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5/10 su 243 voti. Titolo originale: The Black Hole , uscita: 18-12-1979. Budget: $20,000,000. Regista: Gary Nelson.

Dossier | The Black Hole – Il Buco Nero: classico da riscoprire o film modesto?

19/02/2020 recensione film di Redazione Il Cineocchio

Nel 1979 la Disney affidava a Gary Nelson una space opera insolita e bizzarra con protagonisti Robert Forster e Anthony Perkins, un lungometraggio visivamente clamoroso ma con dialoghi e interpretazioni non all'altezza

the black hole buco nero film 1979

Prima di The Black Hole – Il Buco Nero nel 1979, la produzione in live action della Disney consisteva solamente in innocui film per famiglie dello spessore di Tutto accadde un venerdì, Il computer con le scarpe da tennis o Herbie al rally di Montecarlo. L’arrivo improvviso sulle scene di Guerre Stellari nel 1977, con i suoi immaginifici effetti speciali, i coloratissimi personaggi e un universo vivace e tentacolare, diede però una decisa spallata a quel genere di antiquate fantasie.

Distribuito nei cinema poco più di due anni dopo Star Wars, The Black Hole – Il Buco Nero fu allora il tentativo della casa di Topolino di tentare qualcosa di nuovo; si trattava di un’epica space opera che intendeva cavalcare la cresta dell’onda astrale scatenata da George Lucas. In ultima analisi, tuttavia, quella diretta da Gary Nelson è una bizzarra fusione delle ponderazioni metafisiche di 2001: Odissea nello Spazio e simpatici robot, di capricci pulp con brandelli di violenza che, considerato che c’era alla produzione, furono comprensibilmente scioccanti all’epoca – non c’è da meravigliarsi che The Black Hole – Il Buco Nero è stata la prima produzione classificata col PG dello studio (vi rimandiamo al nostro dossier sulla ‘fase dark della Disney degli anni ’70 e ’80 per approfondire la produzione).

the-black-hole-posterThe Black Hole – Il Buco Nero si apre a bordo della USS Palamino, una piccola navicella spaziale esplorativa abitata da un gruppo di personaggi / archetipi del cinema di fantascienza. Al comando c’è il tipico uomo dalla mascella volitiva di Robert Forster, il capitano Dan, Anthony Perkins nei panni del dottor Alex, Joseph Bottoms in quelli del tenente Charlie dal viso pulito, Yvette Mimieux l’idealista dott.ssa Kate, e grazie a un momento di casting folle, Ernest Borgnine nel ruolo di un giornalista codardo, Harry. C’è anche V.I.N.CENT, un piccolo robot fluttuante che assomiglia un po’ a un metallico Cartman di South Park. Doppiato in originale dal non accreditato Roddy McDowall, parla quasi interamente per fastidiosi aforismi.

Sulla strada del ritorno verso casa da una missione nello spazio profondo, la Palamino si imbatte in un’altra nave spaziale, apparentemente deserta e precariamente stazionante nei pressi di un gigantesco buco nero. Riconoscendola come la Cygnus, una gigantesca astronave scomparsa anni prima, l’equipaggio della Palamino decide di indagare meglio, spronati dalla rivelazione che il padre della dott.ssa Kate era uno degli ospiti della Cygnus.

La Cygnus è una creazione piuttosto impressionante, e somiglia a un antenato meno claustrofobico della Event Horizon di Punto di non ritorno del film del 1997 di Paul W. Anderson. Apparentemente disabitata, come una Mary Celeste in versione sci-fi, la Cygnus è piena di lunghi corridoi e ampi spazi. Alla fine, i nostri eroi si imbattono in una sezione della nave che è però ancora viva: il suo enorme ponte, dove il sinistro dottor Hans Reinhardt (Maximilian Schell, che canalizza tutta l’energia di un insegnante di geografia incazzato) si è arroccato  con il suo esercito di spettrali robot umanoidi.

