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6/10 su 54 voti. Titolo originale: The Third Day , uscita: 14-09-2020. Stagioni: 2.

The Third Day (miniserie completa) | La recensione dei 6 episodi a tinte folk horror

30/10/2020 recensione serie tv di Pietro Russo

Jude Law e Naomie Harris sono i protagonisti di un'opera dall'insolito schema narrativo di cui non si può fare a meno di lodare l’audacia, che vanta una realizzazione impeccabile, ma il cui risultato finale mostra i limiti di una narrazione già vista

The Third Day miniserie 2020

Fin dalle prime immagini mostrate nel trailer, The Third Day trasudava quel fascinoso horror rurale che dai tempi di The Wicker Man (la recensione) fino al recente Midsommar (la recensione) ci ha trascinato all’interno di comunità isolate all’apparenza paradisiache, ma che in realtà celano ben più oscure usanze. E la miniserie britannica HBO in 6 episodi, almeno su questo versante, si conferma riuscita. Ma se questo è un punto di forza, purtroppo è anche la sua più grande debolezza, perchése  l’ambientazione e la curiosità che questa induce restano senza dubbio accattivanti, la sensazione di déjà vu però è altrettanto forte.

The Third Day miniserie 2020 posterThe Third Day è divisa in tre parti, o due più una se si vuole. La prima e la terza, chiamate Summer e Winter, contano tre episodi ciascuna (tre giorni nel tempo della serie). La seconda parte invece, Autumn, che dovrebbe fare da collante fra le altre due, è uno speciale trasmesso su Facebook nel canale ufficiale della HBO come una live di 12 ore, in prima persona e senza stacchi.

Non si può dire che la produzione in questo senso manchi di originalità o di coraggio. Sebbene non sia necessario guardare questa parte ‘ di mezzo’ per godersi la terza, bisogna riconoscere il merito di aver introdotto una struttura narrativa del tutto particolare, che a fianco del girato normale pone degli eventi dal vivo veri e propri.

A questo punto viene allora da chiedersi se sia stato un guizzo del momento destinato a rimanere un unico o se d’ora in poi vedremo casi simili più di frequente. La serie è ambientata sulla piccola isola di Osea, sulla costa orientale della Gran Bretagna, raggiungibile solo tramite una strada rialzata sul mare che durante la giornata si copre e si scopre a seconda della marea. L’isola quindi per diverse ore al giorno resta separata dalla terraferma (la medesima strada rialzata è stata usata anche per il film del 2012 The Woman in Black, N.d.A.). In Summer seguiamo Sam (Jude Law), un uomo con segreti e tormenti che capita su Osea -non-tanto-per-caso- e il cui arrivo getta in subbuglio gli abitanti, ferventi seguaci di un misterioso culto celtico mescolato a uno pseudo cristianesimo.

In Winter, invece, nove mesi dopo quanto accaduto in Summer, troviamo Helen (Naomie Harris) e le sue due giovani figlie che arrivano sull’isola con l’apparente scopo di fare una vacanza, ma anche Helen non è lì per caso e ancora una volta l’introduzione di un elemento estraneo alla comunità sarà motivo di agitazione. Senza aggiungere altri dettagli, possiamo dire che The Third Day sviluppa, espandendo com’è tipico del format (mini)seriale televisivo, la narrazione del topico The Wicker Man e, soprattutto, di Midsommar. Molte, se non troppe, infatti sono le similitudini con il classico del ’73 e con il film di Ari Aster: al di là dell’ambientazione, troviamo un dramma familiare come un lutto, una catarsi traumatica e/o una deriva verso la follia, il senso di predestinazione di certi personaggi … Vi è persino una sequenza allucinatoria che sembra presa di peso dal film di Ari Aster.

L’elemento di horror puro, già “diluito” dal genere che si affida di più all’immaginazione e all’ambiente, qui è addirittura assente e si limita a un modesto thrilling nello sviluppo dei rispettivi primi due episodi, per poi virare verso l’azione e (non troppo) sangue nel terzo. Se Osea è senza dubbio magnetica, lo stesso non si può dire dei suoi abitanti, ai quali mancano sia la promiscuità sessuale (topos del genere) sia quella caratteristica creatività sanguinaria, le quali contribuirebbero a dotare The Third Day di un’identità più personale. Gli isolani non sono niente di più che un gruppo di fanatici disposti a violenza per perseguire i propri scopi, violenza che spesso non trova una giustificazione ma sembra messa lì solo per spargere quel necessario di sangue e non con un reale intento orrorifico.

Naomie Harris in The Third Day (2020)La storia preferisce concentrarsi sui due protagonisti (frequenti e quasi invadenti i primi piani dei loro volti), sui loro drammi interiori, limitando la caratterizzazione degli abitanti di Osea e riducendo l’opera a un ‘quasi family drama’.

The Third Day non osa, si muove su sentieri sicuri come se avesse paura di spingersi troppo oltre, finendo però col rimanere un prodotto piuttosto anonimo, senza nulla di veramente originale a livello di trama. L’unico elemento di una certa curiosità – e assente nei suoi precursori – è quando viene instillato, suggerendolo appena, il dubbio del soprannaturale e che quindi le motivazioni degli isolani siano reali (e non solo una fede), lasciando comunque allo spettatore la scelta di crederci o no.

Dove la serie eccelle è senza dubbio il comparto tecnico, quasi scontato visto che la qualità delle produzioni Sky e HBO ormai non è in discussione. Gli attori sono in forma, soprattutto i protagonisti Jude Law e Naomie Harris (Skyfall), ma anche comprimari e ricorrenti tra i quali si ricordano Emily Watson (Chernobyl) e Katherine Waterstone (Alien: Covenant).

Degna di nota la differenza di fotografia tra la prima e la terza parte: tipicamente “gialla” e colori saturi in Summer (ad opera di Benjamin Kracun), che ben rende l’atmosfera onirica che Sam vive, scura e monocromatica invece in Winter (curata da David Chizallet), ideale a rappresentare il netto cambio di stagione nonché la sofferenza di Helen.

The Third Day fatica a emergere e si autolimita a riadattare le basi d’ispirazione senza particolare fantasia.  Il risultato è un “Midsommar al quadrato” che però rimane nei suoi 6 episodi un prodotto godibilissimo, anche – e soprattutto – per chi si avvicina al folk horror per la prima volta. Un’ultima menzione per il fatto di aver “ibridato” la miniserie con un evento dal vivo, spunto di per sé interessante, ma che alla fine ci si sente di elogiare più per l’impegno che per la riuscita.

Di seguito trovate il full trailer internazionale di The Third Day: