Titolo originale: DragonHeart , uscita: 31-05-1996. Budget: $57,000,000. Regista: Rob Cohen.
Dragonheart, il segreto dietro il drago Draco: per crearlo usarono qualcosa di Jurassic Park
03/11/2026 news di Stella Delmattino
A trent'anni dall'uscita del fantasy con Dennis Quaid e Sean Connery, un retroscena degli effetti speciali rivela un legame sorprendente con un altro celebre film degli anni Novanta

Nel 1996, Dragonheart conquistò il pubblico con uno dei draghi più memorabili del cinema fantasy. Ma dietro Draco, la creatura doppiata da Sean Connery e protagonista al fianco di Dennis Quaid, si nasconde una curiosità che collega il film direttamente a Jurassic Park. Un legame molto più concreto di una semplice somiglianza negli effetti speciali, che contribuì a cambiare il modo di realizzare personaggi digitali a Hollywood.
Diretto da Rob Cohen, Dragonheart raccontava l’insolita amicizia tra Bowen, un cavaliere disilluso, e Draco, l’ultimo drago sopravvissuto. Una coppia improbabile che mescolava avventura, umorismo e malinconia, fino a un finale rimasto impresso nella memoria di molti spettatori.
Il film arrivò nei cinema italiani il 13 settembre 1996. Trent’anni dopo, il suo drago continua a rappresentare una tappa importante nella storia degli effetti visivi. E per capire perché bisogna tornare ai laboratori della Industrial Light & Magic.
Dragonheart: il primo Draco era un T-Rex di Jurassic Park
Quando Rob Cohen si rivolse alla Industrial Light & Magic (ILM) per creare Draco, lo studio aveva già rivoluzionato il cinema con i dinosauri di Jurassic Park, uscito nel 1993. Ma questa volta la sfida era diversa.
Non bastava realizzare una creatura realistica che corresse, volasse o sputasse fuoco. Draco doveva parlare, scherzare, arrabbiarsi e commuovere il pubblico come un vero attore.
Per convincere il regista che fosse possibile, gli animatori decisero di partire da qualcosa che avevano già a disposizione: il modello digitale della testa del Tyrannosaurus rex di Jurassic Park.
Come raccontato dall’animatore Rob Coleman in un approfondimento ufficiale pubblicato da Lucasfilm, il supervisore James Straus modificò il modello aggiungendo espressioni facciali, movimenti delle labbra e forme della bocca corrispondenti alle vocali.
Il risultato fu un breve test nel quale il dinosauro sembrava capace di parlare con la voce di Sean Connery.
L’esperimento convinse Cohen e permise alla ILM di ottenere l’incarico. Il Draco che conosciamo, però, non fu costruito semplicemente modificando il T-Rex: ricevette un modello completamente nuovo, progettato per le esigenze del film.
Sean Connery prestò a Draco molto più della voce
Il secondo segreto riguarda proprio l’attore scozzese. Gli animatori non si limitarono a sincronizzare i movimenti della bocca con i suoi dialoghi: studiarono attentamente il volto di Connery per trasferirne le espressioni sul drago.
Il materiale comprendeva fotografie, riprese delle sessioni di doppiaggio e sequenze dei suoi film precedenti, compresi quelli di James Bond.
Un dettaglio colpì particolarmente il gruppo: la capacità dell’attore di muovere le sopracciglia in maniera indipendente e di parlare utilizzando soprattutto un lato della bocca.
Il progetto originale di Draco prevedeva però una fronte ricoperta da scaglie troppo rigide. Gli artisti dovettero modificarla, introducendo tessuti più morbidi per consentire alla creatura di riprodurre quelle espressioni.
Come ricordato dal modellatore Paul Giacoppo, l’obiettivo era trasmettere la personalità di Sean Connery attraverso il volto di un animale fantastico, rendendo credibile il rapporto con gli attori in carne e ossa.
Per gli spettatori italiani esiste poi un’ulteriore particolarità: Draco aveva la voce di Gigi Proietti, che contribuì a renderlo altrettanto riconoscibile e amato nella versione doppiata.
Il film che aiutò George Lucas a realizzare Star Wars
La complessità del personaggio costrinse gli specialisti a sviluppare un nuovo software di animazione facciale chiamato Caricature, progettato da Cary Phillips.
Grazie a questo sistema, gli animatori potevano controllare separatamente sorrisi, sopracciglia, guance e movimenti della bocca, senza dover attendere continuamente il ricalcolo dell’intero modello tridimensionale.
La differenza era enorme: secondo Coleman, la sola testa digitale di Draco conteneva tanti punti geometrici quanti l’intero T-Rex di Jurassic Park.
Il risultato fu così importante che, nel 1997, Coleman mostrò a George Lucas alcune sequenze del film. Secondo il suo racconto, quella dimostrazione contribuì a convincere Lucas che la tecnologia fosse finalmente pronta per realizzare i personaggi digitali di Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma.
Il software Caricature venne successivamente premiato dall’Academy per il suo contributo tecnico al cinema, mentre Dragonheart ottenne una candidatura all’Oscar per i migliori effetti visivi.
Il drago di Sean Connery, dunque, non fu soltanto una delle creature fantasy più amate degli anni Novanta: rappresentò anche un passaggio fondamentale tra i dinosauri di Jurassic Park e la nuova generazione di personaggi digitali di Star Wars.
E pensare che tutto era cominciato con un T-Rex a cui gli animatori avevano insegnato a parlare.
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