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8/10 su 1072 voti. Titolo originale: The X-Files, uscita: 10-09-1993. Stagioni: 12.

Recensione story | X-Files: Al di là del tempo e dello spazio, il pilot alla prova degli anni

30/12/2019 recensione serie tv di William Maga

Nell'autunno del 1993 veniva trasmesso il primo episodio della serie creata da Chris Carter, che avrebbe rivoluzionato il modo di fare TV e fatto appassionare milioni di spettatori alle indagini 'fuori dal comune' di David Duchovny e Gillian Anderson

x-files tempo spazio pilot 1993

Un’automobile avanza attraverso l’oscurità, mentre intorno impazza un temporale. All’interno del veicolo, due giovani agenti dell’FBI che da poco hanno cominciato a lavorare insieme, lo ‘spettrale’ Fox Mulder e la novellina Dana Scully (David Duchovny e Gillian Anderson) stanno seguendo una improbabile pista lungo un tratto di strada che attraversa una fitta foresta dell’Oregon. L’uomo guarda il uso orologio. Le 09:03. Dà una occhiata di nuovo, questa volta alla sua bussola. Sta girando all’impazzata. All’improvviso, una luce abbagliante investe il veicolo, spegnendo temporaneamente il motore. Mulder cerca di accelerare. Niente. Ricontrolla l’orologio. Le 09:12. ‘Mancano’ nove minuti.

Questi due emissari del governo, riclassificati come ‘cacciatori di fantasmi’, si ritrovano quindi bloccati nello stesso punto in cui solo poche ore prima, in pieno giorno, la stazione radio che stavano ascoltando aveva emesso un rumore assordante. Mulder, con un’intuizione delle sue, prende lesto una bomboletta spray e dipinge una simbolica “X” sul manto stradale.

x-filesNon certo uno che si tira indietro quando l’oscurità incombe, Mulder esce dall’auto e ritrova immediatamente il segno. La prova dei fenomeni extraterrestri che hanno eluso per tanto tempo Mulder sono ora decisamente ‘tangibili’ e Scully era al suo fianco per testimoniarlo. In un istante, nove minuti sono evaporati nel nulla. Prima che alcune domande scientifiche provino a far deragliare il suo momento di ‘chiarezza’, l’abilità di Mulder di aspettarsi sempre l’impreventivabile è stata però premiata con un pezzetto di vitale importanza per quel puzzle insondabile che tiene gli spettatori a battesimo nell’episodio inaugurale della serie X-Files, intitolato Al di là del tempo e dello spazio.

Il tempo come lo conosciamo si è fermato, e qualcosa ha preso il controllo su di esso“, in seguito teorizza.

Etichettata come ‘minore’, o ‘quarta’ rete per le trasmissioni televisive, Fox debuttò con la programmazione serale nel luglio del 1987, trascorrendo la fine di quel decennio imparando a gattonare. I primi successi, come 21 Jump Street, Melrose Place e Beverly Hills, 90210 diedero un po’ di legittimazione all’investimento da 2 miliardi di dollari fatto da Rupert Murdock, ma con il progredire degli anni ’90 la rete non aveva ancora forgiato una sua identità precisa.

Arrivò così Chris Carter, uno sceneggiatore televisivo dei Walt Disney Studios, che si presentò alle porte della Fox con un’idea per una serie che avrebbe messo in discussione il governo e le stelle che vegliano sul nostro tranquillo universo. Dopo che la rete si oppose alla possibilità di ccogliere gli X-Files per paura dell’ignoto, Chris Carter tornò al suo tavolo da lavoro. Si recò quindi nuovamente alla Fox con un pilot rivisto e la rete questa volta accettò la scommessa, puntando sul genere ‘thriller di fantascienza’ per provare a catturare l’immaginazione dell’ambitissima fascia demografica di spettatori tra i 18 e i 49 anni d’età.

Gillian Anderson e David Duchovny in pilot X Files (1993)X-Files debutta venerdì 10 settembre 1993 (in Italia arriverà il 29 giugno del 1994) e viene visto da 12 milioni di telespettatori, una cifra ragguardevole secondo gli standard odierni, ma all’epoca fu solo il 57° show TV più visto di quella settimana. Gli ascolti così ‘bassi’ potrebbe essere attribuita alla mancanza di nomi molto conosciuti nel cast, con Chris Carter che aveva affidato i ruoli principali alle relative incognite David Duchovny e Gillian Anderson. Indipendentemente dalla partenza affannosa, l’obiettivo dichiarato dello showrunner era tuttavia quello di portare sul piccolo schermo qualcosa di “spaventoso”. Ci riuscì, distinguendo X-Files come la ‘strana scelta’ della scaletta per l’autunno del 1993 della Fox, che includeva la nuova sitcom di Daddy Dearest, The Sinbad Show e Le avventure di Brisco County Jr., con Bruce Campbell.

In una intervista del 2011, Chris Carter ha detto: “L’episodio pilota, poiché fu così inaspettato, attirò molta attenzione, solamente perché era insolito e come nessun’altra cosa presente in televisione”.

Nel corso degli anni, il creatore della serie è rimasto fermamente convinto che X-Files non sarebbe mai esistito senza il thriller degli anni ’70 Kolchak: The Night Stalker e senza lo show che più di ogni altro ha spalancato la concezione di spazio e tempo, ovvero Ai Confini della Realtà. Per Arlen Schumer, uno storico di Twilight Zone e scrittore di Visions of The Twilight Zone, il genere fantascientifico non sarebbe quello che è oggi senza la serie fantasy di Rod Serling e la sua capacità di sfidare i confini del suo stesso medium.

Ha affermato: “La vera rivoluzione creativa degli anni ’60 è la televisione che prende il suo posto in prima linea all’interno della cultura americana. I film di fantascienza erano stati messi da parte perché ritenuti grossolani. Questa situazione è cambiata però negli anni ’60, insieme a tutto il resto. ”

x-files tempo spazio pilot 1993 serieSchumer afferma anche che Ai Confini della Realtà è il progenitore dell’attuale ossessione americana per la fantascienza. Nel 1970, Rod Serling affermò che i network avevano cambiato il tradizionale pubblico della fantascienza, sia “qualitativamente che quantitativamente”. Continuò poi a ipotizzare che non pensava che le reti televisive avessero pagato il giusto rispetto alla fantascienza come genere ‘legittimo’.

Ora, come dice Arlen Schumer, Ai Confini della Realtà è vista come una porta di accesso al boom della fantascienza televisiva, una serie che ha cambiato le percezioni sul genere, anche se il processo è stato lento. “Sapremo se è arte solo se resisterà alla prova del tempo“, ha detto.

L’attore Shelley Berman, scomparso nel 2017, in un’intervista di qualche anno fa sottolineò il fascino di Ai Confini della Realtà come solo un esperto veterano di Hollywood avrebbe potuto. Proprio lui partecipò all’episodio La mente e la materia del 1961, esprimendo una gratitudine incrollabile per avere potuto prendere parte alla storia della televisione. Disse: “Guarda quanti anni sono passati. Avervi partecipato? Mio Dio, potrei vantarmene per sempre. Non c’è motivo di non farlo. ”

In ogni caso, un episodio pilota classico, nelle giuste circostanze, può diventare una pietra miliare nel tempo. E oerché un pilot acquisisca significato come qualcosa di più di un mero punto di partenza per una serie, deve coraggiosamente cambiare il paradigma della rete che lo trasmette. Non è quindi un male che per X-Files, la longevità dello show abbia contribuito a rendere il suo inizio un pezzo indimenticabile e importante della sua affascinante storia.

Dai primi lampi di luce nella sua agghiacciante scena di apertura in Al di là del tempo e dello spazio, X-Files si è distinto dalla massa. Si trattava di una serie che avrebbe fatto del suo meglio per spaventare gli spettatori. Avrebbe chiesto loro di credere in Fox Mulder e di comprendere la legittima obiettività di Dana Scully. L’episodio pilota riuscì perfettamente nel compito di introdurre l’audience a tutto ciò che rese poi lo show eccezionale nel’arco di nove stagioni. Gli X-Philes, come presto sarebbe stata chiamata l’avida fanbase della serie, ebbe allora un assaggio di quella che sarebbe diventata presto una ‘storia d’amore’ appassionante con gli episodi stand-alone col ‘Mostro della settimana‘ e a quelli riconducibili alla ‘mitologia‘. Si sono mescolati con cura in alcuni momenti chiave, essenziali per lo sviluppo della serie. Guardandola col senno di poi a 25 anni di distanza, è praticamente impossibile non provare dei brividi quando Dana Scully entra in ufficio e vede per la prima volta l’iconico poster “I Want to Believe” sulla parete. O sussultare al primo improvviso abbraccio tra i due nel Motel.

Laura Lee Connery in X Files (1993) serie pilotL’aspetto fantastico di Al di là del tempo e dello spazio è tuttavia che non aspetta che lo spettatore si ‘metta in pari’. Proprio come l’agente Scully è vittima di scherno da parte dell’FBI quando viene spedita agli X-Files, lo show di Chris Carter procede a un ritmo fulmineo, quasi a dire ‘o sei con me, o sei contro di me’. Questo aspetto ha indubbiamente fatto presa sulla fazione dei superfan, quegli individui che hanno in seguito comprato fumetti, hanno discusso a lungo della serie e sui primi siti web e sono andati alle Convention di X-Files.

L’ossessione nasce con la scomparsa di alcuni adolescenti in Oregon. Per lo ‘spettrale’ Fox Mulder, la partner deve “amare questo posto, ogni giorno è come Halloween”, riferendosi alla immaginaria cittadina situata nella regione nord-occidentale dello stato dei castori.

La sua mente lavora incessantemente per collegare i puntini e andare dove gli viene costantemente detto di non recarsi. Se la verità è là fuori, Fox Mulder è costantemente teso a individuare la sua posizione. Ad accompagnarlo in Oregon è il suo esatto opposto, un medico di nome Dana Scully, che prende il nome dallo storico annunciatore di baseball Vin Scully, che Chris Carter ha definito la “Voce di Dio”. L’iniziale esitazione della donna di seguire le orme del collega anticipa la tempra di un personaggio che avrebbe influenzato una generazione di donne e ragazze a cercare lavoro nel settore medico e delle forze dell’ordine. In America viene definito come lo ‘Scully Effect‘.

In una intervista del 2017, Gillian Anderson a tal proposito diceva: “Scully sta ancora avendo un impatto sulle scelte che le giovani donne stanno prendendo su dove si vedono nel mondo, sul loro potenziale impatto e su dove vogliono mettere la loro energia. Vedere che l’effetto continua è straordinario”.

Gillian Anderson e David Duchovny in The X Files (1993) pilotaL’impossibile matrimonio tra scetticismo e fede incrollabile si è tuttavia consumato molto prima che Fox Mulder assista a un bagliore di luce tanto bello quanto preoccupante in una radura nella foresta e corra a dirlo a Scully. È precedente a X-Files. È un inno all’eredità duratura di uno show seminale come il già citato Ai Confini della Realtà. Sia Rod Serling che Chris Carter hanno cercato di mantenere il pubblico a un livello intellettuale più elevato, chiedendo loro di sospendere tutte le precedenti convinzioni sull’anormale.

Mentre Mulder e Scully mettono insieme i pezzi sui misteriosi avvenimenti del caso, vengono poste le basi per il quadro più ampio della serie. Che si tratti di Mulder che confida la scomparsa di sua sorella Samantha alla collega, la prima apparizione dell’Uomo che Fuma (William B. Davis), oppure di Scully che ride dell’affermazione che Billy Miles abbia un impulso alieno, X-Files ci diceva chiaramente che la verità era là fuori. Intrappolato da un acquazzone che sfidava i limiti dello spazio e del tempo, Mulder sapeva che qualcosa di più grande di tutti noi stava per verificarsi.

Come sappiamo, X-Files si concluse nel 2002. La stagione conclusiva non vide la presenza di Fox Mulder fino all’ultimissimo episodio e molti dei fan di vecchia data non gradirono l’affrettata chiusura dell’amato arco mitologico. Sebbene Chris Carter abbia insistito sul fatto che la serie avrebbe potuto proseguire per molti anni ancora, con nuovi agenti incaricati di seguire la sezione più segrete e scomoda dell’FBI, uno show un tempo eccezionale si concluse con una nota stonata (tralasciamo i recenti revival del 2016 e 2018), come molti altri prima di lui. In La verità, l’episodio finale trasmesso in due parti (maggio 2002), Mulder e Scully meditano su un cupo futuro in una misera stanza di un motel di Roswell. Di fronte a un’imminente invasione aliena (per fortuna il preventivato 2012 è passato senza danni), Mulder trova comunque ancora un barlume di speranza.

Gillian Anderson poster in pilot X Files (1993)Come abbiamo visto quindici anni dopo, il finale aperto intendeva lasciare spazio a un possibile nuovo inizio. X-Files ha lanciato la rinascita della fantascienza che aveva abbattuto le barriere negli anni ’60. Non molto tempo dopo che Chris Carter e la Fox chiusero la serie, Lost debuttò con un episodio pilota così fenomenale (settembre 2004) da essere nominato come uno dei cinque migliori primi episodi di sempre da TV Guide. Anche quando non raggiunsero il successo, show ‘minori’ ma con una fanbase molto attiva – vedi Firefly, Fringe e Dollhouse, per citarne solo alcuni – hanno giustificato le ore di messa in onda. Breaking Bad, fortunata serie creata da un ex sceneggiatore di X-Files e dello spin-off sui Pistoleri Solitari, Lone Gunmen, Vince Gilligan, avrebbe a sua volta molti anni dopo lasciato un segno nelle trasmissioni via cavo. Se quast’ultima non è esattamente di stampo fantascientifico, venne presentata da un pilot audace, meritevole di elogi tanto quanto il suo scintillante finale.

Non ci sarebbe stato Breaking Bad senza X-Files“, ha detto Vince Gilligan in numerose interviste.

In un’epoca di gratificazione istantanea, in cui possiamo analizzare ogni aspetto di una serie TV attraverso riassunti, siti web e flussi infiniti di post su Facebook e Twitter, il genere della fantascienza non è tuttavia mai più stato così attraente per gli spettatori (forse solo con Lost, che comunque prendeva altre strade e si basava su altre dinamiche). Lo sforzo fatto da Chris Carter per riportare in televisione un certo tipo di thriller, che avrebbe dato il via a discussioni interminabili ed eccitazione su base settimanale, si è ormai perso nelle pieghe del binge watching.

William B. Davis in pilot X Files (1993)E non è un caso che la sua creatura sia stata una delle prime serie ad utilizzare Internet, introducendo chat sul web con sceneggiatori e produttori già durante gli episodi della seconda stagione. È stato uno show cresciuto di pari passo con Internet, che ha esplorato il modo in cui il rapporto tra uomo e macchina stesse modellando la vita moderna, mentre la maggior parte del mondo (Italia in primis …) stava ancora fingendo di capire come funzionava un modem. Per farla breve, X-Files ha fatto per gli anni ’90 e 2000 quello che Ai Confini della realtà fece per la televisione negli anni ’60 e oltre.

Dopo oltre un quarto di secolo, l’indimenticabile chimica tra Fox Mulder e Dana Scully resta nel cuore di milioni di appassionati, che ancora ne seguono le repliche in TV (è stato sdoganato al pomeriggio ormai …). L’eredità di X-Files continuerà a vivere attraverso i suoi fan e i nuovi arrivati ​​che troveranno gli episodi delle 11 stagioni (e 2 film) attraverso le piattaforme di streaming. E quando il nuovo pubblico si imbatterà nella serie, ricorderà sempre quel momento in cui una buia e tempestosa notte di 26 anni fa, da qualche parte nel profondo delle foreste dell’Oregon, gli X-Files letteralmente – e in senso figurato – fermarono il tempo.

Di seguito la storica sigla di X-Files

Fonte: DofG

Gillian Anderson
David Duchovny
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