Reinhardt spiega che la Cygnus si è imbattuta in una pioggia di meteoriti e che lui era rimasto altruisticamente indietro mentre il resto dell’equipaggio veniva riportato sulla Terra grazie a navette di salvataggio. Nel corso dei successivi 20 anni, l’uomo si è quindi impegnato a costruire un esercito di rautomi che seguissero i suoi comandi, ha inventato una fonte di energia rinnovabile potentissima e, come ciliegina sulla torta, prevede ora di gettare la Cygnus direttamente nel buco nero per scoprire ciò che lui definisce “La conoscenza assoluta“.

Dopo ulteriori indagini, il Capitano Dan e i suoi colleghi scoprono tuttavia quanto sia davvero pazzo Reinhardt. L’equipaggio della Cygnus non è affatto stato evacuato – Reinhardt li ha semplicemente trasformati in schiavi cyborg. Rendendosi conto di esser stato smascherato, Reinhardt decide così di iniziare prima del previsto il viaggio nel buco nero, lasciando al Capitano Dan poco tempo per escogitare un piano di fuga.

All’epoca, The Black Hole – Il Buco Nero fu il film più costoso che la Disney avesse mai prodotto. Con il suo ingente budget di 20 milioni di dollari, si può solo immaginare cosa devono aver pensato i dirigenti dello studio quando si sono seduti per la prima volta a vedere cosa avevano pagato con quei soldi. La scena di apertura da sola contiene un riferimento all’Inferno di Dante e una citazione da Cicerone – piuttosto insolito in un film per famiglie – e c’è un’atmosfera generale cupa e funesta che risulta piuttosto in contrasto con i suoi robot dai grandi occhioni e i suoni onomatopeici della battaglie a colpi di laser.

the black hole disneyGary Nelson era un veterano della TV (Gunsmoke, Happy Days), e per il cinema aveva diretto Tutto accadde un venerdì, un simpatica commedia con Jodie Foster sullo scambio di corpi. The Black Hole – Il Buco Nero è stato quindi il primo tentativo del regista di realizzare un film di fantascienza ricco di effetti speciali, ma la gestione del progetto dimostra come non fosse particolarmente avvezzo al genere; il risultato è più che altro una serie di sorprendenti immagini fisse piuttosto che una storia organica avvincente, e per ogni inquadratura strabiliante e e set splendidamente fotografato ci sono almeno un paio di scene sciatte con dialoghi terribili o azione di modesta portata.

Pensate, ad esempio, alla sequenza in cui i personaggi principali entrano per la prima volta sul ponte della Cygnus. Dopo un largo giro attraverso lunghi corridoi, ci troviamo improvvisamente di fronte a un’immagine piuttosto sorprendente di robot incappucciati simili a monaci che si stagliano contro enormi sfere rosse e blu.

È una scena meravigliosamente impostata e suggestiva, che sorprenderebbe anche in un film di oggi. Solo che …. l’unica donna del cast di The Black Hole – Il Buco Nero apre bocca e dice: “Ciao! Sono Kate McCrae!”. In un attimo, tutta la tensione creatasi è persa.

L’intero film segue il medesimo modello di bellezza visiva e frustrante stupidità e, in molti modi, i suoi difetti esemplificano il quanto di peggio si potrebbe trovare nel genere fantascientifico. La sceneggiatura è pretenziosa piuttosto che intelligente, i suoi personaggi poco più che figurine. Ci sono sequenze lunghe e noiose in cui V.I.N.CENT il robot incontra una versione maltrattata di se stesso chiamata B.O.B. (doppiato da un Slim Pickens non accreditato), e indugiano in un ciarlare senza scopo.

