È uno dei più grandi anime di tutti i tempi: ecco perché è il momento perfetto per recuperare Bleach
27/05/2026 news di Andrea Palazzolo
Bleach è un anime che ha segnato una generazione, ma sta raggiungendo la fine del suo viaggio solo di recente.

Ci sono opere che trascendono il loro tempo, che sfondano barriere culturali e generazionali per diventare parte dell’immaginario collettivo. Bleach è una di queste. Ma dietro il successo planetario, le milioni di copie vendute e i 366 episodi che hanno segnato un’intera generazione, si nasconde una storia che in pochi conoscono: quella di un manga rifiutato dagli editori e salvato dall’intervento personale del maestro Akira Toriyama.
Nel 2008, durante un’intervista al Comic-Con di San Diego ripresa dal Los Angeles Times, Tite Kubo raccontò il suo stupore per il successo ottenuto dalla sua creatura. Gli editori dello Shonen Jump avevano bocciato Bleach in un primo momento, ritenendolo inadatto alla pubblicazione. Poi il creatore di Dragon Ball, il manga che ha definito gli standard del genere battle shonen, scrisse personalmente una lettera di incoraggiamento a Kubo. Quel gesto cambiò tutto. Nell’agosto del 2001 usciva il primo volume di Bleach, destinato a vendere milioni di copie in Giappone e in Occidente, a generare una trasposizione animata da 366 episodi, quattro film d’animazione e una devozione che dura ancora oggi.
Bleach non è il solito shonen, nonostante a un primo sguardo possa sembrarlo. C’è il protagonista adolescente con poteri sopiti, ci sono gli archi narrativi costellati di power-up, un mare magnum di personaggi secondari e quella vena comica che alleggerisce i momenti più tesi. Eppure qualcosa lo distingue nettamente da tutto il resto. Rispetto agli altri colossi dello Shonen Jump del suo periodo d’oro, Bleach si è sempre dimostrato più maturo, meno edulcorato, più sanguinolento. Più “tamarro”, se vogliamo dirla tutta. E forse è proprio questa sua natura a renderlo così speciale.
La storia segue le avventure di Kurosaki Ichigo, quindicenne dalla chioma arancione con un forte senso di giustizia e la capacità di vedere e interagire con gli spiriti dell’aldilà. Quando incontra Rukia Kuchiki, una shinigami in missione sulla Terra, viene accidentalmente proiettato nell’universo degli shinigami, assorbendone i poteri. Gli shinigami, resi celebri in Occidente anche grazie a Death Note e all’indimenticabile Ryuk, sono le divinità della morte della mitologia giapponese: il loro compito è guidare le anime defunte verso l’aldilà. Ichigo decide di dedicare tutto sé stesso a questa missione, venendo coinvolto in una serie di eventi che lo porteranno a indagare sempre più a fondo nel mondo degli spiriti e, soprattutto, nelle sue origini.
La bellezza di Bleach sta nella sua capacità di bilanciare profondità narrativa e spettacolarità visiva. Ogni arco narrativo porta con sé nuovi sviluppi, colpi di scena capaci di ribaltare certezze consolidate, momenti di apprensione che tengono incollati allo schermo. Ma non mancano mai quegli sketch comici che alleggeriscono un’opera altrimenti cupissima, creando un ritmo narrativo che sa quando accelerare e quando concedere una pausa.
Il vero cuore pulsante dell’opera, però, sono i combattimenti. E qui Bleach non è secondo a nessuno. Frenetici, mozzafiato, con ritmi al cardiopalma e un’animazione che ancora oggi, a quasi vent’anni dalla trasposizione animata del manga, rappresenta uno degli esempi meglio riusciti del genere. Mai uguali tra loro, collocati in un power system enormemente variegato dove ogni singolo personaggio – principale o secondario, eroe o villain – è dotato di una sua crescita personale e di un particolare stile di combattimento. Le battaglie non sono semplici momenti d’azione: sono momenti di rivelazione, dove i personaggi mostrano chi sono davvero.
Per amore della sua arte, che tanto ha significato per lui e per i suoi lettori, ci piace immaginare che il maestro Toriyama avesse visto in Bleach esattamente questo: un’opportunità, un’occasione da non perdere per mostrare al mondo quanto il genere shonen possa essere emozionante e coinvolgente senza perdere gli elementi che lo hanno reso grande. Sotto questa luce, Bleach si presenta come l’opera principe di un autore maturo, il coronamento di un lavoro fatto di vittorie e fallimenti.
Tite Kubo, il ragazzo che dietro il banco di scuola sognava di diventare un famoso mangaka, ci ha consegnato un’opera simbolo di un genere, un’opera che ha tutto il diritto di sedere al fianco di capolavori come One Piece, Dragon Ball e Naruto. Se proprio non volete fidarvi di chi scrive, fate come gli editori dello Shonen Jump e fidatevi del maestro Toriyama, che una o due cose le conosceva bene. Guardate Bleach, innamoratevi dei suoi personaggi e delle loro storie, emozionatevi davanti alle difficoltà di un protagonista mai banale. Non ne resterete delusi.
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