Home » Cinema » Sci-Fi & Fantasy » Iron Sky: The Coming Race | La recensione del film di Timo Vuorensola

4/10 su 71 voti. Titolo originale: Iron Sky: The Coming Race, uscita: 25-01-2019. Budget: $21,000,000. Regista: Timo Vuorensola.

Iron Sky: The Coming Race | La recensione del film di Timo Vuorensola

25/05/2019 recensione di William Maga

A 7 anni dall'imprevedibile successo del primo film, il regista finlandese ci riprova, privilegiando però un budget che garantisca la buona resa degli effetti speciali a una sceneggiatura in grado di divertire e lasciare un segno

Iron Sky The Coming Race film 2019

Il finlandese Timo Vuorensola nel 2005 stupì il mondo con Star Wreck: In the Pirkinning, simpatico omaggio alle varie incarnazioni di Star Trek che venne diffuso gratuitamente su Internet e che ottenne un vasto passaparola favorevole, soprattutto grazie ai suoi straordinari effetti speciali realizzati dal regista stesso e da alcuni amici sul computer di casa. Da lì, l’allora 26enne ha poi realizzato il suo primo lungometraggio professionale, Iron Sky, nel 2012, che, allo stesso modo, ha ottenuto un analogo benevolo passaparola dopo che Timo Vuorensola aveva costruito online una chiassosa ed entusiasta community di fan che potesse spingere il film alla distribuzione nei cinema (tanto che è arrivato in sala perfino in Italia).

Iron Sky The Coming Race film posterLo stesso Iron Sky: The Coming Race era in preparazione già dal 2012. Riporta in effetti un copyright del 2015, ma lo possiamo vedere solo adesso, quasi a metà del 2019. Questo dettaglio potrebbe anche dirci qualcosa sia su come il regista si sia concentrato sulle rifinitura dei fondamentali effetti speciali, che sulle difficoltà – non inimmaginabili – di ottenere i finanziamenti necessari a ultimarlo (il budget dichiarato è di 21 milioni di dollari) e / o trovare gli accordi di distribuzione internazionale dalla Finlandia. In ogni caso, tutti questi rimandi hanno reso il sequel attesissimo. E le immagini promozionali e poi il trailer diffusi nei mesi scorsi con gerarchi nazisti a dorso di dinosauri al centro della Terra non hanno fatto che ammantarlo ulteriormente di un alone di stracult preventivo.

L’anno è il 2047. A seguito di una guerra nucleare sulla Terra, i sopravvissuti vivono su Neomenia, l’ex base lunare nazista ora governata da Renate Richter (Julia Dietze), ma le risorse si stanno assottigliando. Sono tutti sorpresi dall’arrivo di un’astronave sgangherata dalla Russia costruita e pilotata da Sasha (Vladimir Burlakov). La figlia di Renate, Obi Washington (Lara Rossi), trova nascosto l’ex Fuhrer Wolfgang Kortzfleischer (Udo Kier) a bordo della nave, il quale le rivela che è della specie delle lucertole del Vril, razza atterrata sulla Terra al tempo dei dinosauri. A differenza della sua gente però, ha sviluppato un interesse per le scimmie prima che il Vril cercasse rifugio nel nucleo cavo della Terra con l’avvicinarsi della cometa che ha cancellato i dinosauri. Dà quindi a Obi un campione della sostanza verde con cui la ragazza è in grado di rigenerare miracolosamente Renate, malata da tempo. Kortzfleischer dà poi indicazioni ad Obi su dove trovare altro Vril e poter così salvare Neomenia. Appropriatasi dell’astronave di Sasha, che decide di seguirla assieme ad alcuni seguaci del gruppo religioso dei Jobsisti, Obi si dirige verso il centro vuoto della Terra. Lì dovrà rubare il Santo Graal, il nucleo energetico che alimenta la civiltà Vril.

In sostanza, come preventivabile, Iron Sky: The Coming Race è una miscela assolutamente folle e delirante di intuizioni. Timo Vuorensola getta nel frullatore della sceneggiatura un compendio di idee prese di peso dal romanzo La razza ventura di Edward Bulwer-Lytton e dalle blaterazioni del teorico delle cospirazioni David Icke, giornalista e scrittore britannico che parla di individui mutaforma alieni (che lui chiama Arconti, che sono poi dei rettiliani …) che si sarebbero infiltrati chissà quando nelle ristrette élite del potere terrestri e starebbero controllando segretamente la storia dell’umanità. L’uomo non fa riferimenti nei suoi scritti però alla Terra Cava (sebbene creda che la Luna sia vuota …). Il regista finlandese si è chiaramente divertito con questo materiale, come testimonia il flashback durante la spiegazione di Udo Kier in cui vediamo gli alieni arrivare sul nostro pianeta durante il periodo dei dinosauri, il suo interesse per le scimmie – che chiama “Adamo ed Eva” – e i dinosauri che si nutrono di verde Vril sottoterra mentre il meteorite che avrebbe generato il cratere Chicxulub si avvicina. Di gran lunga l’aspetto più divertente e ridicolo dell’intero film è la scena clou in cui l’equivalente a base di Vril di Adolf Hitler (anch’esso interpretato da Udo Kier) invade la base lunare in groppa a un T-Rex che ruggisce, sottotitolato in tedesco, “Seig heil, motherfuckers!“.

