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6,5/10 su 10 voti. Titolo originale: GODZILLA -星を喰う者-, uscita: 09-11-2018. Regista: Hiroyuki Seshita.

Godzilla: Mangiapianeti | La recensione del film animato di Netflix

10/01/2019 recensione film di William Maga

Il terzo film chiude con un gemito - piuttosto che con un ruggito - la trilogia animata di Netflix, in un profluvio di ciance para-religiose senza mordente (e senza Re dei Mostri ...)

Se esattamente un anno fa, Godzilla: Il Pianeta dei Mostri (la recensione) aveva inaugurato la prima trilogia cinematografica animata dedicata al lucertolone in modo dignitoso, seppure con qualche aspetto ‘da rivedere e aggiustare’ nei successivi capitoli, Godzilla: Minaccia sulla Città, messo a catalogo sempre in esclusiva da Netflix lo scorso luglio (la recensione) aveva decisamente fatto suonare un campanello d’allarme, perdendosi in sproloqui e dedicando pochissimo minutaggio a quello che – stando almeno all’idea dei fan – avrebbe dovuto essere il protagonista assoluto.

Rimaneva però ancora un barlume di fiducia, riposta nel terzo e ultimo atto dell’operazione messa in piedi a quattro mani da Hiroyuki Seshita e Kôbun Shizuno, la speranza che l’azione avrebbe finalmente preso in Godzilla: Mangiapianeti (Godzilla: The Planet Eater) il sopravvento sul finto sguardo intellettualoide e impegnato del registro utilizzato fin qui e latore soltanto di insofferenza e impenetrabilità. Partendo dal presupposto che ormai – per curiosità o masochismo – il buon appassionato non lascia le cose a due terzi e quindi lo avrebbe visto in ogni caso, l’ottimista avrebbe almeno coraggiosamente sperato in una conclusione in grado di spazzare via ogni dubbio pregresso e capace di non derubarlo di altri 90 minuti di tempo libero.

Ebbene? In breve: no, non è successo. Invece di darci davvero un po’ di grandiosità e scene emozionanti in cui affondare i denti, otteniamo un’altra ora e mezza di mere blaterazioni spiritualmente opache. Ricordarsi il nome di un singolo personaggio risulta ancora un’impresa titanica, senza contare che se non avete visto da meno di 24h Minaccia sulla Città probabilmente non avrete memoria nemmeno di tutto il resto (e non ci sono riassuntini in apertura). Tutto quello che al massimo si può rimembrare sono alcuni cliché piuttosto familiari. Sappiamo che c’erano uomini e molte altre razze aliene coinvolte nella faccenda, uno dei quali ricordava un po’ il nano Gimli de Il Signore degli Anelli (burbero, gli piaceva costruire cose, era un combattente caparbio) e l’altro l’elfo Legolas (aura mistica, parlava per enigmi, bei capelli lunghi). Oltre a questo, ben poco … Un paio di gemelline autoctone dalla parlata e dalla carnagione insolita e un pianeta in rovina. La costruzione dei personaggi ha sempre accusato uno sviluppo praticamente inesistente o comunque casuale e impreciso.

Godzilla Mangiapianeti netflix filmPer di più, anche in Godzilla: Mangiapianeti, il ‘Re dei Mostri’ stesso è ancora una volta – e con enorme sconforto – relegato a poco più di una comparsa, e se si guarda alla sostanza, non fa praticamente nulla. Viene mostrato – e si ‘attiva’ – per la prima volta ben oltre la mezz’ora di film, e anche allora rimane sullo schermo per circa 6 secondi (contate per credere). Quando uscirono le prime immagini, il nuovo design di Godzilla era parso sorprendente, qualcosa di inventivo e diverso dal solito. Mentre tutto il resto sembrava animato in modo tradizionale, il lucertolone emanava una lucentezza fredda, dura e metallica. Probabilmente è uno dei pochi elementi che in molti avranno fattivamente apprezzato nel corso dei tre segmenti, ma visto che a Godzilla vengono probabilmente concessi solo circa 20-30 minuti di minutaggio complessivo su oltre 4 ore, non si può certo dire che sia un risultato esaltante. Inoltre, è bene precisarlo, l’aspetto estetico è un fattore ben diverso dal modo in cui si muove. Si sposta ridicolmente piano, come se stesse attraversando una palude immerso fino alle ginocchia. Ci viene costantemente ricordato quanto Godzilla possa essere devastante, ma non sarebbe certo difficile scappare alla sua furia qualora si palesasse …

Ah si. Le aspettative deluse riguardano anche l’arrivo dell’altro storico mostro e nemico di mille battaglie, Ghidorah, ‘la morte dorata’ che si abbatte dall’alto dopo un rituale misticheggiante. Se qualcuno (chi?) potrebbe ritenere azzeccata la scelta di presentare il drago a tre teste in una forma decisamente – e azzardatamente – innovativa, quello che desta sgomento, al di là della CGI spesse volte fiacca e delle musiche discutibili è la sciatteria e la scarsissima vena con cui viene messo in scena l’attesissimo combattimento tra i due kaiju giganti. Se – almeno sulla carta – la battaglia dovrebbe rappresentare il momento clou di Godzilla: Mangiapianeti, raramente si è vista – specie considerando che siamo nel campo assolutamente libero dell’animazione – una resa dei conti così poco accattivante e mal coreografata.

Godzilla Mangiapianeti netflix film 2019Evidentemente è la conflittuale missione di Haruo (ecco come si chiamava!) e ciò che vuole veramente dalla vita la principale forza trainante del film. La vendetta personale spesso contrasta con la voglia di pace, e queste complesse filosofie permettono al protagonista – e a lui soltanto però … – di sperimentare un potente arco mentre combatte per il futuro e il destino del mondo. Tuttavia, come insinuato in apertura, ogni capitolo si collega strettamente e si espande su quello precedente, e la scelta di Netflix di distribuire la trilogia in scaglioni temporali così ampi non ha certo giovato alla compattezza della storia, per molte ragioni.

Era lecito in definitiva aspettarsi di godere con Mangiapianeti, dopo le sofferenze patite guardando gli altri due film. Un anime – per di più votato alla fantascienza – dedicato Godzilla sembrava perfetto perché, in teoria, avrebbe garantito soluzioni incredibili e impensabili per un live-action (a meno di aver un budget sbalorditivo). La triste – e inspiegabile – realtà è invece che Godzilla: Mangiapianeti è molto più vicino a un classico film ‘dal vivo’ low budget, che sceglie di porre l’accento sui personaggi e le loro suppostamente (dagli autori) profonde credenze spirituali, pensando di inscenare chissà quali riflessioni sulla religione, la vita e la morte e le realtà alternative. Hiroyuki Seshita e Kôbun Shizuno non sono Hideaki Anno e finiscono per soffocare con fiumi di parole una narrazione già convulsa e intricatamente farraginosa, capace di ammazzare sul nascere anche le rare scene d’azione che potrebbero suscitare un sussulto nel fedele spettatore. Vogliamo poi parlare della totale mancanza di una chiusura attorno al destino di Godzilla – del quale non si coglie affatto lo spirito -, che alla fine lascia l’amaro in bocca?

Probabilmente quella offerta qui è la conclusione meno soddisfacente immaginabile per una trilogia di film che dovrebbero ruotare intorno a uno dei mostri più iconici di sempre, che invece si rivela essere un mero specchietto per le allodole. Va beh, tanto tra poco esce nei cinema Godzilla II: King Of The Monsters. Incrociamo le dita.

Di seguito il trailer originale (senza alcun sottotitolo) di Godzilla: Mangiapianeti, nel catalogo di Netflix dal 9 gennaio:

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