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5/10 su 187 voti. Titolo originale: 3 from Hell , uscita: 16-09-2019. Budget: $3,000,000. Regista: Rob Zombie.

3 from Hell | La recensione del film di Rob Zombie (Sitges 52)

05/10/2019 recensione film di Sabrina Crivelli

A 15 anni da La Casa del Diavolo, il regista riporta sullo schermo i personaggi di Sid Haig, Bill Moseley e Sheri Moon, ma forse sarebbe stato meglio lasciar riposare la famiglia Firefly all'Inferno

sheri moon 3 from hell

Sono passati quasi 15 anni da quando, nel 2005, abbiamo assistito deliziati alla chiusa ‘perfetta’ per le vicende dei rinnegati e sanguinari membri della famiglia Firefly, crivellati di colpi nella sequenza finale di La casa del diavolo (The Devil’s Rejects). Un fermo immagine accompagnato dalle note di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd era il requiem definitivo per questo branco di bastardi. Così, tale epico finale portava a un clamorosamente degno compimento la dittologia scritta e diretta da Rob Zombie iniziata nel 2003 con La casa dei 1000 corpi (House of 1000 Corpses). Non ci sarebbe stato nulla da aggiungere. Perché quindi andare a ‘resuscitare’ i morti dopo così tanto tempo? Non c’era alcun bisogno di trasformare la felice saga in una trilogia. Anzi, dopo averne visto il terzo capitolo, 3 From Hell / Three From Hell, in anteprima al Festival di Sitges, non si può che affermare fermamente – se mai ce ne fosse stato bisogno – quanto tale operazione si sia dimostrata disastrosa.

3 from hell poster film zombie3 From Hell si apre con gli eventi che chiudevano il predecessore. I notiziari parlano dei famigerati membri della famiglia Firefly, Baby, Otis Driftwood e Captain Spaulding, rispettivamente interpretati da Sheri MoonBill Moseley e dal compianto Sid Haig (qui all’ultima apparizione su pellicola), miracolosamente sopravvissuti allo scontro a fuoco con la polizia. Nonostante i loro corpi siano stati forati da un numero non definito di proiettili, infatti, i tre sono stati tutti rianimati con successo e sono divenuti i beniamini di tutti gli esponenti dei movimenti contro il sistema. Che sia una femminista, o un militante nero, o uno studente ribelle, in molti tra le nuove generazioni inneggiano alla liberazione di quelli che non sono visti come sadici omicidi, bensì come fuorilegge ‘mitici’ che si sono scontrati contro la società repressiva (americana). Tra interviste, prima pagine di giornali e rotocalchi e finti servizi televisivi si sviluppa così un interessante ed esteso preambolo che introduce l’impatto mediatico dei ‘Reietti del Diavolo’.

Sin da subito capiamo che il modo in cui in 3 From Hell vengono affrontate le peripezie di Baby, Otis e Captain Spaulding è assai diverso rispetto ai due precedenti film, in particolare dal capostipite, La casa dei 1000 corpi, rimasto indelebile nella memoria dei fan della saga, e del cinema horror in generale. Come nel capolavoro di Tobe Hooper del 1974 Non aprite quella porta (la recensione), anche Rob Zombie esplorava in quel caso la perversione di una famiglia di redneck che, abitando dispersa nel mezzo dell’America rurale, indisturbata compiva le peggiori nefandezze senza remore. Tuttavia, al contrario della cruda e scioccante estetica del ‘papà’ di Leatherface, il lungometraggio di Robert Bartleh Cummings era all’insegna dello psichedelico: una macabra allucinazione che colpiva quattro ignari e sventurati studenti che per una sfortunata coincidenza s’imbattevano proprio in Captain Spaulding.

La casa dei 1000 corpi era così un’apoteosi di violenza messa, di immagini stroboscopiche e incubi ad occhi aperti. Per questo in molti l’hanno amato (e in molti odiato …). Già La casa del Diavolo aveva perso in parte l’afflato di pura distruzione e morte che dominava l’originale, per seguire le imprese dei depravati Baby, Otis e Captain Spaulding durante la loro sanguinaria fuga dalla polizia. E in 3 From Hell, addirittura, sembra ormai che i membri della famiglia Firefly abbiano acquisito l’aura di eroi fuorilegge ancora una volta in fuga. Non che ci sia una qualche chiara presa di posizione da parte di Rob Zombie sulla gestione dei detenuti pluriomicidi all’interno del sistema giudiziario, sia chiaro. Vero è che assistiamo più volte a manifestazioni in favore di Otis e dell’angelica Baby (impossibile non paragonarla in qualche modo ad Harley Quinn …), ormai idolatrati come lo sono stati serial killer del calibro di Charles Manson o Ted Bundy. Si tratta però soltanto di nulla più se non un tocco di ‘colore’ e di uno spunto per costruire qualche scena assurda e ai limiti del surreale. Tutto nella norma se seguiti il mondo del regista.

3 from Hell - 3Resistenti alle pallottole, ai lavori forzati e alle peggiori vessazioni nel braccio della morte, i pervicaci ragazzacci riescono a farsi strada verso la libertà con un piano tanto assurdo che nemmeno loro stessi ci credono. Questa volta, più di altre, la sceneggiature – scritta da Rob Zombie – è talmente intrisa di assurdità da rendere il film davvero faticoso e pesante. Soprattutto visto che, al contrario di La casa dei 1000 corpi (tutto ambientato tra quattro mura e in cui esisteva solamente un canovaccio che teneva unita una sequela di torture), in 3 From Hell la narrazione è piuttosto articolata e vede non pochi sviluppi nello spazio come nel tempo.

Anzitutto, c’è la rocambolesca e improbabile fuga di Otis grazie all’aiuto del fratello (mai visto prima, ma questo è probabilmente dovuto al peggioramento delle condizioni di salute di Sid Haig), Winslow Foxworth Coltrane (interpretato con il consueto ghigno diabolico da Richard Brake, che incarnava Doom-Head in 31). Poi, il fantasioso – se così vogliamo definirlo – piano per liberare anche Baby. Infine, il nuovo viaggio / fuga attraverso gli Stati Uniti, sostanzialmente indisturbati, da uno sgangherato motel all’altro, fino all’agognato Messico. Ovviamente lasciandosi dietro una striscia di cadaveri (e un full frontal) frutto del consueto sadismo parossistico e finanche stucchevole. A questo punto, passato il confine, il film cambia d’improvviso registro e da slasher / prison movie anni ’70 girato alla ‘solita’ maniera di Rob Zombie – zoom e fermi immagine, volti storici come quello di Dee Wallace , riprese sgranate e sbilenche, volgarità e turpiloquio libero e canzoni rock ricercate (da In-A-GaddaDaVida degli Iron Butterfly a Faith to arise e The Frame di Terry Reid) – si passa a qualcosa che ricorda più il western crepuscolare, ma alla maniera del Robert Rodriguez di Machete Kills (peraltro, il protagonista Danny Trejo fa qui un cammeo), con tanto di assalto di un esercito di Luchadores armati fino ai denti e nani orbi. Il problema è che i modelli vorrebbero probabilmente essere Ricercati: ufficialmente morti di Walter Hill e Il Mucchio Selvaggio di Sam Peckinpah …

3 from hell film rob zombieInfine, quelli che poco prima erano un manipolo di maniaci psicopatici, vere e proprie maschere monolitiche di sangue (che abbiamo imparato ad amare), ora si sono trasformati quasi nella parodia di sé stessi. Tra uno scambio di battute spiritose, un amorevole punzecchiamento tra consanguinei e l’ennesima ‘faccetta buffa’ di Baby (la performance di Sheri Moon – che gode di un notevole minutaggio nelle quasi 2 ore di pellicola – è alla lunga ai limiti dell’irritante), i protagonisti ottengono agilmente il risultato di farci stancare di loro, quasi come se l’unico obiettivo fosse quello di scioccare tanto per.

Unica cosa che salva parzialmente la baracca sono quei due o tre momenti esageratamente gore e depravati che ci rammentano i bei vecchi tempi (su tutti la prolungata sequenza a casa del direttore della prigione). Un paio di immagini sgradevolmente succulente, come i corpi sbudellati di due avventate ‘avversarie’ di Baby, fanno il resto. D’altra parte 3 From Hell, che è costato 3 milioni di dollari, è stato classificato Rated R per “strong sadistic violence, language throughout, sexual content, graphic nudity, and drug use”, quindi offre questo campionario a chi ne sia alla ricerca. Togliendo dall’equazione coloro che già detestano il modo di fare cinema di Rob Zombie, quelli che invece vorrebbero trovare un senso a questo secondo sequel probabilmente si ritroveranno a rimpiangere il passato e quegli stessi sconvenienti personaggi per cui un tempo ci eravamo ritrovati a fare il tifo.

Di seguito trovate intanto il full trailer internazionale di 3 From Hell, al momento senza una possibile distribuzione italiana:

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