Home » Cinema » Azione & Avventura » The Mongoose, la recensione: Liam Neeson corre ancora, ma il suo nuovo action thriller ha il motore ingolfato

Voto: 4.5/10 Titolo originale: The Mongoose , uscita: 29-10-2026. Regista: Mark Vanselow.

The Mongoose, la recensione: Liam Neeson corre ancora, ma il suo nuovo action thriller ha il motore ingolfato

05/11/2026 recensione film di Marco Tedesco

Una fuga ad alta velocità, un veterano tormentato e un cast di nomi importanti: l'esordio alla regia di Mark Vanselow prova a recuperare il cinema d'azione di una volta, senza trovare una marcia davvero convincente

the mongoose film 2026 liam neeson

Liam Neeson ha ormai trasformato l’action thriller in una seconda carriera, costruita su uomini di poche parole, un passato ingombrante e una sorprendente capacità di sopravvivere a qualsiasi situazione. Con The Mongoose, questa volta, abbandona gli inseguimenti a piedi e le colluttazioni nei vicoli per mettersi al volante di una potentissima Mustang Shelby, lanciata attraverso gli Stati Uniti con mezza polizia alle calcagna. Un cambio di scenario che, almeno sulla carta, promette di rivitalizzare una formula ormai ampiamente collaudata. Peccato che il film, pur conservando una certa simpatia, finisca per procedere con il pilota automatico.

Ryan “Fang” Flanagan (Neeson) è un ex soldato delle forze speciali, ancora perseguitato dai ricordi della guerra in Afghanistan. Quando cerca di aiutare l’ex moglie Tara (Marisa Tomei) a liberarsi di un compagno violento, una colluttazione termina con la morte dell’uomo. Ferito e convinto di non poter ottenere giustizia, Ryan fugge a bordo della sua Mustang, dando inizio a un inseguimento che attraversa diversi Stati e diventa rapidamente un caso mediatico nazionale.

Dietro la macchina da presa troviamo Mark Vanselow, coordinatore degli stunt alla sua prima regia cinematografica, una scelta che sembrerebbe garantire almeno una certa solidità nelle sequenze d’azione. In effetti, The Mongoose concede ampio spazio a inseguimenti, posti di blocco, manovre spericolate e scontri con le forze dell’ordine.

Ma la quantità non coincide necessariamente con l’efficacia. Le fughe si susseguono senza costruire una vera progressione della tensione, mentre alcune soluzioni visive, tra incidenti risolti fuori campo e coreografie poco convincenti, lasciano trasparire i limiti produttivi.

Il problema non è soltanto economico. Il film sembra incapace di sfruttare pienamente il potenziale spettacolare della propria premessa, preferendo ripetere situazioni analoghe anziché inventare ostacoli sempre nuovi. Perfino l’assistente virtuale dell’automobile, Helene, introdotta come possibile spalla comica del protagonista, rimane poco più di un espediente per inserire qualche battuta.

Il risultato ricorda certi action a basso costo destinati direttamente al mercato domestico, con una confezione abbastanza professionale da garantire la visione, ma raramente capace di sorprendere.

Il principale motivo d’interesse rimane naturalmente Neeson, che affronta il ruolo con la consueta combinazione di durezza, ironia asciutta e malinconia. Il suo Fang è un uomo stanco, apparentemente rassegnato, che sembra affrontare la possibilità della morte con una tranquillità quasi disarmante.

È proprio questa insolita serenità a rendere il personaggio potenzialmente interessante: non un eroe determinato a vincere a tutti i costi, ma qualcuno che potrebbe aver smesso di desiderare davvero la salvezza.

La sceneggiatura di Thompson Evans, tuttavia, non riesce a sviluppare adeguatamente questa contraddizione. Attraverso continui flashback, apprendiamo del passato militare di Fang, della prigionia subita in Afghanistan e del senso di colpa che continua a perseguitarlo. Elementi drammatici che dovrebbero dare profondità al protagonista, ma che rimangono spesso separati dall’azione, anziché diventarne il motore emotivo.

Il tono oscilla così tra il dramma di un reduce traumatizzato e un’avventura automobilistica che sfiora frequentemente la commedia, senza trovare un equilibrio convincente.

Anche il cast di supporto appare largamente sprecato. Ving Rhames interpreta uno degli ex commilitoni chiamati ad aiutare Fang, mentre Michael Chiklis veste i panni di un inflessibile ufficiale di polizia. Entrambi restano prigionieri di caratterizzazioni prevedibili, tra solidarietà militare e autoritarismo esasperato.

Marisa Tomei riesce a restituire una certa umanità a Tara, ma il personaggio viene relegato soprattutto a conversazioni telefoniche e reazioni davanti alla televisione, lasciando inutilizzato gran parte del potenziale dell’attrice.

L’aspetto forse più curioso di The Mongoose è il tentativo di recuperare due filoni del cinema americano degli anni Settanta: il road movie del fuggitivo trasformato in eroe popolare e il racconto del veterano incapace di reintegrarsi nella società.

La caccia all’uomo, costantemente seguita dalla CNN, trasforma infatti Fang in una sorta di simbolo nazionale, sostenuto da cittadini e vecchi soldati. Una dinamica che avrebbe potuto offrire interessanti riflessioni sul rapporto tra giustizia, opinione pubblica e culto dell’eroismo militare, ma che il film utilizza principalmente per assicurarsi la simpatia dello spettatore.

Eppure, verso la conclusione, qualcosa finalmente emerge. Il rapporto tra Fang e i suoi compagni, il peso delle perdite e il desiderio di ritrovare una pace impossibile acquistano una sincerità che fino a quel momento era mancata. Alcune scelte musicali e di montaggio riescono persino a dare alla vicenda una malinconia inattesa.

È troppo poco per riscattare un racconto disordinato, ma abbastanza per evitare il completo disinteresse. The Mongoose resta un action thriller modesto, prevedibile e spesso maldestro, che vive soprattutto del carisma di Liam Neeson. Sotto il rumore del motore si intravede una storia umana degna di maggiore attenzione. Peccato che, per raggiungerla, occorra sopportare quasi un film intero di inseguimenti che girano a vuoto.

Dal 4 novembre su prime Video.

Heath Ledger in Il cavaliere oscuro (2008) joker
Azione & Avventura

Il Cavaliere Oscuro, Heath Ledger non era la prima scelta per Joker: una star di Hollywood ignorò persino Nolan

di Stella Delmattino

John Papsidera, storico casting director del regista, svela i retroscena di una selezione che avrebbe potuto cambiare uno dei personaggi più iconici del cinema

Azione & Avventura

E se potessi dimenticare il tuo film preferito per rivederlo come la prima volta? Un cinema ci proverà con l’ipnosi

di Stella Delmattino

Trenta spettatori, quattro celebri film tra cui scegliere e un esperimento mai tentato prima dalla catena Pathé: l'obiettivo è rivivere le emozioni di una prima visione

Azione & Avventura

Martin McDonagh contro il politicamente corretto: «Le cose stanno peggiorando». E spiega perché non cambierà i suoi testi

di Stella Delmattino

Il regista di Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Gli spiriti dell'isola torna a discutere dei limiti della libertà creativa, raccontando le richieste ricevute negli ultimi anni e le critiche rivolte ai suoi personaggi

Millie Bobby Brown in Stranger Things (2016)
Azione & Avventura

Elodie sfida un drago su Netflix: Millie Bobby Brown da Stranger Things alle avventure fantasy

di Team Digital

Su Netflix il film con Millie Bobby Brown che ribalta la fiaba classica: da principessa sacrificata a guerriera contro il drago.