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Intervista esclusiva | Gareth Evans sul remake di The Raid, Dredd, Suspiria e il cinema di Hong Kong

24/10/2018 news di Alessandro Gamma

Abbiamo incontrato faccia a faccia il regista gallese, che ha fatto il punto della sua carriera, tra progetti mancati, supporto di Netflix e spaventosi ricordi d'infanzia

Balzato agli onori delle cronache per aver ‘sconvolto’ il mondo del cinema action e di arti marziali con film come Merantau, The Raid – Redenzione e The Raid 2: Berandal (che hanno anche lanciato la carriera di Iko Uwais), il filmmaker gallese Gareth Evans è da qualche settimana tornato sulle scene con Apostolo (Apostle), prodotto originale di Netflix (la nostra recensione) che segna una svolta interessante nella sua carriera, in quanto si addentra completamente in territori horror, facendo seguito alle prove generali del segmento Safe Haven contenuto nell’antologia V/H/S/2 del 2013.

Abbiamo avuto modo di incontrare faccia a faccia Gareth Evans all’ultimo Festival di Sitges, dove ha presentato in anteprima europea la sua ultima fatica (che abbiamo potuto ammirare sul grande schermo), approfittandone per parlare dei suoi progetti passati e futuri.

Hai già abbondantemente ribadito nelle scorse settimane che The Raid 3 non accadrà, o almeno non nell’immediato futuro …

Guarda, ci ho pensato a lungo e per un certo periodo avrei davvero voluto girarlo, ma poi il tempo ha cominciato a trascorrere … Inoltre, avevo già alle spalle tre lungometraggi action di fila e ho cominciato a pensare che girandone un quarto mi sarei ritrovato intrappolato in un preciso genere e che non ne sarei più potuto uscire per fare altro. Poichè la storia di The Raid 3 sarebbe stata decisamente connessa a quella del secondo film – ricordi la conclusione? – dopo tre o quattro anni in cui non succedeva niente a riguardo ho cominciato a guardare avanti e a  muovermi verso altri progetti, così come pure i ragazzi che hanno partecipati a quei due film. Dopo così tanto tempo è sembrato solo inutile ritornare indietro e rivisitare quelle storie. Questo comunque non vuol dire che un giorno non mi cimenterò ancora in un film di arti marziali. Adoro lavorare con Iko Uwais e gli altri, ma al momento preferisco cimentarmi con altre cose, e anche loro penso desiderino far vedere cosa sanno fare in altri contesti. Magari qualcosa di meno violento! [ride] Sono cresciuto guardando i film di Jackie Chan e di Jet Li, opere senza grandi dosi di violenza … più orientate sulle coreografie e con un pizzico di commedia.

Rimanendo sulle arti marziali, un paio di anni fa hai girato il cortometraggio Pre Vis Action, in bianco e nero, quasi muto, sul mondo dei samurai. Lo avevi pensato anche come un possibile lungometraggio?

Non esattamente. Sono sempre stato un fan dei film di samurai e del genere chambara giapponese, quindi se ci fosse la possibilità di un progetto del genere salirei immediatamente a bordo! Pre Vis Action non è stata pensato come un potenziale lungometraggio. All’epoca era un po’ di tempo che non giravo nulla, voleva sperimentare alcune nuove idee e volevo dimostrare a me stesso che sarei stato in grado di pensare delle scene d’azione che avrebbero potuto finire in un mercato PG-13 o se invece il mio stile non fosse adatto a quel salto. Il bianco e nero invece è dovuto esclusivamente al fatto che avevo talmente pochi soldi da non potermi permettere la color correction! [ride] Ci siamo divertiti molto a girarlo e Hannah Al Rashid, che è un’attrice indonesiana molto brava, ha imparato molto in fretta le coreografie, e ora è nel film La Notte su di Noi di Timo Tjahjanto [la nostra recensione].

So che sei appassionato anche del cinema d’azione di Hong Kong e di registi come John Woo, Tsui Hark e Ringo Lam … Mi puoi dire qualcosa di più di questa tua passione?

Certo! Sono anche fan del Wong Kar-wai di As Tears Go By e dei film della Milkyway e di Johnnie To. Sono così pieni di stile e carisma. Il catalogo dei film prodotti a Hong Kong tra la fine degli anni ’80 e la metà dei ’90 è davvero pazzesco. Tutte opere che mi hanno influenzato profondamente durante l’adolescenza, quando finito il ‘periodo Jackie Chan’ ho scoperto l’animazione giapponese e poi il genere Heroic Bloodshed

Hai aggiornamenti sul remake americano di The Raid di cui si vociferava lo scorso anno e di cui si sono un po’ perse le tracce?

