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6/10 su 9 voti. Titolo originale: We Need to Do Something , uscita: 03-09-2021. Regista: Sean King O'Grady.

We Need To Do Something: la recensione del film di Sean King O’Grady (Sitges 54)

09/10/2021 recensione film di William Maga

Vinessa Shaw e Pat Healy sono i protagonisti di un'opera prima spiazzante e cupa, tratta da un racconto di Max Booth III

we need to do something film 2021

È una vera sfida descrivere We Need To Do Something dell’esordiente Sean King O’Grady elencando – come si usa solitamente fare in questi casi – titoli di horror comparabili, il che è un complimento. L’adattamento cinematografico del racconto dello scrittore Max Booth III del 2020 è infatti una visione piuttosto unica e spiazzante che si oppone con vigore alle convenzioni dei film ambientati in un’unica location.

Una cupa e disorientante colonna sonora fusa con un’aria casalinga pesantissima fa da cornice alla vicenda, ambientata all’interno della stanza da bagno di una famiglia che vive nelle periferie di una qualche cittadina, mentre fuori infuria una violenta tempesta. E tutto questo prima ancora di mostrare i primi segnali di sconcertanti rituali satanici in essere. I 95 minuti sono gravati da piccoli problemi di ritmo, ma come suggerisce il titolo, proprio quando il pubblico ha bisogno di una scarica di adrenalina, il regista orchestra un qualche shock a rompere lo stallo, uno dei quali presenta sotto forma di cameo di un’icona rock che vale la pena scoprire mentre scorrono i titoli di coda.

we need to do something film 2021 posterMentre i tuoni rimbombano e la pioggia cade a dirotto, la madre e moglie Diane (Vinessa Shaw) raduna la sua famiglia all’interno di un vistoso bagno piastrellato, spazioso ma comunque potenzialmente stressante per tutti. Il marito e padre Robert (Pat Healy) cammina avanti e indietro per la frustrazione, il figlio Bobby (John James Cronin) si appassiona alla gravità del tornado e Melissa (Sierra McCormick), una teenager ribelle dai capelli rosa, si nasconde dietro lo schermo del suo telefono.

Diane assicura a tutti che il pericolo passerà e che il sole alla fine tornerà a splendere, ma al momento un albero sta bloccando la loro possibile fuga. Non importa quanto qualcuno spinga forte, la porta non si muoverà a causa all’ostacolo incastrato. Si spera che gli aiuti arrivino presto, ma ce la faranno a resistere sotto il peso schiacciante della paranoia da isolamento?

L’atmosfera ipnotica e carica di presagi di We Need To Do Something permette di sorvolare sulla rigidità di un design che rende il bagno più grande del lecito, mentre il tempo diventa il vero villain incombente. Robert può solamente aprire la porta di qualche centimetro, abbastanza per osservare la loro nuova architettura ‘en plein air’.

Suspense, drammi e attacchi di allarmismo affiorano tra i personaggi ormai a corto di compassione, coi famigliari a un passo dalla detonazione. L’alcolismo di Robert lo ha reso un burbero che arriva a trangugiare colluttorio (pochissimo alcol è meglio di zero no?) e votato agli scoppi improvvisi di aggressività che una Diane ormai abituata attribuisce ai suoi consueti comportamenti da inutile e dispotico partner: siamo di fronte a una storia dell’orrore di proporzioni domestiche, o almeno così pare. We Need To Do Something gioca un brutto scherzo al pubblico, perché Sean King O’Grady enfatizza sulle prime l’importanza dei ‘valori familiari’, almeno fino a quando le reali tonalità cremisi del film non esplodono in tutta la loro vitalità sullo schermo.

Il primo atto può risultare laborioso, in quanto i protagonisti imprecano e si stringono nelle spalle tra un suggerimento di fuga inapplicabile e l’altro, ma quella che può sembrare una barcollante carenza si trasforma in un metodo deliberato per amplificare il nostro primo incontro con le tematiche più spinose e arcane nascoste nella sceneggiatura di Max Booth III. Un gioco di carte di Bobby anticipa la comparsa di un serpente a sonagli, abbiamo dei flashback di quando Melissa e la sua fidanzata goth Amy (Lisette Alexis) hanno deciso di sperimentare incantesimi trovati su Internet, senza contare gli sbalzi di umore di Robert mentre i sintomi di astinenza inaspriscono la sua personalità ogni secondo che passa.

Insomma, c’è molto più di quel che sembra in apparenza, grazie alla situazione metereologica d’emergenza e ai molti motivi per un divorzio, passando per esplosioni di sangue che sembrano uscite da un qualche film splatter giapponese agli inserti fantastici alla Excision di Ricky Bates Jr..

Laddove altri prodotti indie solitamente si perdono nelle loro restrizioni, We Need To Do Something supera le aspettative grazie al suo cast. Quando l’alcolizzato impersonato da Pat Healy perde il controllo, la sua rabbia ribollente e la sconcertante imprevedibilità diventano un jolly nell’alchimia tra gli attori. Ogni volta che Vinessa Shaw dice che taglierà la gola a Healy la prossima volta che minaccerà i suoi ragazzi, possiamo facilmente percepire la sua sincerità protettiva e capire meglio quanto siano diventati arrugginiti i legami del loro matrimonio.

we need to do something film 2021 horrorSono loro gli incapaci capitani al comando di questa nave senza timone che assicurano che la minima scintilla possa innescare lo scontro finale, che Sierra McCormick prefigura attraverso ogni flashback riguardante la vendicativa maledizione pronunciata tempo prima che potrebbe aver evocato l’Apocalisse all’esterno. È davvero un cane quello che lecca un John James Cronin ridacchiante? O è qualcosa di ultraterreno? Sean King O’Grady ci permette solo di vedere cosa c’è dentro le pareti del bagno, il che si aggiunge all’inquietante intrigo universale.

Va detto che We Need To Do Something è uno di quei film ‘impossibili’ da descrivere in una recensione senza rischiare di rovinare la sorpresa a chi non l’avesse ancora visto, quindi meglio restare sul vago. Potrebbe essere frustrante, ma è meglio approcciarsi all’incubo di Sean King O’Grady sapendone il meno possibile, che già il trailer qualcosa di troppo dice. Una voce da dietro una porta di quercia, la devastazione della Natura, un nucleo famigliare descritto nell’intimità e lontano dalle apparenze: Max Booth III estrae un coniglio decapitato, una colomba straziata e tanti altri oggetti imprevisti dal suo cilindro da mago dello script.

A parte eventuali lamentele sul suo incedere erratico, We Need To Do Something resta un’ode agli orrori sconosciuti della vita, uno di quei piccoli film che gli appassionati devono scoprire da soli e che confermano come il genere possa ancora dire qualcosa.

Di seguito trovate il trailer internazionale di We Need To Do Something: