Home » Cinema » Horror & Thriller » The Tax Collector | La recensione del film di David Ayer

6/10 su 175 voti. Titolo originale: The Tax Collector , uscita: 07-08-2020. Budget: $30,000,000. Regista: David Ayer.

The Tax Collector | La recensione del film di David Ayer

27/10/2020 recensione film di William Maga

Shia LaBeouf e Bobby Soto sono i protagonisti di un action di strada derivativo e ben poco ispirato, specchio della fase opaca del regista

the tax collector sangue chima sangue film

David Ayer (Suicide Squad) ritorna nei territori più familiari del rude dramma di strada con The Tax Collector – Sangue chiama sangue, che fa indigestione di cliché del genere e cita copiosamente alcune sue opere precedenti, tra cui Training Day, La notte non aspetta e Harsh Times. Qui, il co-protagonista Shia LaBeouf mette in ombra il resto del cast con un’interpretazione tanto oscura quanto determinata nei panni del misterioso esattore Creeper, mentre la star Bobby Soto (Per una vita migliore) si limita al ‘compitino’, optando per una prova di maniera, pulsante di sanguigna ispanica vendetta ma mancante di quel nucleo emotivo e di quella bussola morale deformata che affligge la maggior parte dei combattuti personaggi al centro degli altri film del regista.

The Tax Collector film 2020 posterThe Tax Collector segue David (Soto) e Creeper (LaBeouf) mentre raccolgono le “tasse” dagli spacciatori più feroci di Los Angeles. Il loro modo di fare affari è ostacolato da un nemico riemerso dal nulla, che promette di scuotere lo status quo per conto del cartello, spargimento di sangue incluso. Adesso, David e Creeper devono rimanere due passi avanti a questo nuovo avversario, oppure le loro vite e le vite di coloro che amano di più saranno scaraventate nel caos, mentre sulle strade della città cominceranno a piovere proiettili.

Sì, The Tax Collector è un altro prevedibile film targato David Ayer che presenta occasionali momenti esaltanti e più riusciti, che vengono però travolti dalle sue ormai altrettante note – ahinoi – battute d’arresto. Per cominciare, la sceneggiatura è esilissima e si appoggia a mezzucci narrativi a buon mercato per garantire che vengano suscitate alcune emozioni ‘tattiche’ nello spettatore mentre il film sorvola leggero sull’ambientazione e i personaggi preferendo rapidi flashback e promemoria costanti che David è una ‘brava persona’ e che, nonostante i metodi poco raccomandabili e metodici di Creeper, ci sono persone molto peggiori di loro due là fuori.

Questo scelta dovrebbe teoricamente rendere ‘più umano’ David e farci provare empatia con lui, la sua amorevole moglie e i suoi figli, nonostante il fatto che minaccino di morte altri disperati quotidianamente. Ma ehi, è un mondo di cani che sbranano cani e chiunque abbia i denti più affilati e il latrato più rumoroso generalmente finisce in cima alla catena alimentare, fino a quando non si viene messi alla prova da qualcuno col morso più cattivo.

Ed è proprio questo che è The Tax Collector, se non fosse al contempo anche un test della pazienza, poiché David Ayer ci getta continuamente in pasto stereotipi riciclati (dai suoi stessi film!) uno dopo l’altro al ritmo di musica rap.

Questo non vuol dire non sia più un regista di talento. Probabilmente ad Hollywood nessuno capisce i drammi polizieschi di strada come lui. La sua attenzione ai dettagli, la capacità di raccontare rabbia, degrado e ombre delle periferie americane è diversa da qualsiasi altro. Ad esempio, Harsh Times è un tour de force (grazie alla prova di Christian Bale), mentre Training Day è tra le vette del genere.

Ma in The Tax Collector David Ayer riutilizza semplicemente le stesse armi ormai scariche di sempre, affidandosi questa volta a individui molto meno talentuosi e ad una storia molto più sottile, che desta interesse davvero solo quando viene inquadrato Shia LaBeouf.

Non lasciatevi ingannare dai trailer: Shia LaBeouf è una pedina secondaria nel film e, sebbene le sue brevi apparizioni siano magnetiche e sconvolgenti, si tratta di momenti molto brevi e che non lasciano un’impressione duratura, non a causa dell’attore, ma per colpa dello script di David Ayer, che non lo invita a fare di più.

the tax collector sangue chima sangue film 2020Dal canto suo, Bobby Soto non sfigura come protagonista. Convincente? Sicuro. Il miglior nome per il ruolo? Probabilmente no. Anche nel suo caso, il copione gli dà ben poco su cui lavorare, trasformandolo letteralmente da riscossore di pizzo duro come l’acciaio a padre complesso, gentile e premuroso in un batter d’occhio. Solamente per capovolgere la situazione e trasformarlo poi in un cazzuto individuo in cerca di vendetta ma senza alcuna vera esperienza, che improvvisamente si rivela come il tiratore più preciso dell’intero The Tax Collector.

È un azzardo su cui David Ayer si appoggia fortemente, senza peraltro darci il materiale necessario a sostenere le affermazioni fatte sullo schermo. E questo rende la gran parte del film superficiale e ‘falsa’ rispetto a quanto ci aveva abituati in passato. Quasi sempre infatti veniamo portati a detestare la star dei film del regista, ma non possiamo fare a meno di desiderare che riesca nella sua impresa o che esca dal problema in cui si ritrova. Sfortunatamente, questa volta va diversamente.

Molti ritengono i film di David Ayer dei semplici action che glorificano la violenza per il gusto di farlo. Se generalmente questa è una lettura superficiale, per The Tax Collector possiamo dire che, in effetti, è ultra violento e che il regista riprende l’azione in modo nitido e pulito, evidenziando meravigliosamente gli effetti pratici. Ma la maggior parte di queste scene è priva di qualsiasi emozione o di peso emotivo reale, diventando così per lo più superflua.

In sostanza, ci si appassiona a The Tax Collector nel primo atto, godendosi la performance da duro di George Lopez e, giusto ribadirlo ancora, di un ispirato Shia LaBeouf, ma con l’andare dei minuti nulla può salvare la pigrizia e l’incapacità di David Ayer di portare avanti in modo soddisfacente – e inedito – la storia.

In definitiva, The Tax Collector è purtroppo un mero esercizio di stile senz’anima, specchio di un David Ayer che fa fatica a ritrovarsi.

Di seguito trovate il trailer internazionale di The Tax Collector – Sangue chiama sangue: