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Dossier | 10 film horror in cui il Male si manifesta in modi insoliti e bizzarri

08/11/2019 news di Sabrina Crivelli

Da Evil Bong a Rubber, passando per L'Ascensore e Brivido, i pericoli letali non sempre arrivano da boogeyman o serial killer dalle sembianze umane

evil bong + rubber + killer sofa

Decadi e decadi di cinema horror a tema demoniaco ce lo hanno dimostrato: il Male prende innumerevoli forme, a volte decisamente inaspettate. Oltre ai più convenzionali serial killer (sovrumani o meno) e ai millenari demoni che provengono dall’antica Assiria o da qualche altra fascinosa civiltà estinta, abbiamo visto negli anni forze oscure e letali prendere le sembianze più svariate. Da bambole e marionette d’ogni tipo, ma sempre possedute da entità assetate di sangue, fino ad automobili infernali con volontà propria, la fantasia dei registi e degli sceneggiatori horror non ha certo dimostrato limiti.

Intrigati dall’argomento, ci siamo quindi interrogati su quale fosse il manufatto più improbabile posseduto dal demonio o da un suo sostituto (comprese strane creature aliene e non solo…) e abbiamo deciso di scavare tra i film incentrati sull’argomento.

Dopo lunghe riflessioni, abbiamo stilato la nostra classifica dei 10 veicoli ‘portatori di Male’ più insoliti e bizzarri del cinema horror:

Evil Bong (2006) poster1) Il bong di Evil Bong, Charles Band (2006)

Ci sembra opportuno aprire la nostra classifica dei più folli oggetti posseduti con Evil Bong. In questa horror comedy decisamente ridicolo, l’epicentro della paura, come il nome del film suggerisce, è per l’appunto un bong ‘vivo’, utilizzato da un gruppo di studenti di college in cerca di un po’ di sano sballo. Non sanno, però, che Eebee – così si chiama in realtà l’entità malefica (doppiata da Michelle Mais) – è in grado di imprigionare le loro anime in uno spaventoso quanto psichedelico trip.

Oltre all’innegabile originalità del plot, il film vanta le partecipazioni di Tommy Chong (del duo comico Cheech & Chong) e del grande Bill Moseley (3 from Hell) nei panni del proprietario del Bong World.

In ultimo, se avere una nutrita filiazione può essere considerato garanzia di una qualche qualità , va sottolineato che Evil Bong è il capostipite addirittura di una saga che vanta numerosi sequel:  Evil Bong 2: King Bong (2009) e Evil Bong 3D: The Wrath of Bong (2011), Evil Bong 420 (2015), Evil Bong: High 5 (2016), Evil Bong 666 (2017) Evil Bong 777 (2018), e il crossover Gingerdead Man vs. Evil Bong (2013), tutti diretti dal prode Charles Band.

Il trailer:

The Mangler - La macchina infernale poster2) La pressa per abiti di The Mangler – La macchina infernale, Tobe Hooper (1995)

Quasi tutti danno che Tobe Hooper è il regista del seminale Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre, 1974), di Non aprite quella porta 2 (The Texas Chain Saw Massacre 21986) e di Poltergeist – Demoniache presenze (1982).

In pochi, forse, avranno invece familiarità con un suo titolo minore del 1995: The Mangler – La macchina infernale. Nell’horror, una pressa per vestiti industriale d’improvviso viene posseduta da una sanguinaria entità e inizia a mietere vittime tra le impiegate di una lavanderia industriale.

Il film ha però innegabili note positive. Anzitutto c’è il cast, che include Robert Englund (la nostra intervista in esclusiva allo storico interprete di Freddy Krueger) in un ruolo secondario e Ted Levine (Il silenzio degli innocenti), nei panni del detective che investiga sui misteriosi omicidi avvenuti alla Gartley’s Blue Ribbon Laundry.

Infine, Tobe Hooper dirige con mano più che discreta, nonostante un concept dalla decisamente complessa messa in scena. L’idea di una pressa per abiti indemoniata, ispirata al racconto di Stephen King Il compressore, pubblicato nella raccolta A volte ritornano (1978), non è certo facile da rendere in maniera convincente. Il regista ci è riuscito? A voi l’ardua sentenza.

Comunque sia, al primo film ne sono seguiti ben due altri, The Mangler 2 di Ferocious Le Fonque (2002) e The Mangler Reborn di Erik Gardner e Matt Cunningham (2005), sempre a riprova dell’esistenza di un pubblico di strenui estimatori!

Il trailer:

Amityville Horror - La fuga del diavolo 3) La lampada di Amityville Horror – La fuga del diavolo, John G. Jones (1989)

Siamo qui davanti a uno dei numerosissimi capitoli del franchise incentrato sugli inquietanti eventi accaduti nella funesta magione al 112 di Ocean Avenue a Long Island. Più nello specifico, parlando del quarto film (Amityville 4: The Evil Escapes) era ormai stato già esplorato nella saga più o meno tutto ciò che concerne l’infestata casa coloniale (la nostra riflessione). Così, giunti a La fuga del diavolo si cercava un nuovo spunto per spaventare gli spettatori, ma cosa scegliere?

Ebbene, con un budget ormai assai ridotto e la prospettiva di non essere nemmeno distribuiti in sala, ma finire dritti nello straight-to-video, gli sceneggiatori dell’horror con Patty Duke, Jane Wyatt e Fredric Lehne optarono per una estrosa variazione sul tema.

Al posto della casa intera, stavolta a rappresentare l’epicentro del Maligno diviene una lampada d’epoca, dotata di una volontà propria e intorno alla quale si susseguono avvenimenti inspiegabili, quanto sinistri. Certo, alcune sequenze in cui l’oggetto spiritato opera contro lo sventurato di turno rasentano – involontariamente – il grottesco. Tra le vittime delle sue malefatte c’è chi è bruciato da una fiammata repentina partita dal forno a gas, chi è minacciato da una presa della corrente che si muove da sola e chi è ferito dalla cornetta del telefono … Bizzarro a dir poco!

Il trailer:

Killer Sofa - film 20194) La poltrona di Killer SofaBernie Rao (2019)

Uscita da poco più di un mese negli Stati Uniti (l’1 ottobre 2019) con una distribuzione ovviamente molto limitata, questa folle horror comedy neozelandese a bassissimo costo vede protagonista per l’appunto una malvagia poltrona reclinabile che, posseduta da uno spirito perverso, prende vita e inizia a essere ossessionata da una donna che le si è seduta sopra.

Il film, che vede protagonisti Harley Neville, Jim Baltaxe e Hamish Boyle, è stato scritto e diretto da Bernie Rao che, oltre a una lunghissima serie di corti, ha girato in precedenza alcuni film, tra cui la commedia Calor & Moscas (2011), l’horror Her Stage (2016) e il documentario Strike: A Drum Concert, mentre Killer Sofa costituisce il suo primo lungometraggio di stampo horror.

Per ora non abbiamo avuto la possibilità di guardarlo per intero, ma basandoci sul filmato che trovate di seguito, possiamo affermare che non manchi certo di estro creativo. Per il resto, rimaniamo ragionevolmente dubbiosi …

Il trailer:

Brivido Stephen King poster5) Il tir di Brivido, Stephen King (1986)

A volte ritornano ha ispirato un altro dei titoli della nostra lista infernale, oltre a The Mangler, ossia Brivido (Maximum Overdrive), la cui regia venne affidata niente meno che a Stephen King, segnando il  suo debutto cinematografico. L’autore del racconto originale lavorò peraltro – e giustamente – anche alla sceneggiatura occupandosi, quindi del film a 360°.

Il nostro oggetto infernale qui non è però una pressa industriale, né una lampada decò, ma un grosso camion che ha attaccata sul cofano l’enorme faccia verde di un goblin.

Come è possibile che l’autotrasporto si tramuti in un feroce killer composto di metallo e assetato di sangue umano? È presto detto, tutto è dovuto a una funesta congiunzione astrale: dopo il passaggio di una cometa vicino alla Terra iniziano a verificarsi una serie di strani fenomeni. Un bancomat insulta un avventore (Stephen King stesso che compare anche davanti alla telecamera), un distributore impazzito lancia lattine addosso a una scolaresca e un videogame folgora un uomo che cerca di scassinarlo.

Insomma di mezzi meccanici spiritati ce ne sono parecchi, ma a vincere lo scettro del più singolare resta il grosso camion (non a caso stampato bene sui poster di Brivido), che d’improvviso uccide un passante davanti a una stazione di servizio e minaccia gli altri presenti … Agli sfortunati che si trovano sul posto non resta che fuggire nelle fogne.

Il trailer:

Brainscan il gioco della morte poster6) Il videogame di Brainscan – Il gioco della morte, John Flynn (1994)

Non sempre è necessario che la minaccia sia imponente nelle dimensioni per essere letale. Ce lo dimostra il videogioco assassino al centro di Brainscan.

Nell’horror, il mondo virtuale diventa “più vero della realtà”, catapultandoci nella “più spaventosa esperienza con cui abbiamo mai avuto il dispiacere di venire a contatto”. All’apparenza è un gioco innocuo per computer, che consiste nell’uccidere degli sconosciuti senza lasciare tracce. Tuttavia il protagonista, Michael (Edward Furlong), dopo essere sprofondato in una sorta di stato catatonico, al suo risveglio si rende conto di aver davvero commesso gli omicidi.

La causa di tutto è Trickster (T. Ryder Smith), un “demone” videoludico che possiede il player di Brainscan e lo obbliga alle peggiori efferatezze. Una volta che ci si avventura nel primo livello, non resta che concluderli tutti mietendo numerose vite umane. Solo così si può essere finalmente liberi.

Una curiosità: il videogioco letale che vediamo nelle sequenze del film è ispirato al suo omologo per computer intitolato Brainwaves, davvero arrivato nei negozi.

Il trailer:

drag me to hell poster7) Il bottone di Drag Me to Hell, Sam Raimi (2009)

Anche l’oggetto più banale e insignificante può rivelarsi estremamente pericoloso, se maneggiato da una vecchia strega incattivita, a cui avete appena rifiutato un prestito … E soprattutto se si tratta di una zingara, ossia la signora Ganush (Lorna Raver), capace di lanciare terribili malocchi.

Di cosa stiamo parlando? Ovvio, del bottone maledetto che condanna la povera Christine Brown (Alison Lohman) a essere braccata da una Lamia, entità infera che la vuole trascinare all’Inferno.

Per scongiurare il maleficio, la protagonista, aiutata dal fidanzato (David Chevalier) tenterà quindi di tutto, dall’imprigionare lo spirito che le dà la caccia in una capra durante una seduta demoniaca, fino al restituire il bottone in questione alla iettatrice ormai defunta, arrivando a scoperchiarne la tomba.

Tra le pellicole più controverse del regista di La casa (Evil Dead)Drag Me to Hell comunque non manca affatto di inventiva e crudele black humor!

Il trailer:

Rubber poster8) Lo pneumatico di Rubber, Quentin Dupieux (2010)

Di recente vi abbiamo parlato di Quentin Dupieux, irriverente regista francese che ha diretto l’assurdo Deerskin. Al suo estro creativo dobbiamo però anche una delle black comedy più folli di sempre, ovvero Rubber, che segue le peripezie di Robert, uno pneumatico dotato per giunta di poteri poteri paranormali e di uno spiccato impulso ad uccidere. Non solo, questo improbabile killer si innamora di una fascinosa sconosciuta, in cui per caso si imbatte nel suo viaggio nel deserto della California.

Cruento, intriso di nonsense e girato con grande maestria, lo pneumatico indemoniato di Rubber è di sicuro uno dei più peculiari esempi presenti del nostro decalogo, eppure il film risulta essere anche uno dei più convincenti della lista.

Tant’è che, benché il soggetto sia parecchio bizzarro, è stato presentato nel 2010 alla settimana della critica al Festival di Cannes, riscuotendo non pochi consensi tra la critica (molti meno tra il pubblico, che ne ha decretato il flop al botteghino americano). Purtroppo, risulta ancora del tutto inedito sul mercato italiano …

Il trailer:

L'ascensore Film poster9) L’ascensore di De Lift, Dick Maas (1983)

Tra gli innumerevoli strani veicoli scelti dal demonio per entrare nel mondo dei mortali, uno dei più peculiari è certo l’ascensore che dà il titolo all’horror dell’olandese Dick Mass con protagonista Huub Stapel.

Anche qui, come in Brivido, tutto ha inizio con una misteriosa anomalia; si susseguono poi una serie di fatti singolari e inquietanti. I cavi, le travi d’acciaio e tutti i componenti dell’ascensore in questione, difatti, prendono magicamente vita, e si rivelano parecchio ostili …

L’origine del tutto? Stavolta non siamo davanti a una entità demoniaca, ma ad un processore a base organica che pulsa come avesse un muscolo cardiaco e che s’illumina di una strana luce verdastra.

Poverissimo e infarcito di pubblicità occulta, vanta comunque in concept sufficientemente peculiare, spruzzato da umorismo nero e di qualche apprezzabile effetto pratico gore.

Il trailer:

E venne il giorno poster10) Le spore prodotte dalle piante di E venne il giorno, M. Night Shyamalan (2008)

Abbiamo deciso di chiudere il nostro decalogo con un altro – forse meno improbabile – agente letale. Tuttavia, non si tratta di un demone, né di un ‘oggetto’ in senso stretto del termine, ma è la Natura stessa stavolta ad l’insolito portatore di morte per l’uomo.

Stiamo parlando di E venne il giorno (The Happening). In apertura è una forza indefinita a portare chiunque vi sia esposto a togliersi ineffabilmente la vita d’improvviso, con ogni mezzo e nelle maniere più truci possibili. A causare il violentissimo atteggiamento autolesionista è però in verità una spora invisibile, una sorta di tossina prodotta dalle piante e diffusa dal vento.

Ingiustamente nominato ai razzie Award nelle 4 categorie principali, il film di M. Night. Shyamalan – costato 48 milioni di dollari – ci prospetta infatti uno spunto ecologista innegabilmente interessante: cosa succederebbe se l’ecosistema tanto abusato dall’uomo reagisse con altrettanta violenza?

Nel cast Mark Wahlberg e Zooey Deschanel, protagonisti alla ricerca disperata di un luogo in cui scampare alla tremenda vendetta della natura dalla quale non sembra esserci riparo.

Il trailer:

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