Colin Firth si allenò 3 ore al giorno per 6 mesi per questa scena di Kingsman: Secret Service
23/09/2026 news di Stella Delmattino
Matthew Vaughn voleva trasformare uno degli attori meno associati al cinema d'azione in una macchina da combattimento. Il risultato è una delle sequenze più ricordate del film

Un impeccabile completo su misura, un paio di occhiali, modi da perfetto gentleman britannico. Poi, nel giro di pochi minuti, Colin Firth massacra praticamente chiunque gli capiti a tiro.
È la celebre sequenza della chiesa di Kingsman: Secret Service, il film diretto nel 2014 da Matthew Vaughn e tratto dal fumetto di Mark Millar e Dave Gibbons. Una scena diventata uno dei momenti simbolo dell’intera saga, anche perché a combattere al centro di quella carneficina c’è probabilmente uno degli attori che, almeno all’epoca, sarebbe stato più difficile immaginare in una situazione simile.
Ed era esattamente quello che Vaughn voleva.
Perché Matthew Vaughn scelse proprio Colin Firth
Quando scrisse Harry Hart, Vaughn aveva in mente David Niven: cercava cioè un attore capace di incarnare l’eleganza britannica vecchio stile e trasformarla improvvisamente in qualcosa di molto più pericoloso.
Il regista definì successivamente Firth una sorta di «David Niven moderno». Harry doveva sembrare un gentleman prima ancora che un agente segreto: impeccabile, controllato e lontanissimo dall’immagine muscolare dell’eroe action convenzionale.
Firth, del resto, arrivava da film come Il discorso del re, A Single Man e Bridget Jones. Proprio questa distanza dall’action rendeva più efficace scoprire che dietro l’abito di Savile Row si nascondeva un killer formidabile.
C’era però un problema: Vaughn non voleva limitarsi a mettere Firth davanti alla macchina da presa per poi sostituirlo continuamente con uno stuntman.
Sei mesi di allenamento per trasformarlo in Harry Hart
Per prepararsi, l’attore affrontò quindi sei mesi di allenamento, circa tre ore al giorno.
Firth aveva superato i cinquant’anni e ha raccontato di non avere alle spalle una particolare preparazione atletica. Si ritrovò invece a lavorare con una squadra di specialisti che comprendeva professionisti provenienti dalle arti marziali, dalla ginnastica e dal mondo degli stunt.
L’obiettivo non era soltanto renderlo fisicamente credibile. Doveva permettergli di partecipare direttamente alle coreografie, in modo che il pubblico potesse continuare a riconoscere Harry Hart anche durante gli scontri più complessi.
Lo stesso Firth raccontò di aver cominciato quasi dalle basi, tra squat, affondi e movimenti che il suo corpo non era abituato a compiere. Alla fine arrivò a considerare persino i lividi accumulati durante il lavoro come una sorta di trofeo.
La scena della chiesa era una gigantesca coreografia
Tutto quel lavoro converge soprattutto nella sequenza ambientata nella chiesa del Kentucky. Valentine, il miliardario interpretato da Samuel L. Jackson, testa il proprio sistema per scatenare un’aggressività incontrollabile nelle persone presenti. Harry viene investito dal segnale insieme agli altri fedeli e quello che segue è un’esplosione di violenza volutamente esagerata.
L’impressione è quella di assistere a un lunghissimo piano sequenza nel quale la macchina da presa insegue Firth mentre combatte senza quasi concedere allo spettatore il tempo di orientarsi.
In realtà la sequenza è composta da diverse riprese unite tra loro, ma la difficoltà rimaneva notevole. Firth ha spiegato che i singoli segmenti venivano girati con una sola camera e dovevano funzionare come piccoli pezzi di teatro: un errore in qualsiasi punto poteva costringere a ricominciare.
Attori, stunt performer e operatore dovevano quindi muoversi all’interno della stessa coreografia. Firth la descrisse come una sorta di grande danza nella quale tutti dovevano trovarsi esattamente nel posto giusto al momento giusto.
Le riprese della scena richiesero circa una settimana e furono rallentate anche da alcuni infortuni. Firth dichiarò inoltre di aver eseguito personalmente gran parte dell’azione visibile nella sequenza.
Dietro i combattimenti c’era anche un uomo di Jackie Chan
Un ruolo fondamentale nella trasformazione dell’attore e nell’identità action di Kingsman lo ebbe Brad Allan, stunt coordinator e coreografo australiano che aveva fatto parte del Jackie Chan Stunt Team e aveva già collaborato con Vaughn a Kick-Ass.
Vaughn lo considerava essenziale per il modo in cui riusciva a trasformare un combattimento in una vera costruzione cinematografica. È anche per questo che gli scontri di Kingsman non cercano il realismo puro: corpi, camera e montaggio lavorano insieme per produrre movimenti estremamente fluidi e volutamente sopra le righe.
La scena della chiesa porta questa impostazione all’estremo. La violenza è brutale, ma viene organizzata con una precisione quasi musicale, fino a creare il paradosso che rende memorabile l’intera sequenza: il compassato Colin Firth si trasforma improvvisamente nell’uomo più pericoloso della stanza senza smettere completamente di sembrare Colin Firth.
Ed è proprio per ottenere quei pochi minuti che l’attore aveva passato i sei mesi precedenti ad allenarsi tre ore al giorno.
© Riproduzione riservata