A tali momenti corrispondono per lunghezza e tedio quelli in cui i protagonisti umani si impegnano in dibattiti su esattamente cosa stia architettando Reinhardt. Quando Anthony Perkins piagnuccola un “Su cosa fondi queste macabre accuse?“, è impossibile reprimere una risata. Poi, però, arriva l’irreprensibile Maximillian Schell con “Qualcosa ha causato tutto questo. Ma cosa ha causato la causa?”.

the-black-hole-disney-1979The Black Hole – Il Buco Nero sembra un film molto più lungo dei suoi effettivi 90 minuti complessivi, in parte perché succede davvero poco. È lampante fin dal momento in cui vediamo per la prima volta l’esercito di robot di Reinhardt che sono l’equipaggio umano schiavizzato, eppure il Capitano Dan e i suoi amici impiegano quasi un’ora per arrivare alla stessa conclusione. Ancora più frustrante, c’è un’altra grandiosa sequenza sul finale, in cui il personaggio di Ernest Borgnine strappa via la maschera inquietante e riflettente da uno dei robot, per rivelarne al di sotto un volto umano avvizzito. In un mondo normale, questa avrebbe dovuto essere la scena clou con la grande rivelazione, ma non lo è – la rivelazione è arrivata pochi minuti prima grazie a un altro piatto scambio di battute.

È altrettanto ovvio che prima o poi la Cygnus dovrà avventurarsi nel buco nero, il che significa che non abbiamo altro da fare che aspettare che tale evento finalmente accada. E quando infine si verifica, The Black Hole – Il Buco Nero cambia di nuovo tono, mentre le battaglie laser alla Star Wars lasciano il posto alla follia psichedelica in stile 2001: Odissea nello Spazio. Ancora una volta, sarebbe affascinante capire ciò che i dirigenti della Disney – e il pubblico in generale – hanno pensato di questa svolta, mentre strane luci tremolanti bagnano lo schermo, con la silhouette di Reinhardt che si fonde con quella della sua malvagia creazione robotica, Maximilian, e lo vediamo stagliarsi su un paesaggio infernale che sembra essere in effetti l’Inferno stesso.

Quando The Black Hole – Il Buco Nero si conclude, dapprima con una visione dell’Ade, poi nell’allucinogena visione di un angelo attraverso un tunnel celeste e infine con un’immagine muta della Palomino che galleggia verso un’eclissi solare, si può solo vagamente immaginare la faccia dei ragazzini con gli occhi spalancati che escono da un cinema del 1979 e innocentemente chiedono: “Papà, che cosa diavolo ho appena visto???“.

In ogni caso, se riuscite a passare sopra ai dialoghi, ai personaggi poco sviluppati o all’assenza di momenti davvero drammatici, ci sono molte cose da apprezzare in The Black Hole – Il Buco Nero. Gli effetti speciali e la fotografia curata da Frank Phillips avrebbero probabilmente meritato i due premi Oscar per cui vennero candidati. Il vortice orchestrale di John Barry crea una colonna sonora opportunamente inquietante. E proprio quando puoi sentire il tuo cervello contrarsi per l’inedia pura, il film ti colpisce con un’immagine inaspettata che ci ridesta sulla poltrona.

Maximilian Schell in The Black Hole (1979)Prendiamo ad esempio il momento in cui Anthony Perkins viene squassato dalle mortali lame rotanti di un robot. Non può che lasciare scossi.

Sono i bizzarri bagliori di creatività come questo che hanno reso The Black Hole – Il Buco Nero sia un modesto successo al botteghino (raccolse circa 35 milioni di dollari in patria, quindi non è stato il flop che alcuni dicono) che un cult movie sotto traccia: la Disney, nel 2016, aveva addirittura mostrato interesse in un remake, dicui però non si è più saputo nulla.

Potete affrontare a muso duro The Black Hole – Il Buco Nero, notando tranquillamente i fili sempre presenti usati per issare gli attori attraverso le sequenze a gravità zero, magari disapprovando i terribili dialoghi (“Nel glorioso pellegrinaggio a ciò che potrebbe essere la mente di Dio”) e le performance anemiche, ma c’è qualcosa di intrigante nell’atmosfera generata dal film.

La sola immagine dell’astronave che fluttua come una scheggia nell’occhio del buco nero è irresistibile e il desiderio di scoprire ciò che si trova oltre il punto più oscuro al suo centro riesce – appena appena – a far superare al film i suoi momenti meno coinvolgenti.

Di seguito il trailer internazionale di The Black Hole – Il Buco Nero:

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