghostface?

La trama riporta tutto a un’apparente essenzialità. Sidney vive a Pine Grove, Indiana, lontano da Woodsboro, sposata con Mark (Joel McHale), capo della polizia locale, e madre della diciassettenne Tatum (Isabel May). La ragazza, che porta il nome dell’amica uccisa nel 1996, ignora quasi del tutto il passato della madre. Ma il passato, come da tradizione, richiama con una telefonata: Ghostface torna a colpire, stavolta tra videochiamate, manipolazioni digitali e un inquietante richiamo a Stu Macher, il killer interpretato da Matthew Lillard, ufficialmente morto nel primo film.

Il meccanismo è noto: sospetti a rotazione, adolescenti che diventano bersagli, un cerchio che si stringe fino alla rivelazione finale. Attorno a Sidney gravitano nuovi volti – il vicino ossessionato dai delitti, l’amica di Tatum, il fidanzato ambiguo – e ritorni strategici come Gale Weathers, ancora incarnata da Courteney Cox, affiancata da Mindy e Chad (Jasmin Savoy Brown e Mason Gooding). La sensazione, però, è che molti personaggi siano pedine funzionali più che individui memorabili.

Il confronto con l’originale Scream diretto da Wes Craven è inevitabile. All’epoca l’operazione era rivoluzionaria: smontare il genere dall’interno, giocare con le “regole” dello slasher, trasformare il pubblico in complice consapevole. Oggi, dopo sequel, rilanci e imitazioni, quella grammatica è diventata formula. Williamson tenta la strada del “ritorno alle origini”, alleggerendo la stratificazione metacinematografica degli ultimi capitoli e concentrandosi sul trauma di Sidney (pescando nemmeno troppo velatamente dalla recente trilogia di Halloween). Ma nel farlo sacrifica proprio l’irriverenza che aveva reso la saga unica.

scream 7 film 2026 ghostfaceIl film insiste molto sull’eredità: Sidney come icona, madre iperprotettiva, sopravvissuta per eccellenza. Il conflitto con Tatum ruota attorno al silenzio, alla paura di trasmettere un passato di violenza. C’è un’intuizione interessante sull’ossessione contemporanea per il crimine vero e sulla tecnologia capace di falsificare volti e identità. Tuttavia, queste piste restano accennate. L’intelligenza artificiale è più espediente narrativo che vera riflessione; il commento sulla cultura dei fan si riduce a battute autoreferenziali.

Sul piano della suspense, Scream 7 alterna fiammate e stanchezze. L’incipit, ambientato nella ricostruzione per turisti della casa dei Macher, è uno dei momenti migliori: ironico, crudele, consapevole del proprio statuto di reliquia pop. Più avanti, un omicidio in un auditorium scolastico e uno in un bar dimostrano che la saga sa ancora essere fisica, sanguinaria, persino spietata. Ma tra un picco e l’altro il ritmo rallenta, i dialoghi si appesantiscono, le false piste risultano prevedibili. Quando la maschera cade, la rivelazione non ha la forza destabilizzante di un tempo.

Il problema non è l’assenza di idee in assoluto, bensì la loro timidezza. Dopo aver esplorato il concetto di “requel” e di eredità tossica nei capitoli del 2022 e 2023, qui si opta per una rassicurante centralità della protagonista storica. Neve Campbell offre una prova solida, intensa, capace di restituire umanità a un personaggio che avrebbe potuto diventare caricatura. Ma anche la sua dedizione non basta a nascondere una certa ripetitività strutturale. Le inquadrature di case suburbane, le foglie autunnali mosse dal vento, i corridoi in penombra: l’estetica appare più televisiva che cinematografica.

Nel confronto interno alla saga, questo settimo capitolo risulta meno audace del quarto e meno energico del quinto. Se il primo Scream era un atto di accusa ironico verso i cliché dell’horror, Scream 7 finisce per abitarli senza più metterli in crisi. È come se la serie fosse rimasta intrappolata nella propria mitologia, incapace di sorprendere un pubblico che conosce già ogni regola.

Eppure, liquidarlo come semplice operazione nostalgica sarebbe riduttivo. C’è una malinconia sottotraccia, la percezione che il tempo sia passato anche per Sidney. L’idea che non si possa fuggire per sempre dal proprio mito attraversa il film con una nota quasi crepuscolare. Forse è questo il vero cuore del progetto: riconoscere che la saga coincide con la sua eroina, e che continuare significa inevitabilmente riaprire ferite.

Commercialmente il marchio resta forte; creativamente, appare stanco. La domanda finale non è allora tanto chi si nasconde dietro la maschera, ma quanto ancora questa maschera riesca a terrorizzare.

Forse il destino di Ghostface è quello di tornare sempre, come ogni icona dell’orrore. Ma mai come stavolta si avverte il desiderio di lasciare Sidney in pace, consegnandola definitivamente alla storia del cinema horror. Perché se è vero che il franchise è nato come gioco intelligente sulle regole, continuare senza reinventarle rischia di trasformare l’urlo in un’eco sempre più flebile.

Di seguito trovate il secondo trailer doppiato in italiano di Scream 7, nei nostri cinema dal 25 febbraio: