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Gangs of London (stagione 1) | La recensione della serie ideata da Gareth Evans

06/07/2020 recensione film di William Maga

Il regista di The Raid si sposta sul piccolo schermo per un prodotto violentissimo e cupo in 9 episodi. Con lui i colleghi Corin Hardy e Xavier Gens. Tra i protagonisti Sope Dirisu e Joe Cole

Sope Dirisu in Gangs of London (2020)

Se non siete grandi fan di Guy Ritchie o Vinnie Jones, i 9 episodi (da quasi un’ora ciascuno) della prima stagione della serie britannica Gangs of London potrebbero sembrare – almeno dai promo – un po’ scoraggianti. Fatevi un favore e ignorate quegli istinti, perché vi perdereste uno dei migliori prodotti crime drama che Sky (e TV8 di riflesso, che la trasmette in chiaro in Italia), o chiunque altro, abbia realizzato da qualche tempo a questa parte non soltanto a livello europeo, ma anche oltre oceano. Una grandiosa epopea famigliare dal respiro cinematografico, paragonabile in un certo senso a quella di Il Trono di Spade per la sua incredibile portata, per la complessità degli intrighi politici messi sul tavolo e – soprattutto – per la sensazione che qualsiasi personaggio possa essere ucciso in qualunque momento.

gangs of london serie 2020 posterGangs of London parla di crimine organizzato a Londra, naturalmente, ma non è esattamente il tipico prodotto riconducibile a questo sottogenere televisivo. Non bisogna avere alcun interesse particolare nei gangster per rimanere ammaliati dallo show. Però, si deve avere uno stomaco piuttosto forte per la violenza.

L’episodio pilota è sostanzialmente un lungometraggio (oltre 90 minuti) ed è stato diretto dal co-creatore dello show (con Matt Flannery) Gareth Evans, il 40enne regista gallese noto per i due film di The Raid, che hanno sdoganato l’arte marziale indonesiana del pencak silat al pubblico occidentale (la nostra intervista esclusiva).

Facciamo subito la conoscenza dei Wallace, la più importante famiglia criminale della capitale britannica. Finn Wallace (Colm Meaney) e il suo braccio destro, Ed Dumani (Lucian Msamati), hanno costruito il loro lucroso business da zero, ma ora il loro impero è in subbuglio. Il primo è infatti stato assassinato e spetta così al suo impulsivo figlio Sean (Joe Cole) scoprire chi ha ordinato la sua morte e riportare l’ordine nella sua ‘casata’.

Ambientato in quella che Gareth Evans ha definito una Londra ‘Gothamizzata’, un mondo estremizzato che è sia familiare che insolito, che conosciate la città o meno. Gareth Evans ha optato per rimuovere i principali punti di riferimento dallo skyline, eppure i diversi quartieri attraversati durante la serie sono in qualche modo intuitivamente distinti e riconoscibili. La capitale è la cornice perfetta per uno show come questo, un melting pot culturale assoluto di criminalità organizzata che a volte può essere difficile da seguire (a tal proposito, vederlo in lingua originale è quasi un obbligo). Incontriamo albanesi e curdi, nigeriani e pakistani, nonché la comunità’ in movimento’ che viene inavvertitamente trascinata nella faida improvvisa. Ogni fazione ha obiettivi e alleanze differenti, associati a diverse zone di questo universo sommerso, e le preoccupazioni per gli “affari” da parte dei Wallace riguardano la protezione delle bande che controllano le banchine del Tamigi, il commercio di droga, lo sviluppo di terreni, il riciclaggio di denaro sporco e molto altro ancora.

Fulcro di Gangs of London, Joe Cole è elettrico nei panni di Sean, il “ragazzo che guarderebbe le città bruciare pur di dimostrare di essere un uomo”. Raffinato maniaco, ubriaco di dolore e potere, che tiene testa alle persone più influenti e pericolose della città, il giovane ordina una moratoria completa su tutte le attività criminali fino a quando non troverà il killer di suo padre. Una decisione impopolare, che avrà inevitabilmente delle ripercussioni.

gangs of london serie 2020Gangs Of London è, così, tanto un melodramma famigliare quanto un thriller violento, con relazioni messe alla prova tra i membri dei Wallace – la madre (Michelle Fairly), un tipo altero e risoluto sullo stile di Lady Macbeth, i suoi ragazzi Sean e Billy (Brian Vernel), sua figlia Jackie (Valene Kane), l’unico membro della famiglia che sembra essere fuggito via da quel mondo – e la loro famiglia surrogata, i Dumani.

Poi c’è Elliot (Sope Dirisu), il più vicino ad essere etichettato come “eroe”, un ex criminale di basso livello che individua una ghiotta opportunità per salire di livello nelle gerarchie avvicinandosi al momento giusto al vulnerabile Sean. Il suo percorso si fa via via più importante man mano che la serie procede, e l’attore – visto in Il cacciatore e la regina di ghiaccio – ha il compito non semplice di farsi personalmente carico delle clamorose ed efferate scene di combattimento. Non un ex artista marziale addestrato (almeno non in alcun modo significativo), il 29enne Sope Dirisu ha accettato la sfida con brio, ed è ipnotizzante guardarlo in azione mentre dà – e prende – colpi di ogni tipo.

Veniamo quindi alla quantità – e qualità – della violenza portata sullo schermo. Gangs of London si apre con un uomo appeso a testa in giù dalla cima di un grattacielo che viene cosparso di benzina e poi lasciato cadere. È un personaggio secondario di cui non sentiamo più parlare ed è un’introduzione che definisce chiaramente lo stile e il tono dello show a seguire. Scorrerà il sangue. I personaggi saranno arsi vivi e affogate nel cemento fresco, denti e unghie verranno strappati, e ci saranno sparatorie, pugnalate e fendenti di machete più di quante sia possibile tenere traccia. Questa non è esattamente una violenza glamour, ma Gareth Evans – fortunatamente – si porta dietro un bagaglio di influenze orientali che non può accantonare, con alcune sequenze così accuratamente coreografate da sembrare dei balletti (spesso in incredibili piani sequenza). Altre volte, Gangs of London lambisce i territori dell’horror: è cupo, cruento e implacabile. C’è anche un pizzico di umorismo nero, del tipo più oscuro.

Richard Harrington, Mark Lewis Jones e Garmon Rhys in Gangs of London (2020)A parte Gareth Evans, tra i registi degli episodi troviamo Corin Hardy, meglio conosciuto per The Hallow, The Nun e il mancato reboot di Il Corvo, e Xavier Gens (già dietro a Frontier(s), The Divide e Hitman). In ogni caso, Gangs of London è un insieme coerente, ma ogni episodio è distintivo – sia che si tratti di un set eccezionale, di un flashback illuminante o di un cliffhanger chiave. Sono tutti fantastici, ma, come ci si aspetta, alcuni episodi stupiscono in modo particolare. Il pilot è un ottovolante e si destreggia abilmente tra più sottotrame, culture e personaggi. La storia di Lale (Narges Rashidi), nel terzo episodio, è ugualmente scioccante e potente, mentre il quinto sembra un film a sé stante.

Forse troppo desolante per essere vista tutta in una volta in binge watching, potreste – e dovreste – voler assaporare con calma ogni singolo episodio di Gangs of London, magari perdendovi un po’ nella complessità della storia, ma prendendovi il tempo necessario per apprezzarne la splendida fotografia, il nitido sound design, l’incredibile cast e le coreografie delle scene d’azione, all’altezza di una produzione hollywoodiana milionaria.

In definitiva, Gangs of London è un must sorprendente, esplosivo ed emozionante per i fan dell’action e delle narrazioni noir contorte che non si fanno grossi problemi a gestire violenza e brutalità spinte. Nella sfortuna di non vederlo lavorare al cinema, la fortuna di constatare che il talento di Gareth Evans non si è perso in TV, anzi.

Di seguito trovate il trailer internazionale di Gangs of London, trasmessa in Italia da Sky e TV8:

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