Iron Sky The Coming Race filmCome nel primo capitolo, Timo Vuorensola dimostra ancora di possedere un senso della satira tanto ampio quanto greve. C’è una nuova comparsata di Stephanie Paul nei panni della presidente degli Stati Uniti Sarah Palin (che si rivela essere una rettiliana), col regista che non perde l’occasione di inserire lo slogan “Make Earth Great Again” per prendere in giro il motto della campagna 2016 di Donald Trump. E non viene risparmiata nemmeno la religione, con la presenza di una setta di Jobsisti sulla base lunare, fondata ovviamente sull’adorazione dell’iPhone (a un certo punto, uno dei devoti viene fatto brillare per aver fatto il proibitissimo jailbreak del suo cellulare). Più avanti in Iron Sky: The Coming Race, incontriamo addirittura una versione rettiliana di Steve Jobs, che assieme al collega Adolf Hitler versione lucertola divora alcuni adepti. Ciliegina sulla torta, Timo Vuorensola getta nella mischia anche una blasfema Ultima cena di Leonardo Da Vinci, ma invece degli apostoli opta per una delegazione di ‘super villain, composta da Mao, Stalin, Osama bin Laden, Idi Amin, Kim Jong-un, Caligola, Vladimir Putin, Il Papa, Margaret Thatcher e Mark Zuckerberg.

Proprio come le righe precedenti, Iron Sky: The Coming Race è un guazzabuglio di idee sulla carta divertenti senza alcun raccordo. Il che lascia la sensazione che il giovane regista farebbe meglio ad affidarsi a un gruppo di co-sceneggiatori più attenti e meticolosi (nonostante tra essi ci sia anche la pluripremiata sceneggiatrice di fantascienza finlandese Johanna Sinisalo). Il risultato complessivo finisce infatti per sembrare momenti di umorismo e scenografie random che sono stati inclusi nel montaggio perché Timo Vuorensola li ha trovati divertenti e non ha voluto tagliarli. I Jobsist sono un perfetto esempio di ciò – non hanno alcuno scopo reale ai fini della trama, se non di satireggiare sul defunto fondatore della Apple e su chi ne compra i prodotti tecnologici.

iron sky the coming race filmAllo stesso modo, gran parte della prima metà di Iron Sky: The Coming Race ha così poco a che fare con la premessa dei nazisti sulla Luna del predecessore che spesso ci si chiede se si stia davvero guardando un seguito oppure qualcos’altro. Ancor di più, l’affascinante idea della Terra Cava è scarsamente integrata nel film, ma soprattutto è una grande delusione: in sostanza i protagonisti si recano lì, i Jobsisti vengono catturati e mangiati, Lara Rossi si impossessa di un magico cristallo (aka McGuffin) che è lì solo per portare avanti la storia, c’è un inseguimento tra dinosauri e poi si torna tutti a casa.

La più grande frustrazione di Iron Sky: The Coming Race arriva però forse dal reparto degli effetti speciali, specie se paragonati a quelli delle due prove precedenti, più caserecci ma anche inventivi. Qui il budget aiuta a raggiungere un risultato prevedibilmente buono, ma raramente raggiunge vette capaci di lasciare un segno tangibile nei ricordi di chi guarda. Non ci sono memorabili scene madri (a parte quella del Tirannosauro, peraltro già spoilerata nei trailer), come ad esempio erano stati la flottiglia di zeppelin spaziali o le esplosioni di pezzi di Luna. Persino il potenziale della sequenza che coinvolge una corsa di dinosauri e un salto attraverso un burrone – che, per inciso, ricorda Van Helsing – viene grandemente diluito dalla musica comica che la accompagna.

In definitiva, Timo Vuorensola è probabilmente stato sopraffatto dall’ansia da prestazione, finendo per consegnare ai suoi fan un prodotto tutta apparenza e poca sostanza, molto meno divertente del previsto, annacquato da dialoghi insulsi e personaggi che mai diventano interessanti e da una trama convulsa. Peccato.

In attesa di capire se il terzo capitolo, Iron Sky – The Ark, sarà quello della riscossa, di seguito trovate il full trailer originale di Iron Sky: The Coming Race:

Udo Kier
Julia Dietze
Lloyd Kaufman
Stephanie Paul
Kari Ketonen
Tero Kaukomaa
Dalan Musson
Tom Green
Edward Judge
Martin Swabey
Emily Atack
John Flanders
James Quinn
Lloyd Li
Amanda Wolzak
Antoine Plaisant
Anabel Lopez
Vasco De Beukelaer
Jan Debski
Zana Salobir
Hon Ping Tang
Muya Lubambu Tshinioka
Francesco Italiano
Abbas Shirafkan
Gaëtan Wenders
Kari Berg
Vincent Eaton
Christoph Drobig
Alexander Moens
Jukka Hildén
Vladimir Burlakov
Lara Rossi
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