Home » Cinema » Sci-Fi & Fantasy » Recensione | Godzilla – Minaccia sulla Città di Hiroyuki Seshita e Kôbun Shizuno

6/10 su 132 voti. Titolo originale: GODZILLA 決戦機動増殖都市, uscita: 18-05-2018. Regista: Hiroyuki Seshita.

Recensione | Godzilla – Minaccia sulla Città di Hiroyuki Seshita e Kôbun Shizuno

23/07/2018 recensione film di William Maga

Il secondo capitolo della trilogia animata sul gigantesco mostro continua a mancare di spessore ed emozioni, privilegiando gli sproloqui e confinando l'apparizione del lucertolone solo all'ultimo atto

Anche i capitoli cinematografici più austeri di Godzilla, come la parabola originale del 1954 sugli orrori della bomba atomica, sono sempre riusciti in qualche modo a essere anche divertenti, regalando almeno un brivido di esaltazione nel vedere un mostro gigante distruggere interi edifici e calpestare carri armati. Il secondo dei tre film animati sul lucertolone, però, risulta in definitiva terribilmente serio, verboso e ben poco dilettevole. Messo ora a catalogo da Netlix a oltre sei mesi da Godzilla: Il Pianeta dei Mostri (la nostra recensione), in qualche modo Godzilla – Minaccia sulla città (Godzilla: City on the Edge of Battle) di Hiroyuki Seshita e Kôbun Shizuno è il più grande rompicapo della filmografia di Godzilla. Parte del motivo per cui l’anime è probabilmente tanto deludente è proprio perché è il pezzo centrale della trilogia. Questi capitoli intermedi di solito quelli più oscuri (pensata a L’Impero Colpisce Ancora o Il Tempio Maledetto), ma qui siamo di fronte a qualcosa di particolarmente cupo, che raddoppia il dolore e le spiegazioni del primo film senza tuttavia dare al pubblico nulla con cui poter connettersi.

Minaccia sulla Città riprende esattamente da dove ci eravamo lasciati, con il capitano Haruo Sakaki che si risveglia dopo il fallimento del piano di uccidere Godzilla e reclamare indietro la Terra circa 20.000 anni dopo che il kaijū ha conquistato il pianeta. Cioè, Haruo e la sua squadra sono riusciti a uccidere un Godzilla, salvo scoprire subito dopo l’esistenza di un altro Godzilla – l’originale – alto 300 metri e decisamente più arrabbiato. Tuttavia, Haruo e compagni ottengono ora una seconda possibilità, grazie ai discendenti dell’umanità – tra cui due gemelline dalle fondamentali doti comunicative – adoratori di Mothra e ai resti dell’antichissimo Mechagodzilla. Quest’ultimo non combatte però Godzilla nel modo tradizionale, ma il metallo alieno autocosciente (o nanometallo) di cui è costituito il robot ha continuato a vivere per millenni diventando letteralmente la città del titolo.

Il nuovo lavoro di Hiroyuki Seshita e Kôbun Shizuno decide di concentrarsi nei suoi 100′ su una delle due razze di alleati alieni che si erano lanciati senza molte spiegazioni ad aiutare l’umanità nel prologo del precedente film. I Bilusaludo, pragmatici guerrieri iper-tecnologici, crearono il Mechagodzilla e così prendono l’iniziativa di utilizzare l’intera città nel rinnovato tentativo di sconfiggere Godzilla. Prima di arrivare a questo momento bisogna tuttavia passare attraverso lunghissimi spiegoni e dibattiti in cui i personaggi sottolineano esplicitamente come intendano agire, eppure, in qualche modo, non si avverte ancora alcun senso di motivazione dietro le loro scelte. Quando i Bilusaludo e Haruo – che ne esce come un lunatico paranoide che tutti seguono senza fiatare –  si trovano in disaccordo sulla migliore linea d’azione da seguire per sconfiggere un nemico apparentemente inarrestabile, la loro argomentazione migliore verte sul mantenimento dell’umanità. I Bilusaludo vogliono diventare un tutt’uno col metallo intelligente, rinunciando all’individualità e alle emozioni per l’estrema efficienza. È un’idea inquietante, molto interessante, ma il film la introduce in modo così maldestro che è già difficile districarsi con la meccanica di base di ciò che significa, per non parlare delle implicazioni etiche. Oltretutto, i protagonisti umani hanno a malapena uno sviluppo, non certo sufficiente per gli spettatori a preoccuparsi abbastanza della loro sorte o delle implicazioni del vincere una battaglia a scapito della loro singolarità unica. Minaccia sulla Città termina quindi con una nota particolarmente deprimente, non solo perché la missione di uccidere Godzilla si traduce in un altro terribile fallimento (dopotutto, c’è un terzo capitolo in arrivo nei prossimi mesi), ma specialmente perché ci importa ben poco di quello che accade. Nel momento in cui questi personaggi perdono gli amici e la fede, il pubblico ha smesso di provare a empatizzare da un pezzo, lottando invece per rimanere interessato. Qualcosa decisamente non funziona se non si è totalmente coinvolti da una situazione emotivamente tanto disperata.

In ogni caso, quando finalmente appare – dopo oltre 1 ora di attesa … – Godzilla ruba giustamente a tutti la scena. Il gigantesco mostro non compare infatti affatto nella prima metà del film, il che è tanto incredibile quanto assurdo, perché al suo posto ci sono tonnellate di noiose conversazioni tecniche, grandi proclami e personaggi privi di spessore, ma una volta che inizia il suo attacco furioso a Mechagodzilla City, è maestoso, anche se distrugge ben poco. Come già in Il Pianeta dei Mostri, questo Godzilla di dimensioni ‘planetarie’ riflette una potenza e un senso di invincibilità piuttosto unici all’interno dell’intero franchise. Alcuni scorci del lucertolone, infuriato e avvolto dalle fiamme, sono decisamente infernali e abbaglianti. È un cattivo realmente terrificante e annichilente, anche se non particolarmente complesso, motivo per cui queste impressionanti immagini non sono sufficienti alla fine a salvare il film. Dopo due capitoli, la lotta – e le motivazioni – di Haruo cominciano a sembrare davvero prive di senso e incomprensibili.

Ah, la scena post titoli di coda, lascia intendere che il non essere riusciti ad annientare Godzilla nemmeno stavolta potrebbe essere un risultato così infelice, visto quello che si prospetta all’orizzonte …

Di seguito il trailer originale di Godzilla – Minaccia sulla città, nel catalogo Netflix dal 18 luglio:

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Yuki Kaji
Tomokazu Sugita
Takahiro Sakurai
Junichi Suwabe
Kana Hanazawa
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