Fuga nella giungla: come la stuntwoman di Kill Bill prese un ruolo scritto per un uomo e lo trasformò in un survival brutale
05/10/2026 news di Stella Delmattino
Nel thriller di Josh C. Waller, Zoë Bell finisce braccata nel cuore della Colombia: dietro il suo personaggio c'è però una scelta di casting tutt'altro che scontata.

Prima ha fatto da controfigura a Uma Thurman in Kill Bill. Poi Quentin Tarantino l’ha messa davanti alla macchina da presa in Death Proof, trasformando proprio le sue capacità fisiche in uno degli elementi più memorabili del film. Ma in Fuga nella giungla, titolo italiano di Camino, Zoë Bell doveva affrontare una sfida quasi opposta: convincere il pubblico a dimenticare che fosse una stuntwoman.
Diretto da Josh C. Waller e presentato al Fantastic Fest nel 2015, il film è ambientato nella Colombia del 1985. Bell interpreta Avery Taggart, una fotoreporter di guerra abituata a osservare atrocità e conflitti attraverso l’obiettivo della macchina fotografica mantenendo una certa distanza da ciò che documenta. La nuova missione la porta nella giungla insieme a un gruppo guidato dal carismatico El Guero, interpretato dal regista di Timecrimes Nacho Vigalondo. Quando Avery fotografa qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, da osservatrice diventa improvvisamente preda.
Zoë Bell non doveva nemmeno interpretare Avery
La parte più interessante della storia del film riguarda però la nascita della protagonista. Avery era stata inizialmente concepita come un uomo. Fu durante lo sviluppo che Waller propose di cambiare sesso al personaggio e lo sceneggiatore Daniel Noah fece immediatamente il nome di Bell.
«Quando stavano sviluppando il progetto, Avery era un uomo», raccontò l’attrice. «Poi Josh disse: “E se fosse una donna?”. E Dan rispose: “E se fosse Zoë?”. E loro: “Sì”. Mi chiamarono e io dissi: “Sì”». Bell aggiunse anche una considerazione piuttosto semplice: sarebbe utile porsi più spesso quella stessa domanda davanti a protagonisti automaticamente pensati come maschili.
La scelta funzionava soprattutto perché Waller non voleva sfruttare Bell nella maniera più ovvia. Avery non è un soldato, un’assassina o una combattente addestrata. È una fotografa che normalmente registra l’azione invece di parteciparvi e che, quando viene inseguita nella giungla, deve adattarsi progressivamente alla violenza che fino a quel momento aveva soprattutto osservato.
Bell spiegò di essere stata attirata proprio da questa contraddizione: Avery è intelligente e autosufficiente, ma non una supereroina. Se viene ferita sente dolore, se un uomo fisicamente più forte riesce a sopraffarla ha paura. Waller era ancora più netto: utilizzare l’attrice soltanto per le sue capacità fisiche, secondo lui, significava sprecare gran parte del suo talento.
Una giungla colombiana che in realtà era alle Hawaii
Anche la realizzazione di Fuga nella giungla fu parecchio più complicata di quanto suggerisca il film. Waller definiva il progetto un «western elettro-jungle», ma disponeva di un budget molto limitato. Andare a girare realmente in Colombia era fuori discussione, così la produzione trovò la propria giungla sull’isola hawaiana di Oahu, già utilizzata da produzioni molto più costose per ricreare paesaggi tropicali.
Le riprese con Bell durarono complessivamente circa 21 giorni, ma vennero spezzate in due periodi distanti diversi mesi per un motivo curioso: l’attrice era contemporaneamente impegnata nella preparazione di The Hateful Eight di Tarantino e venne richiamata prima del previsto sul set.
C’era poi un ultimo problema. Per il finale serviva un villaggio coloniale colombiano che la produzione non poteva permettersi di costruire alle Hawaii. Waller escogitò allora una soluzione estrema: girare quella parte in Messico per un solo giorno, con una troupe e comparse completamente nuove. Il budget non consentiva neppure di portare Bell con loro, perché girare all’estero avrebbe fatto aumentare il compenso previsto dal contratto SAG.
È una storia produttiva perfettamente coerente con il film che ne uscì. Fuga nella giungla è un piccolo survival che lavora continuamente sui propri limiti, costruito intorno a un’attrice nota per fare cose fisicamente straordinarie ma alla quale Waller chiese soprattutto di sembrare una persona normale costretta a farle. E pensare che, almeno all’inizio, Avery avrebbe dovuto essere semplicemente un altro uomo in fuga nella giungla.
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