Credo che il progetto stia andando avanti sotto la guida di Joe Carnahan e che le riprese dovrebbero iniziare o alla fine di quest’anno o all’inizio del 2019. Sicuramente qualcosa sta succedendo in proposito. Frank Grillo è naturalmente ancora coinvolto. A un certo punto, Joe e Frank mi hanno telefonato per più o meno discuterne, ed è stato strano che aspettassero la mia benedizione per un film di cui io per primo sono super entusiasta! Ho detto loro che sono assolutamente curioso di vedere cosa saranno in grado di fare con quel concept. In riferimento ai miei The Raid, sono stato sempre piuttosto limpido circa le mie influenza, ovvero i film di Die Hard, Distretto 13 – Le Brigate della Morte, Rio Bravo, Peace Hotel di Wai Ka-fai ecc. Non si tratta quindi di fare un remake di qualcosa di ‘sacro’ che ho inventato io come concept, si tratta di persone intrappolate dentro un edificio che devono farsi strada combattendo per uscirne vive. Partendo da qui puoi tirarne fuori qualsiasi tipo di sfumatura o di ambientazione. Sono un fan dei film di Joe Carnahan, ha davvero occhio per le scene d’azione dinamiche, quindi sono veramente impaziente di vedere cosa farà!

A proposito di stesso concept sviluppato in modi diversi, The Raid – Redenzione ha davvero molti punti di contatto con Dredd di Pete Travis, uscito peraltro quasi contemporaneamente

Si, una buffa coincidenza … Avevo questo amico nel Regno Unito, un montatore, al quale un giorno cominciai a raccontare la trama di The Raid. In quel momento mi trovavo nella fase di post-produzione del film. Lui disse ‘Ah!” e mi girò questo link con la sinossi di Dredd. Rimasi sconvolto, sperando che alla fine The Raid sarebbe uscito prima! Sono convinto che non ci siano state ‘fughe’ di notizie da parte di qualcuno … Credo si sia trattato semplicemente di una situazione spiacevole in cui due tizi se ne sono usciti con la medesima idea nello stesso momento. Un insieme di circostanze davvero bizzarre.

Pensi che un film come Apostolo, decisamente un horror poco ‘mainstream’ secondo l’attuale accezione di Hollywood, sarebbe stato possibile attraverso canali più tradizionali invece che con l’aiuto di Netflix?

Penso che Apostolo non avrebbe mai potuto essere ‘commerciale’ in nessun modo e che quindi nessun grosso studio lo avrebbe mai finanziato. Ma a me va benissimo così, perchè io per primo non volevo che fosse fatto come il tipico film di un grosso studio. Sapevo che con un budget minore avrei potuto avere maggior controllo su tutti gli aspetti artistici, quindi ringrazio Netflix di avermi dato la possibilità di girare Apostolo così come intendevo farlo, senza censurare nulla e senza interferenze. Devo dirti che mi hanno offerto dei film ‘tradizionali’ dopo The Raid 2, ma non mi hanno preso … E se non sono coinvolto al 100%, meglio lasciar perdere.

Parlando di progetti non realizzati, cosa mi dici di Blister?

Avrebbe dovuto essere il mio film successivo a The Raid 2. Sarebbe stato un film d’azione più contemporaneo, ambientato negli Stati Uniti. Ci abbiamo lavorato per un certo periodo, ma poi sono subentrati quel tipo di conflitti che impediscono a una pellicola di venire alla luce … Così, dopo un paio d’anni di rinvii, mi sono gettato su Apostolo. 

Visto che ultimamente ti sei dato all’horror, hai familiarità col cinema del terrore italiano?

Conosco Dario Argento, anche se sono terribilmente imbarazzato dal non aver mai visto Suspiria. Ma c’è questo cinema a Londra che proietta vecchi film e che presto dovrebbe mettere in cartellone la versione restaurata, che di sicuro non perderò! Ho invece visto qui il Suspiria di Luca Guadagnino [la nostra recensione], ma purtroppo non ho colto i dialoghi in tedesco perchè non c’erano sottotitoli in inglese, quindi mi riservo di rivederlo prima di darti un giudizio, perchè così mi sembra di essermi perso il 50% del film.

Più in generale, c’è un film dell’orrore che ti ha colpito in qualche modo?

Da piccolo, mio padre era il custode dei film che potevo vedere e lui non è mai stato un grande dell’horror. Quindi in casa non ne circolavano affatto … Li ho scoperti solo nella pre-adolescenza … In pratica da piccolo le mie più grandi paure verso questo genere si limitavano alla paura per le copertine delle VHS dei film del terrore che vedevo nei videonoleggi, come quella di Nightmare – Dal profondo della notte. In ogni caso, il primissimo contatto di cui ho memoria col cinema horror l’ho avuto verso gli 8 anni … Ero a casa di un amico e in TV trasmettevano Lo Squalo, un film che mi è rimasto davvero impresso nella mente e che mi ha perseguitato per parecchio tempo. E io miei genitori non ebbero idea che lo avessi visto … Si trovarono solo davanti questo ragazzino che non aveva alcune intenzione di entrare nell’Oceano! [ride]

Di seguito il trailer originale di Apostolo:

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